Un video di tuo figlio è stato pubblicato sui social senza consenso? Scopri i rischi legati alla privacy dei minori, cosa dice la legge, il consenso dei genitori e le conseguenze giuridiche della pubblicazione non autorizzata
Nell’era della condivisione digitale, l’esposizione dei minori attraverso i video online ha assunto dimensioni preoccupanti e pone una serie di questioni delicate sia sotto il profilo giuridico che sociale. La pubblicazione di contenuti che ritraggono bambini può sembrare un gesto innocuo, ma spesso è accompagnata da rischi concreti e poco considerati. La mancanza di controllo sulla diffusione delle immagini aumenta le possibilità di utilizzi impropri da parte di terzi, alimentando fenomeni come il cyberbullismo, il furto d’identità e, nei casi più estremi, favorendo la realizzazione di atti illeciti.
Le azioni apparentemente banali, come postare un video di un minore, possono generare conseguenze durature e spesso irreversibili. I bambini, privi della consapevolezza necessaria a comprendere l’impatto di questa esposizione, sono particolarmente vulnerabili. L’identità digitale, una volta compromessa, può esercitare un’influenza sulla crescita personale e relazionale dei minori, condizionando la loro reputazione e la percezione di sé nel tempo. La sensibilizzazione su tali tematiche è oggi più che mai necessaria per prevenire comportamenti che potrebbero determinare danni anche a distanza di anni dalla pubblicazione del contenuto.
Il quadro normativo attuale pone la tutela del minore al centro della disciplina sulla gestione delle immagini e dei video nei contesti digitali. In Italia, il diritto all’immagine è garantito dall’articolo 10 del Codice Civile e dalla Costituzione Italiana (articolo 2), che sancisce il diritto inviolabile alla riservatezza della persona. Tali tutele sono rafforzate dalla legge 176/1991, che ratifica la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo. L’articolo 16 di quest’ultima, in particolare, prevede che nessun minore possa essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, inclusa la reputazione personale.
Il Regolamento Europeo GDPR (Regolamento UE 2016/679), all’articolo 8, introduce principi fondamentali: i dati personali dei minori meritano una protezione specifica, con particolare attenzione alla raccolta e diffusione di immagini. In Italia, l’attuazione è avvenuta con il decreto legislativo n. 101/2018 (art. 2-quinquies), che stabilisce come la pubblicazione di immagini di minori di 14 anni sia lecita solo con il consenso degli esercenti la responsabilità genitoriale. Anche il Codice della privacy (D.lgs. 196/2003) contiene norme specifiche in materia di trattamento dati dei minori.
A completare il quadro, le indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali sottolineano:
Secondo l’ordinamento giuridico italiano e il Regolamento Europeo GDPR, la manifestazione di volontà deve provenire da entrambi i genitori titolari della responsabilità genitoriale, divenendo elemento imprescindibile per la liceità della pubblicazione.
In particolare, il consenso va prestato in forma esplicita, informata e specifica rispetto alle finalità di pubblicazione e alle modalità di condivisione. La semplice pubblicazione senza aver ottenuto il benestare di entrambi i genitori costituisce una violazione non solo delle norme sulla privacy e sull’immagine, ma anche di principi etici e relazionali che regolano il rapporto tra genitori e figli. Le pronunce dei tribunali italiani hanno confermato più volte che la mancanza di consenso equivale a un’invasione della sfera personale del minore, con danni risarcibili anche quando la pubblicazione è avvenuta a opera di parenti diversi dai genitori (ad esempio la zia).
Un aspetto particolarmente delicato si verifica nei casi di genitori separati o non conviventi. Le sentenze recenti hanno ribadito l’obbligo di astenersi dalla pubblicazione di foto o video del minore in caso di disaccordo tra i genitori, con la possibilità per il giudice di ordinare la rimozione immediata dei contenuti e di irrogare sanzioni pecuniarie per ogni violazione successiva. Esistono anche strumenti di tutela a vantaggio del minore che integrano la sospensione della responsabilità genitoriale nei casi di conflitto acuto e reiterato.
La diffusione non autorizzata di immagini o video di minori sui social può integrare ipotesi di reato e comportare gravi conseguenze civili e penali. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (sent. n. 29683/2025) ha confermato la condanna per il reato di trattamento illecito di dati personali nei confronti di chi pubblica la foto di un minore senza consenso, anche all’interno di gruppi privati o con l’intenzione di denigrare l’altro genitore.
Secondo la giurisprudenza, la fotografia di un minore è considerata dato personale, protetto in modo rafforzato. Il trattamento non autorizzato, ossia la pubblicazione senza base giuridica, si configura come illecito anche in assenza di un pregiudizio economico diretto, bastando il danno morale o non patrimoniale derivante dalla lesione della riservatezza e identità personale.
Le sentenze dei tribunali sottolineano vari punti:
Nel caso in cui un video ritraente un minore venga diffuso senza consenso, occorre agire con tempestività seguendo alcuni passi pratici:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...