Un imprenditore pugliese paga 50 centesimi per ogni litro di carburante ai dipendenti che vanno al lavoro in auto. Chi lo riceve, come si calcola e se altre aziende fanno lo stesso con i rincari.
Da giovedì 1° ottobre i dipendenti della Plastic Puglia, azienda di Monopoli, in provincia di Bari, che lavorano in auto per raggiungere lo stabilimento ricevono un contributo di 50 centesimi per ogni litro di carburante. A deciderlo è il fondatore e presidente, il barone Vitantonio Colucci, che guida un gruppo specializzato nei sistemi di irrigazione a goccia, nato nel 1967 e oggi con oltre 200 dipendenti. La notizia, diffusa con un comunicato e ripresa da numerose testate, tra cui Open, il Corriere della Sera, Il Messaggero e Automoto, è subito diventata un caso, anche perché arriva in un momento in cui il costo del pieno è al centro del dibattito pubblico e il Paese discute di tetti ai prezzi, accise e rincari.
Il motivo lo spiega lo stesso Colucci. Per lui quei 50 centesimi non sono soltanto un contributo economico, ma un segnale concreto di vicinanza ai lavoratori, soprattutto per alleviare i bisogni emersi con il caro carburanti, che a suo dire incide in modo significativo sullo stipendio. L'azienda, aggiunge, ha ritenuto giusto fare la propria parte per alleggerire quel peso. Secondo Automoto, il contributo nasce con l'obiettivo di compensare la differenza tra il prezzo del carburante prima dei recenti rincari e quello attuale alla rete Eni, un dettaglio che aiuta a capire il senso della cifra scelta.
Il meccanismo è più preciso di quanto suggeriscano alcuni titoli. Il contributo non è un rimborso della spesa effettiva dei singoli lavoratori e non riguarda tutti. È riconosciuto a chi raggiunge lo stabilimento con la propria automobile, e viene calcolato sulla base della distanza che ciascuno percorre ogni giorno tra la propria abitazione e il posto di lavoro. In pratica più chilometri si fanno, più litri si considerano e più cresce l'importo. Nei comunicati diffusi l'azienda non indica né una formula dettagliata né l'importo medio per dipendente, e non è chiaro come venga stimato il consumo.
Per capire l'ordine di grandezza, conviene fare un esempio ipotetico, costruito da noi e non fornito dall'azienda: un dipendente che percorre 40 chilometri al giorno, andata e ritorno, con un'auto che consuma 6 litri ogni 100 chilometri, brucia circa 2,4 litri al giorno. A 50 centesimi al litro sono 1,20 euro al giorno, cioè circa 26 euro al mese su 22 giorni lavorativi. Per chi fa 100 chilometri al giorno la cifra salirebbe a circa 66 euro al mese. Sono importi concreti ma contenuti, e non azzerano il costo del carburante. Va poi corretto un errore ricorrente. Diversi articoli parlano di "50 centesimi per ogni litro percorso", espressione senza senso, perché un litro non si percorre: il contributo è di 50 centesimi per ogni litro di carburante calcolato sulla distanza. Per chi vive lontano dalla sede, il vantaggio può diventare rilevante, mentre per chi abita vicino o usa i mezzi pubblici o la bicicletta l'effetto è nullo. È un criterio che premia chi sostiene i costi maggiori, ma lascia fuori chi non usa l'auto, e questo è il limite principale di una misura che favorisce chi si sposta in auto.
Il bonus carburante si inserisce in un percorso di welfare aziendale che l'azienda porta avanti da anni. L'esempio più noto è il Premio Nascita Lilly Colucci, istituito nel 2019 in memoria della figlia scomparsa del fondatore. Il riconoscimento prevede 10mila euro per i dipendenti che diventano genitori, cioè 2.000 euro una tantum più 400 euro al mese per i primi venti mesi del bambino. Proprio nell'ultima settimana, comunica l'azienda, il premio è stato assegnato a due dipendenti per la nascita di due bambine. L'iniziativa sul carburante amplia quindi un impianto di sostegno economico già avviato, che unisce famiglia e mobilità quotidiana.
Il contesto spiega l'attenzione dei media. Secondo i dati ministeriali del 2 ottobre, la benzina self service costa in media circa 2,06 euro al litro e il gasolio circa 2,26 euro, con un calo di alcuni centesimi dopo l'introduzione dei tetti applicati da Eni, IP, Q8 e Tamoil, che hanno fissato la benzina a circa 1,99 euro e il diesel a 2,19. Per chi percorre ogni giorno decine di chilometri, anche pochi centesimi al litro fanno differenza a fine mese, e il confronto tra il prezzo di oggi e quello di qualche mese fa è proprio ciò che l'azienda dice di voler compensare. In questo quadro, un contributo di 50 centesimi al litro è una cifra molto alta rispetto alle medie, ma riguarda soltanto una quota del consumo, quella legata al tragitto casa lavoro, e non l'uso privato dell'auto.
Altri imprenditori lo fanno? Cosa possono fare le aziende
Il caso viene definito singolare da diverse testate, e dalle ricerche non risulta che altre imprese abbiano annunciato un contributo identico, cioè un importo al litro calcolato sulla distanza casa lavoro. Esiste però uno strumento simile e molto diffuso nel welfare aziendale: i buoni benzina, voucher che il datore di lavoro può assegnare ai dipendenti e che si spendono nelle stazioni di servizio convenzionate. Le società che li offrono ricordano che si tratta di un benefit che l'azienda può concedere liberamente, e che nei piani di welfare viene presentato come esente da tassazione per il lavoratore e deducibile per l'impresa. Alcune guide parlano di soglie di esenzione fino a 2.000 euro per il 2026, ma si tratta di fonti commerciali e conviene verificare le regole con un consulente del lavoro o con le indicazioni ufficiali prima di fare conti.
C'è poi una differenza di fondo tra le due strade. Un buono benzina è semplice da gestire e arriva a tutti i dipendenti nella stessa misura, mentre un contributo al litro basato sui chilometri è più equo per chi percorre molta strada ma più complicato da calcolare e controllare. Nessuno dei due, inoltre, sostituisce un aumento di stipendio, perché dipende da una scelta volontaria dell'azienda e può essere modificato o ritirato. Il caso di Monopoli resta, allo stato attuale, un esempio isolato, ma mostra una tendenza: quando i costi della mobilità pesano sul bilancio delle famiglie, il welfare aziendale può diventare uno strumento per intervenire dove la politica fatica ad arrivare.
Per i lavoratori che si trovano in situazioni simili, la domanda pratica è cosa chiedere al proprio datore di lavoro: se esiste un piano di welfare, se sono previsti buoni carburante o rimborsi chilometrici e con quali regole. Per le imprese, invece, il tema è l'equilibrio tra generosità e sostenibilità, perché un contributo legato ai prezzi può diventare un impegno difficile da ritirare quando i prezzi tornano a scendere. Resta da vedere se l'idea farà scuola e se altre imprese, soprattutto in aree dove si fa più strada per lavorare, sceglieranno di seguirla. Per i lavoratori della Plastic Puglia, intanto, il vantaggio è concreto e immediato. Per tutti gli altri, la lezione è una domanda aperta: cosa può fare un datore di lavoro, oltre alla busta paga, per ridurre il peso di spostamenti che costano sempre di più?
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...