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Un messaggio su Whatsapp da un amico e parente e inizia la nuova truffa GhostPairing: come riconoscerla, difendersi e rischi

WhatsApp X Telegram
di Chiara Compagnucci pubblicato il

La truffa GhostPairing sta dilagando su WhatsApp sfruttando messaggi insospettabili inviati da amici o parenti per prendere il controllo degli account. Quali sono i meccanismi dell’inganno, i rischi per le vittime e i consigli per difendersi.

Negli ultimi mesi, una sofisticata minaccia informatica ha sconvolto la tranquillità degli utenti di WhatsApp. Si tratta di un attacco subdolo che parte da un semplice messaggio, apparentemente innocuo, inviato da un contatto fidato come un amico o un parente. Questa nuova tecnica, nota come GhostPairing, sfrutta la familiarità e la fiducia tipiche delle chat private, mettendo a rischio la privacy degli utenti italiani e non solo. Diverse segnalazioni raccolte dalle autorità, unite all’allarme diffuso dagli esperti in sicurezza digitale, indicano che la minaccia corre in modo rapido tra gruppi di familiari, colleghi e amici, provocando serie ripercussioni sia sul piano personale sia su quello economico.

Cos’è il GhostPairing: definizione e diffusione della truffa

Il termine GhostPairing identifica una tecnica d’attacco che sfrutta una funzione legittima di WhatsApp, consentendo ai malintenzionati di collegare un proprio dispositivo all’account della vittima. A differenza di altre minacce digitali che richiedono competenze tecniche avanzate o il furto diretto delle credenziali, questa truffa trae vantaggio dalla funzione «Dispositivi collegati», ideata dall’app per favorire l’utilizzo su più dispositivi contemporaneamente. Il meccanismo d’azione prevede di guidare passo dopo passo l’utente a cedere inconsapevolmente il controllo del suo profilo su WhatsApp, senza che vi sia bisogno di violare la password o accedere fisicamente allo smartphone.

Anche se la modalità è recentemente salita alla ribalta a causa di un considerevole aumento delle denunce nelle principali città italiane, il fenomeno ha già trovato terreno fertile in Europa e Asia, come evidenziato da diversi rapporti di società di cybersecurity. Le prime segnalazioni risalgono a fine 2025, ma dalla fine dell’anno scorso la truffa si è diffusa a macchia d’olio, favorita dal coinvolgimento di canali di comunicazione percepiti come sicuri e familiari. Oggi GhostPairing rappresenta una delle principali insidie per chi utilizza la messaggistica su dispositivi mobili, con particolari rischi sia in ambito personale sia lavorativo.

Come funziona il GhostPairing: la tecnica dietro l’inganno

Alla base dell’attacco c’è un’accurata strategia di ingegneria sociale che sfrutta la fiducia tra contatti reali. L’utente riceve un messaggio – spesso con toni cordiali ed empatici – dal numero di un conoscente: "Ciao! Se non è un problema potresti votare per mia nipote? Manca davvero poco". Oppure, "Guarda questa foto: sei tu?". Accompagnato da link apparentemente autentici, il messaggio spinge la vittima ad agire rapidamente, facendo leva su urgenze emotive e sentimenti di solidarietà.

Cliccando sul collegamento, si apre una pagina web che riproduce in modo fedele la grafica di siti famosi come Facebook o portali istituzionali, inducendo un senso di sicurezza. Qui viene chiesto di inserire il proprio numero di telefono per partecipare a un quiz, visionare una foto o confermare la propria identità, con la scusa della "verifica del voto" o della prevenzione di voti non validi. Subito dopo, viene richiesto un codice di verifica inviato tramite WhatsApp.

L’utente – ignaro di ciò che sta avvenendo – crede di completare una procedura di sicurezza; in realtà, sta consentendo la connessione di un nuovo dispositivo. La truffa sfrutta la funzione della piattaforma che permette l’associazione di dispositivi attraverso la digitazione di un codice anziché la scansione del QR, modalità in cui il truffatore rimane nascosto, come un “fantasma”. Così, il cybercriminale ottiene accesso immediato a tutte le conversazioni e ai dati dell’account, mantenendo però l’utente ignaro e attivo sulla propria app.

Dai messaggi di amici e parenti al furto dell’account: le fasi dell’attacco

L’intera operazione si sviluppa in molteplici fasi, dal primo contatto alla compromissione dell’account. Ecco i passaggi tipici osservati dalle autorità:

  • Viene recapitato il messaggio-trappola attraverso un contatto già noto e potenzialmente già vittima di una precedente intrusione.
  • Nel testo si trova un invito a cliccare su un link per un’azione apparentemente innocua, come un voto o la visualizzazione di foto.
  • La pagina visualizzata riproduce siti affidabili per ridurre i sospetti e rafforzare la credibilità.
  • Al visitatore viene chiesto di inserire il proprio numero WhatsApp, spesso giustificato come obbligo per motivi di autenticità o per prevenire frodi al concorso proposto.
  • Segue subito la richiesta di un codice numerico inviato da WhatsApp. Qui sta il vero nodo: il codice non serve per votare, ma per autorizzare la connessione di un nuovo dispositivo.
  • Non appena inserito il codice sulla pagina falsa, l’autorizzazione viene attivata: il dispositivo dei criminali si collega in modo invisibile all’account.
  • A questo punto il malintenzionato ha pieno accesso alle chat, alle note vocali, ai documenti e all’elenco dei contatti. Approfittando della situazione, può inviare messaggi a catena ad altri contatti sfruttando la fiducia preesistente.
L’effetto domino è immediato: ogni nuovo “contagio” porta all’aumento esponenziale delle vittime, spesso nel giro di poche ore. La truffa si adatta rapidamente alle abitudini, replicando messaggi e grafiche secondo il contesto e sfruttando piattaforme di facile personalizzazione.

I rischi per le vittime: cosa possono fare i cybercriminali con il tuo account

Le conseguenze per chi subisce un attacco GhostPairing sono serie e spesso sottovalutate. Una volta che il truffatore ha ottenuto l’accesso, può:

  • Leggere tutte le conversazioni, incluse quelle vecchie, accedendo a dettagli sensibili, dati personali, recapiti familiari o informazioni lavorative.
  • Scaricare file, immagini, note vocali e ogni tipo di allegato presente nell’account.
  • Inviare messaggi a nome della vittima – spesso richieste di denaro, aiuto o altri tentativi fraudolenti, sfruttando emergenze fittizie.
  • Utilizzare l’account compromesso come “ponte” per propagare la truffa lungo tutta la rubrica, replicando lo schema a cascata su amici, parenti e colleghi.
  • Sottrarre credenziali bancarie o altri accessi sensibili, se presenti nella cronologia chat o in documenti scambiati tramite la piattaforma.
Non si tratta solo di una violazione della privacy: le ripercussioni si estendono alla reputazione della persona, ai rapporti sociali e – in casi specifici – all’ambito lavorativo, soprattutto per professionisti e operatori che utilizzano WhatsApp per comunicazioni interne, gestione di dati sensibili o trasferimento di documenti strategici.

Come riconoscere i segnali del GhostPairing: consigli pratici

Secondo i principali esperti di sicurezza digitale e le Forze dell’Ordine, ci sono segnali tipici che possono aiutare a individuare un tentativo di frode associato al GhostPairing:

  • Ricezione di messaggi insoliti o urgenti da parenti o amici – spesso richieste veloci di partecipazione a votazioni, visione di foto o accesso a fantomatici premi.
  • Presenza di link che rimandano a siti esterni dall’aspetto molto curato, difficili da distinguere da quelli reali.
  • Richieste anomale di inserimento del numero di telefono o di codici comparsi su WhatsApp in pagine web esterne.
  • Ricezione improvvisa di notifiche da WhatsApp relative a nuovi dispositivi connessi, o presenza di sessioni sconosciute nella sezione “Dispositivi collegati”.
Prevenire resta il metodo più efficace: ogni dubbio su messaggi improvvisi o richieste fuori dall’ordinario deve indurre a verificare attraverso altri canali, come una telefonata o un contatto diretto con il mittente.

Difendersi dal GhostPairing: le strategie di prevenzione raccomandate dagli esperti

Per minimizzare i rischi di subire questo tipo di frode, sia autorità come i Carabinieri della Cyber Investigation sia ricercatori di aziende di sicurezza IT forniscono alcune strategie da mettere subito in pratica. Ecco le principali raccomandazioni:

  • Diffidare sempre di link ricevuti tramite messaggistica, specie quando provengono da conversazioni fuori contesto o da richieste di “voti”, “premi” o concorsi online.
  • Non inserire mai codici di verifica ricevuti su WhatsApp in siti esterni o in risposta a richieste sospette: tale codice serve solo per abbinare dispositivi che si controllano direttamente.
  • Controllare regolarmente la sezione “Dispositivi collegati” all’interno delle impostazioni di WhatsApp, rimuovendo accessi non riconosciuti.
  • Attivare l’autenticazione a due fattori, utilizzando un PIN personale aggiuntivo, disponibile nelle impostazioni di sicurezza dell’applicazione.
  • Verificare direttamente con il mittente, tramite chiamata vocale o altro canale, se davvero intendeva fare la richiesta ricevuta: spesso può emergere subito l’anomalia.
Anche la formazione digitale e il dialogo in famiglia e in azienda sono strumenti efficaci contro questa minaccia, poiché consentono di creare consapevolezza e condividere esperienze. Le autorità sottolineano inoltre che nessun sito, evento o concorso legittimo chiede di inserire il codice di associalmento WhatsApp fuori dall’app.

Cosa fare se si è stati colpiti: azioni rapide per limitare i danni

In caso di sospetta compromissione, agire tempestivamente può ridurre notevolmente i danni potenziali e aiutare a riottenere il controllo dell’account. Gli esperti consigliano di:

  • Accedere subito alle impostazioni di WhatsApp, voce “Dispositivi collegati”, e disconnettere ogni accesso sconosciuto o sospetto.
  • Cambiare la verifica in due passaggi impostando un nuovo PIN di sicurezza.
  • Informare immediatamente i propri contatti attraverso altri canali (telefonate, sms, altre app) che il proprio profilo potrebbe essere stato utilizzato per truffe.
  • Segnalare tramite l’app la compromissione a WhatsApp, seguendo le procedure di recupero disponibili.
  • Valutare una denuncia presso la Polizia Postale o le autorità di pubblica sicurezza, specialmente se sono stati coinvolti dati bancari o si sono verificati trasferimenti sospetti.
  • In caso di accesso a dati sensibili o movimentazioni non autorizzate su conti correnti, rivolgersi anche agli istituti bancari per eventuali blocchi e accertamenti.
La rapidità delle operazioni è decisiva per limitare le conseguenze, soprattutto laddove le truffe hanno già coinvolto più persone nella rubrica.




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Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...