Un piccolo dispositivo da circa 10 euro, da infilare tra presa e apparecchio, mostra quanto costa davvero ogni elettrodomestico di casa. Ecco come si usa e dove si risparmia di più sulla bolletta
Con la luce che torna a salire, sapere quali apparecchi pesano di più sulla bolletta non è più una curiosità. Per scoprirlo non serve un tecnico: basta un wattmetro da presa, un piccolo dispositivo che si infila tra la presa e l’apparecchio e misura quanta energia consuma. Si trova a partire da circa 10 euro e si usa in pochi secondi. Ecco come funziona, quali apparecchi controllare per primi e come trasformare i numeri in risparmio concreto.
Il primo numero da avere in mente è il prezzo del kilowattora. Secondo Arera, dal 1° ottobre 2026 il prezzo per i clienti vulnerabili in maggior tutela è di 43,43 centesimi al kWh, imposte incluse, con un aumento del 37,3% rispetto al trimestre precedente. Il dato vale per circa 3 milioni di clienti: chi ha un contratto sul mercato libero deve guardare il prezzo indicato nella propria bolletta. Il calcolo però è lo stesso per tutti.
La formula è semplice: potenza in kW × ore di utilizzo × prezzo al kWh. Un apparecchio da 1.000 watt acceso per un’ora consuma 1 kWh e, a 43,43 centesimi, costa circa 43 centesimi. Moltiplicato per un uso quotidiano, il costo diventa significativo: la differenza la fanno i minuti di accensione e quante volte l’apparecchio parte.
Il wattmetro da presa, detto anche misuratore di consumo, mostra in tempo reale watt, kWh consumati e, in alcuni modelli, il costo. Si usa così: si inserisce nella presa, si collega l’apparecchio al wattmetro e lo si lascia funzionare per un ciclo completo, per esempio un lavaggio o una giornata nel caso del frigorifero. Poi si legge il valore dei kWh consumati e si moltiplica per il prezzo della propria bolletta.
Nei modelli più economici, che sono spesso prese smart con Wi-Fi, il consumo si legge sull’app del telefono. Tra quelli trovati con prezzi indicativi ci sono il Gosund SP111 a 10,99 euro, il Nous A1T a 12,99, il Sonoff S31 a 13,99 e il TP-Link Tapo P110 a 14,99 euro, mentre altre guide li danno a prezzi più alti, intorno ai 25-30 euro. Il Meross MSS310, a 15,99 euro, supporta fino a 3.680 W. I prezzi variano da negozio a negozio e nel tempo, quindi conviene controllare quello attuale.
Un esempio di calcolo aiuta a capire come leggere i numeri. Se il wattmetro indica che un ciclo di lavaggio consuma 0,5 kWh e la lavatrice parte cinque volte a settimana, il consumo è di 2,5 kWh a settimana, cioè circa 130 kWh l’anno: a 43,43 centesimi sono circa 56 euro. Si tratta di un esempio ipotetico, ma lo stesso ragionamento vale per qualsiasi apparecchio e permette di confrontare in modo concreto quanto costa ciascuna abitudine.
Non tutti gli apparecchi vanno controllati con lo stesso criterio. Alcuni consumano molto ma per poco tempo, altri poco ma tutto il giorno.
Quelli che scaldano. Stufette, phon, bollitori, friggitrici ad aria, asciugatrici, ferri da stiro e forni elettrici sono quelli con il consumo orario più alto. Come ordine di grandezza, una stufetta elettrica assorbe circa 2 kWh all’ora, un phon o un bollitore circa 1,6, una friggitrice ad aria circa 1,5, un’asciugatrice circa 1,2, un ferro da stiro circa 1 e un forno elettrico circa 0,9. Con il prezzo di 43,43 centesimi, sono circa 87 centesimi all’ora per la stufetta, 69 per il phon, 65 per la friggitrice, 52 per l’asciugatrice, 43 per il ferro e 39 per il forno. Sono stime: il consumo reale dipende dal modello e dall’uso, ed è proprio il motivo per cui conviene misurarlo.
Quelli che lavorano a lungo. Qui il costo si accumula sulle ore e sui mesi. Una guida basata sulle etichette energetiche europee stimava, per apparecchi di classe A dell’epoca, circa 816 kWh l’anno per una lava-asciuga, 618 per una lavastoviglie, 382 per un’asciugatrice, 344 per un frigo-congelatore, 240 per un condizionatore e 227 per una lavatrice. Sono dati del 2017 e vanno letti come proporzioni, non come cifre attuali. Ai prezzi di oggi, per dare un’idea, sarebbero orientativamente circa 350 euro per la lava-asciuga, 270 per la lavastoviglie, 165 per l’asciugatrice e 150 per il frigo. Il frigorifero è un caso particolare: costa meno di altri, ma è sempre acceso, e un modello vecchio può pesare molto di più di uno nuovo.
Quelli sempre in stand-by. Televisori, decoder, console, caricabatterie e computer consumano anche da spenti. Un wattmetro lasciato collegato a una ciabatta con più apparecchi permette di vedere quanto assorbono mentre nessuno li usa.
Il wattmetro da solo non fa risparmiare: serve a capire dove intervenire. Dopo alcuni giorni di misure si può cominciare con poche mosse.
La prima è ridurre il tempo di accensione degli apparecchi più energivori, per esempio usando l’asciugatrice solo a pieno carico o la stufetta solo quando serve. La seconda è spegnere davvero ciò che resta in stand-by, con una ciabatta con interruttore. La terza è scegliere i programmi eco di lavatrice e lavastoviglie, che durano di più ma riducono il consumo di energia e di acqua calda.
La quarta è usare i risultati per decidere quando sostituire un apparecchio. Se il wattmetro mostra che un vecchio frigorifero consuma molto più di quanto dichiarato dai modelli nuovi, il confronto diventa semplice: costo di acquisto contro risparmio annuo. Una guida del 2017 stimava, per un frigo-congelatore da 300 litri, circa 153 euro l’anno di risparmio passando da una classe F a una A+++ con i prezzi di allora, che oggi sarebbero più alti.
La quinta riguarda gli orari: chi ha una tariffa a fasce può spostare lavaggi e asciugature nelle ore meno care, verificando le fasce nel proprio contratto.
Il wattmetro da presa non misura tutto. Gli apparecchi collegati direttamente al quadro elettrico, come forno a incasso, piano a induzione o scaldabagno, non si possono inserire in una presa e richiedono un misuratore da installare con un elettricista.
C’è poi il limite di potenza: la maggior parte delle prese è pensata per 16 A, cioè 3.680 W, ma alcuni modelli smart si fermano a circa 2.300 W e non sono adatti agli apparecchi più potenti usati a lungo. Prima di acquistare conviene controllare la potenza massima riportata sulla confezione e quella dell’apparecchio da misurare.
Infine, la precisione dei modelli più economici può non essere pari a quella di uno strumento professionale: per capire gli ordini di grandezza e confrontare gli apparecchi tra loro basta, ma non per misure da certificare.
Il consiglio pratico è partire dagli apparecchi che si usano di più o da quelli più vecchi: frigorifero, lavatrice, asciugatrice, condizionatore e stufette. Si misura ogni apparecchio per un ciclo o per una giornata, si annotano i kWh e si moltiplicano per il prezzo della bolletta. In poche settimane si ottiene una classifica personale dei consumi, molto più utile di una media nazionale.
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...