Sono partito convinto che una scarpa da arrampicatori non avesse niente da fare in città. Tre settimane dopo le Mojito di Scarpa hanno sostituito le mie sneaker e non le rimpiango.
Sono partito scettico. Molto scettico. La Scarpa Mojito è tecnicamente una scarpa da avvicinamento, nata per i climber che devono camminare fino alla base della roccia prima di arrampicarsi. Non è una sneaker. Non ha il profilo basso delle Air Force 1, non ha la suola piatta delle Vans, non ha il retaggio sportivo delle Nike. Ha la suola in Vibram, la tomaia in scamosciato idrorepellente e un'allacciatura che scende fino alla punta del piede come nei modelli da arrampicata. Quando me l'hanno messa in mano per la prima volta, ho pensato che fosse una scarpa da escursionismo mascherata da scarpa casual.
Avevo torto. Completamente torto.
Le mie sneaker di riferimento erano le solite. Qualcosa con la suola piatta, qualcosa che funzionasse sia con i jeans che con i pantaloni della tuta, qualcosa che non mi facesse pensare quando mi alzavo la mattina e aprivo l'armadio. Le sneaker contemporanee hanno questo vantaggio: sono anodine nel modo giusto, si abbinano a tutto, non fanno domande.
Il problema è che dopo una giornata intera in giro per la città, i piedi protestano. Non urlano, ma protestano. La suola piatta non assorbe niente, e dopo sei o sette ore di pavé, asfalto e pavimenti di negozi, se ne accorge anche chi ha piedi d'acciaio. Avevo smesso di cercare un'alternativa perché davo per scontato che non esistesse qualcosa che fosse contemporaneamente comodo, funzionale e abbastanza presentabile da uscire in pubblico senza sembrare appena tornato da un sentiero di montagna.
Poi è arrivata la Mojito.
SCARPA è un'azienda italiana fondata nel 1938 a Montebelluna, nel cuore del distretto calzaturiero veneto. La sua storia è legata all'alpinismo, all'arrampicata e all'outdoor tecnico: scarpette da arrampicata, scarponi da ghiaccio, calzature da alta quota. Non esattamente il curriculum di un brand che ti aspetti di trovare nella sezione sneaker di un negozio di moda.
La Mojito nasce negli anni 2000 come scarpa da avvicinamento pensata per i climber: una via di mezzo tra una scarpa da trekking e una scarpetta da arrampicata. L'idea era quella di fare qualcosa che si potesse indossare per camminare fino alla parete e che, una volta lì, permettesse anche di arrampicare su terreno facile senza cambiarsi i piedi. L'allacciatura che scende fino alla punta è una diretta derivazione delle scarpette da arrampicata: permette di stringere la scarpa sul piede in modo uniforme, senza punti di pressione né allentamenti.
Nel tempo, qualcosa di inaspettato è successo. I climber cominciarono a usarla anche fuori dalle pareti, in città, nei weekend. Le fotografie di arrampicatori con le Mojito ai piedi nelle strade europee cominciarono a circolare. La scarpa tecnica si ritrovò a essere una scarpa di stile. Non per scelta del marketing, ma perché funzionava.
Ho deciso di provarla come si prova qualcosa che vuoi capire davvero: sostituendola alle mie sneaker per tre settimane. Niente alternanze strategiche, niente "uso le Mojito solo nel weekend". Le ho messe e basta, ogni giorno, in ogni situazione.
La prima cosa che ho notato è il comfort immediato. Non è il comfort morbido e ovattato di una scarpa con ammortizzazione spessa come una nuvola, quello che le case da running usano per far sentire il piede come se galleggiasse. È un comfort diverso, più preciso. La suola Vibram Spyder ha un'intersuola in EVA che assorbe gli urti senza eliminare il feedback del terreno. Cammini e senti la strada, ma non la senti come un martello sul tallone. È la differenza tra un'auto con sospensioni sportive e una con sospensioni di lusso: entrambe vanno bene, ma danno sensazioni diverse.
La seconda cosa che ho notato è la tenuta del piede. L'allacciatura fino alla punta, che all'inizio mi sembrava una stranezza inutile, si è rivelata fondamentale. Il piede non scivola all'interno della scarpa quando si cambia direzione, non si sposta quando si scende una scala di corsa, non si muove quando si cammina su una superficie leggermente inclinata. Sono tre settimane che non aggiusto la posizione del piede dentro la scarpa mentre cammino. Non me ne rendevo conto, ma lo facevo continuamente con le sneaker.
La terza cosa è la tenuta nel tempo durante la giornata. Dopo sei ore di cammino in città, il piede non protesta. Lo ha fatto alla terza ora con ogni sneaker che ho posseduto negli ultimi cinque anni. Con la Mojito, a fine giornata i piedi sono stanchi quanto lo dovrebbero essere, non di più. Il merito va alla combinazione tra la calzata avvolgente e la suola che distribuisce il peso in modo uniforme.
Il rischio con una scarpa da avvicinamento usata in città è sembrare quello che va a fare trekking ma si è fermato prima. Ho testato la Mojito con le combinazioni che uso più spesso.
Con i jeans dritti e una camicia. Funziona meglio di quanto pensassi. La tomaia in scamosciato ha una texture che si avvicina più al mondo delle desert boot che a quello delle scarpe sportive. Crea un'armonia con il denim che molte sneaker tecniche non riescono a fare perché troppo "sportive" nel profilo.
Con i pantaloni cargo e una t-shirt. Qui è il territorio naturale della Mojito. Il profilo outdoor della scarpa si sposa con l'estetica utility del cargo, e il risultato è coerente senza sembrare costruito. L'unico accorgimento: scegliere colorazioni neutre della scarpa (il grigio e il marrone funzionano meglio del rosso o dell'azzurro vivace in questo contesto).
Con i pantaloni chino e una polo. Questo è il test più difficile, quello in cui una scarpa tecnica rischia di stridere. Il risultato dipende molto dalla colorazione: il beige o il marrone della Mojito funzionano come una suede desert boot. Il nero non funziona altrettanto bene in questo contesto, tende a sembrare troppo sportivo rispetto al resto.
Sarebbe disonesto non dirlo. La Mojito non è adatta per tutte le situazioni. Con un abito formale non si va da nessuna parte: è una scarpa con un'identità outdoor troppo evidente per certi contesti. Con i calzini bianchi visibili l'effetto complessivo è discutibile. E la versione alta della Mojito Cube è ancora più connotata in senso outdoor, meno versatile in città.
Il prezzo si aggira sui 130-160 euro, secondo punto vendita e versione. Non è una cifra bassa, ma è in linea con le sneaker di fascia media dei grandi brand. Considerando la durata dichiarata e la possibilità di risuolatura presso i risuolatori ufficiali SCARPA, il costo per utilizzo nel tempo è probabilmente inferiore a quello di molte sneaker usa e getta.
La taglia: SCARPA consiglia di prendere la propria taglia standard per uso quotidiano. Chi la usa principalmente per escursionismo potrebbe voler prendere mezza taglia in più per indossare calzini tecnici più spessi.
Dopo tre settimane, le Mojito sono ancora ai miei piedi e le sneaker sono nell'armadio. Non è stato un colpo di fulmine: è stata una progressiva presa di coscienza. Ogni giorno che passava capivo sempre meglio cosa mi mancava nelle sneaker e cosa invece la Mojito mi dava quasi senza sforzo.
Non è la scarpa perfetta per tutti. È la scarpa giusta per chi cammina tanto in città, per chi vuole qualcosa che duri nel tempo, per chi non vuole rinunciare a una certa estetica outdoor nella vita quotidiana. E per chi, come me, pensava che una scarpa da avvicinamento non avesse niente da fare sul marciapiede di una città italiana. Sbagliavo.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...