Il 70% degli antibiotici venduti nel mondo non cura gli uomini, ma gli animali d'allevamento. Un uso che incide sulla carne che mangiamo e alimenta l'antibiotico-resistenza, minaccia crescente per la salute globale
Quando si parla di antibiotici, il pensiero corre quasi sempre alla farmacia sotto casa, alla prescrizione del medico, alla scatola di compresse da assumere in caso di infezione. Eppure i numeri raccontano una storia molto diversa: circa il 70% degli antibiotici venduti nel mondo non è destinato agli esseri umani, ma agli animali d'allevamento. Una quota enorme che solleva interrogativi seri sulla qualità della carne che arriva sulle nostre tavole e, soprattutto, sulla salute pubblica globale.
Negli allevamenti intensivi gli antibiotici non servono solo a curare gli animali malati. Vengono impiegati anche in funzione preventiva, per evitare che le malattie si diffondano in ambienti dove centinaia o migliaia di capi vivono a stretto contatto, e in alcuni Paesi, sebbene la pratica sia oggi vietata nell'Unione Europea, come promotori di crescita, perché accelerano l'aumento di peso degli animali riducendo i tempi e i costi di produzione. Il risultato è un consumo di farmaci sproporzionato rispetto alle reali necessità terapeutiche, concentrato soprattutto nei settori della suinicoltura, dell'avicoltura e degli allevamenti bovini intensivi.
Il primo effetto, quello più immediato, riguarda proprio la carne che arriva al consumatore. L'uso massiccio di antibiotici negli animali può tradursi in:
Se l'impatto diretto sulla carne è un problema di qualità, quello più grave riguarda la salute umana nel suo complesso. L'uso eccessivo e spesso improprio di antibiotici negli animali è considerato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità uno dei principali motori dell'antibiotico-resistenza, ovvero la capacità dei batteri di sopravvivere ai farmaci pensati per eliminarli.
Il meccanismo è tanto semplice quanto preoccupante: più un antibiotico viene usato, più i batteri hanno occasione di sviluppare mutazioni che li rendono resistenti. Questi batteri resistenti, sviluppatisi negli animali, possono poi trasferirsi all'uomo attraverso diversi canali:
L'Organizzazione Mondiale della Sanità include da anni l'antibiotico-resistenza tra le dieci minacce principali per la salute pubblica globale. Le stime più citate a livello internazionale parlano di centinaia di migliaia di decessi ogni anno direttamente collegati a infezioni causate da batteri resistenti, con proiezioni di crescita significativa nei prossimi decenni se non verranno adottate misure correttive su scala globale.
Il rischio concreto è quello di tornare, per alcune infezioni oggi curabili con facilità, a uno scenario simile a quello pre-antibiotico, in cui interventi chirurgici di routine, parti cesarei o semplici infezioni batteriche potrebbero tornare a rappresentare un pericolo per la vita.
Diversi Paesi, in particolare all'interno dell'Unione Europea, hanno adottato normative più stringenti per limitare l'uso di antibiotici negli allevamenti. Tra le misure principali:
Se la soluzione strutturale del problema richiede interventi normativi e industriali su larga scala, anche le scelte quotidiane dei consumatori possono avere un peso, seppur limitato. Privilegiare filiere certificate, prodotti a marchio biologico che vietano l'uso preventivo di antibiotici e informarsi sulla provenienza della carne acquistata sono piccoli accorgimenti che, moltiplicati su larga scala, possono contribuire a orientare il mercato verso pratiche di allevamento più responsabili.
Resta comunque centrale il ruolo delle istituzioni sanitarie e dei governi nel definire regole comuni e condivise, perché l'antibiotico-resistenza, per sua natura, non conosce confini nazionali: un batterio resistente sviluppato in un allevamento dall'altra parte del mondo può, nel giro di poco tempo, diventare un problema globale.
Le conseguenze si riflettono sia sulla qualità di ciò che finisce nel piatto, sia, in modo più insidioso, sulla capacità futura della medicina di curare infezioni oggi considerate banali. Un tema che riguarda l'agricoltura e la zootecnia tanto quanto la salute pubblica, e che nei prossimi anni sarà sempre più al centro del dibattito su sostenibilità e sicurezza alimentare.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...