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Pensioni quota 96 scuola: tempi tecnici a rischio anche se Corte costituzionale fosse favorevole

Quota 96: rischi e ritardi



L’ambigua situazione politica venutasi a creare rischia di lasciare in sospeso molte questioni, da quella degli esodati, ai pensionandi della scuola classe 52, i cosiddetti Quota 96.

Tutto infatti rischia di bloccarsi, con immensa insoddisfazione da parte di tutti i docenti. I pensionandi della scuola della cosiddetta quota 96 sapranno come andrà a finire soli il 21 marzo, giorno in cui sarà presa una decisione definitiva da parte della Corte dei Conti, dopo che il Consiglio di Stato ha ritenuto che dovesse essere la Corte dei conti della giurisdizione regionale del Lazio a pronunciarsi.

Nello stilare la nuova riforma delle pensioni, infatti, il governo tecnico di Mario Monti non ha tenuto conto della specificità del Comparto Scuola,  specificità riconosciuta da leggi mai abolite oltre che da precedenti revisioni normative in materia previdenziale, e ha eguagliato le leggi speciali che regolano questo settore alle leggi generali di tutti gli altri settori della Pubblica Amministrazione, dimenticando che l'anno scolastico non coincide con l'anno solare e che si colloca, invece, a cavallo tra due anni solari, per cui nessun insegnante potrebbe abbandonare la sua classe il 31 dicembre.

I docenti che hanno raggiunto i requisiti di pensionamento ma sono rimasti al lavoro potrebbero, dunque, uscire in base alle vecchie regole raggiungendo Quota 96, somma tra età anagrafica e contributiva partendo da un minimo di 60 anni di età e 35 di contribuzione.

Vi rientrano anche uomini e donne che al 3 dicembre 2011 avevano raggiunto 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica; e il personale della scuola che raggiunge i requisiti con la normativa prevista dalla Legge Fornero e uomini e donne, che raggiungono l’età anagrafica di anni 66 e mesi 3 entro il 31 agosto 2013, saranno collocate in pensione d’ufficio per vecchiaia. 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il