Ilva: chiusura e licenziamenti. Cosa farà Governo Letta? Incontri oggi 27 e 28 Maggio 2013. Novità

Posti lavoro Ilva di nuovo a rischio: la situazione



“Se si ferma un'azienda di questo tipo possiamo dire addio a tutta l'industria siderurgica e avremmo problemi con l'industria meccanica”: queste le parole ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, sulla vicenda Ilva dopo le dimissioni choc del consiglio di amministrazione.

Oggi e poi “nell'incontro con Letta martedì discuteremo a fondo tutti gli aspetti della faccenda e prenderemo in mano la situazione perchè non vogliamo che chiuda questa attività”.

Zanonato ha poi detto: “Il 31 di questo mese ci troveremo proprio per discutere di questo. La riunione è stata fissata prima della crisi ulteriore dell'Ilva per coordinare le attività del siderurgico. Bisogna tener presente che l'acciaio non è un prodotto soltanto da altoforno in Italia, in misura maggiore è prodotto da forno elettrico.

Penso che ci siano molti terreni su cui si può discutere insieme, bisogna avere una strategia comune a livello nazionale. L'Ilva è una grandissima azienda e produce 5 milioni di tonnellate di acciaio l'anno, può arrivare a 8 in base alle disposizioni Aia e mira ad arrivare a 7 quest'anno”. Secondo il ministro Zanonato, si deve scongiurare la chiusura di “una grandissima azienda che deve essere risanata”.

La nuova emergenza di Taranto è scoppiata dopo che, venerdì, il gip Patrizia Todisco ha disposto il sequestro dei beni della Riva Fire per 8 miliardi e 100 milioni di euro a valere sui danni ambientali dell'Ilva, a cui sabato hanno fatto seguito le dimissioni in blocco del cda dell'Ilva, tra cui il presidente Bruno Ferrante e l'ad Enrico Bondi.

Da oggi, dunque, il dossier Ilva è di nuovo sui tavoli del governo. Se l'Ilva infatti chiudesse, l'impatto sull'economia nazionale sarebbe pesante visto che Taranto alimenta gli stabilimenti Ilva di Novi Ligure e Racconigi, gran parte della filiera dell'acciaio italiana e tutte le aziende che utilizzano l'acciaio per le loro attività manifatturiere. Si perderebbero, inoltre, 24mila posti diretti, 40mila con l'indotto.

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di Marcello Tansini pubblicato il