Esodati: legge costa 17 miliardi. Non ci sono i fondi ma tutti partiti sono d'accordo

Nonostante testo unico per esodati da Cesare Damiano, questione esodati ancora aperta. Ma servono troppi soldi non disponibili. La situazione

Esodati: legge costa 17 miliardi. Non ci


Sono lavoratori che con l’avvento delle norme pensionistiche dell’ministro Fornero si sono ritrovati senza stipendio e senza assegno pensione, un esercito di migliaia di persone che rappresentano un’emergenza sociale, nonostante i decreti di salvaguardia dei precedenti governi Monti e Letta.

La questione è ancora aperta, nonostante il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, abbia presentato il testo unico di Legge redatto da tutti i partiti. “Per i lavoratori rimasti senza reddito a seguito della legge Fornero, i cosiddetti esodati, la Commissione Lavoro della Camera ha redatto un testo unificato concordato da tutti i partiti.

La presidente Laura Boldrini ha sollecitato una sua calendarizzazione: noi siamo pronti. Vorremmo sottoporre nei prossimi giorni il testo di legge alla valutazione del neo ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Tra gli interventi sociali che il governo ha annunciato, quello sugli esodati rappresenta sicuramente una priorità. Del resto lo stesso presidente Renzi ha promesso, in varie occasioni, di voler risolvere il problema.

Anche in questo caso si tratterà di individuare, d’intesa con il Governo, le giuste coperture finanziarie. Alcuni osservatori hanno valutato che la somma degli interventi economico-sociali previsti a breve dall’Esecutivo si aggirerebbe intorno agli 80 miliardi di euro. Nell’ambito di questa ingente risorsa non dovrebbe essere difficile trovare le coperture finanziarie da destinare alla priorità sociale degli esodati”.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha confermato che “La volontà è quella di cercare una soluzione che affronti il problema nella sua integralità”, e quindi ‘sistemare’, insieme a coloro che hanno già ricevuto la salvaguardia, anche se non hanno ancora ricevuto l’assegno pensionistico, tutti coloro che si trovano in una situazione a metà.

Per risolvere il problema, secondo la Ragioneria, servirebbero circa 17 miliardi, cuna cifra enorme. L’ex ministro del lavoro Enrico Giovannini aveva presentato il cosiddetto prestito pensionistico per permettere a tutti i dipendenti di lasciare il lavoro in anticipo, ma scaricando il costo in parte sulle imprese, in parte sullo Stato e in parte sul lavoratore stesso, con una riduzione della pensione tra il 10 e il 15%.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il