Rilevatori e test alcol: nei locali pubblici potrebbero essere predisposti per legge

“La creatività nella lotta all’abuso di alcolici non conosce barriere e soprattutto non conosce altre vittime sacrificali se non gli esercenti”



“La creatività nella lotta all’abuso di alcolici non conosce barriere e soprattutto non conosce altre vittime sacrificali se non gli esercenti”. E’ quanto afferma il presidente della Fiepet-Confesercenti, Ermes Anigoni, commentando il contenuto dell’emendamento, approvato al Senato, in materia di circolazione e sicurezza stradale.

“Se l’emendamento passasse anche al Senato, questa volta i titolari di attività che somministrano bevande alcoliche e le discoteche sarebbero “tenuti” ad inserire nella struttura uno strumento per il rilevamento del tasso alcolemico a disposizione dei frequentatori che “volontariamente” richiedessero di sottoporsi al test. Nessuna obbligatorietà, quindi, per i clienti a rischio di incidenti stradali, ma soltanto per gli esercenti chiamati a fare da infermieri, accollandosi per intero le spese di istallazione del congegno”.

“E come se non bastasse – aggiunge Anigoni – il provvedimento prevede anche la creazione di idonei spazi di riposo per coloro che avessero alzato un po’ il gomito. Bar, discoteche e pubblici esercizi in generale che vendono alcolici oltre un certo orario, dovrebbero quindi dedicare parte della loro struttura al riposo degli avventori meno lucidi per qualche bevuta di troppo”.

“Tutto questo, come al solito, senza tener conto dell’attività di controllo e limitazione del consumo di alcolici che gli esercenti svolgono da sempre nei confronti della loro clientela, per la sicurezza e la salute di questi ultimi e per l’incolumità propria e del locale. E soprattutto – sottolinea il presidente della Fiepet – non considerando il rischio che molti esercenti, di fronte a provvedimenti così pesanti e costosi, possano decidere di anticipare la chiusura, privando di fatto i cittadini di un servizio, soprattutto nel periodo estivo e nelle località turistiche”.

“Il problema – conclude Anigoni – resta quello di diffondere, anche tra i consumatori sempre pronti a sparare sui negozianti, la cultura dell’autocontrollo e pretendere dalle forze dell’ordine un’attività di controllo e prevenzione più efficace e capillare”.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il