Scoprire il lavoro in nero sarà da ora più facile con nuova Anagrafe nazionale al via

Il contrasto al lavoro sommerso si fa adesso più serrato con la creazione di un nuovo strumento. Ecco come funziona l'Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero.

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Come funziona l'Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero?

L'Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero sostituisce e integra le banche dati esistenti attraverso le quali l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’Inps e l’Inail condividono le risultanze degli accertamenti ispettivi.

L'importanza dell'Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero si spiega facilmente: accentra in un'unica banca dati i risultati delle attività di vigilanza in materia di lavoro sommerso esercitate dai diversi organi ispettivi. Si tratta di un tassello per rafforzare il contrasto al lavoro sommerso portato avanti dall'esecutivo. Ci sono numerose forme di lavoro irregolare. Come quello che contiene un orario di lavoro differente o una parte del pagamento fuori contratto o un inquadramento diverso dalle mansioni realmente esercitate.

Al di là delle retribuzioni, nel caso di ricorso al lavoro in nero si configura il mancato rispetto delle norme relative ai versamenti previdenziali o assicurativi ovvero delle disposizioni contenute nei vari Ccnl in riferimento a lavoro straordinario, ferie, riposi e malattie. Ma anche rimborsi spese, indennità, tempi di spostamento. Vediamo le novità sul contrasto al lavoro in nero tra:

  • Come funziona l'Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero

  • Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero: c'è anche il tavolo tecnico

Come funziona l'Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero

Disposizioni alla mano, le risultanze dell'attività di vigilanza svolta dall'Ispettorato nazionale del lavoro, dal personale ispettivo dell'Inps, dell'Inail, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza sulle violazioni in materia di lavoro sommerso, nonché in materia di lavoro e legislazione sociale, confluiscono in un portale unico nazionale gestito dall'Ispettorato nazionale del lavoro denominato Portale Nazionale del Contrasto al Lavoro Sommerso.

L'Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero sostituisce e integra le banche dati esistenti attraverso le quali l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’Inps e l’Inail condividono le risultanze degli accertamenti ispettivi. In questo spazio accedono le amministrazioni che concorrono alla sua alimentazione, confluiscono i verbali ispettivi nonché ogni altro provvedimento seguente alla attività di vigilanza, compresi tutti gli atti relativi ad eventuali contenziosi istaurati sul medesimo verbale.

Anche il lavoratore può essere chiamato a rispondere delle sue azioni ovvero di aver lavorato in nero nell'ipotesi in cui ha continuato a percepire l'assegno di disoccupazione. Il reato di è falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, punito con la reclusione fino a 2 anni, senza considerare che la stessa Inps chiede la restituzione degli importi versati e potrebbe pretendere anche il risarcimento dei danni subiti.

Va peggio al datore di lavoro che andrebbe incontro a una sanzione amministrativa fino a 36.000 euro. Non solo, lo stesso lavoratore in nero può chiedere il pagamento degli stipendi che non risultino versati, il pagamento delle differenze retributive, gli straordinari non pagati, le indennità non pagate, il pagamento del Tfr, il versamento dei contributi e il risarcimento per il licenziamento illegittimo.

Anagrafe nazionale contro il lavoro in nero: c'è anche il tavolo tecnico

In questo contesto è già insediato il tavolo tecnico per l’approvazione del Piano nazionale di lotta al lavoro sommerso che rientra tra gli interventi previsti dal Pnrr nella parte di competenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il tavolo tecnico è chiamato a elaborare il Piano nazionale che deve poi essere adottato tramite un decreto ministeriale. Il Tavolo tecnico deve poi assicurare nei prossimi mesi la corretta e puntuale elaborazione del Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso e fra le varie funzioni delineerà una strategia d’indirizzo dell’attività ispettiva.

Quindi studia forme e modalità concrete di denuncia da parte dei lavoratori costretti a lavorare in condizioni di lavoro irregolare e favorirà il dialogo e la collaborazione con le parti sociali.

Il tavolo tecnico è composto da Romolo De Camillis (con funzione di coordinatore), Tatiana Esposito, Anita Pisarro del Ministero del Lavoro, dalla vice prefetto Cristina Ciciriello del Ministero dell'Interno, da Stefano Scarpetta, Direttore Lavoro e Affari sociali dell'Ocse, dal colonello Paolo Consiglio della Guardia di Finanza, dalla Gabriella Di Michele dell'Inps, da Agatino Cariola dell'Inail, da Orazio Parisi dell'INL, dal generale Gerardo Iorio del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, dalla Eliana Viviano della Banca d'Italia, da Raffaele Tangorra di Anpal, Manuel Marocco, Emilio Reyneri, Marco Lai, Laura Calafà, Madia D'Onghia, Marco Omizzolo, Giuseppe Roma, Vando Borghi, Giulio Zanella, Alessandra Ingrao e Mariarita Giliberto in qualità di esperti, oltre che da Gennaro Caiazzo in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Inoltre il Tavolo si avvale del supporto di un gruppo tecnico di cui fanno parte Oreste Nazzaro, Edoardo Di Porto e Anna Chiara Giorio.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il