Stando a recenti analisi, rispetto al taglio del cuneo fiscale, ci sarebbero alternative meno costose per il bilancio pubblico e per garantire, al contempo, un aumento degli stipendi, come il salario minimo.
Quali potrebbero essere le alternative al taglio del cuneo fiscale più vantaggiose per gli aumenti degli stipendi? Il taglio del cuneo fiscale che ha garantito aumenti degli stipendi ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro lordi annui con sgravi contributivi cambia veste il prossimo anno.
E’ stato, infatti, sostituito da un sistema di detrazioni fiscali variabili in base al reddito percepito. Ma in tanti si chiedono se effettivamente servirà per assicurare aumenti concreti delle retribuzioni.
Un’analisi riportata sul Corriere della Sera analizza i concreti vantaggi del taglio del cuneo fiscale deciso dal governo.
La misura, resa strutturale consiste in una serie di detrazioni per i lavoratori dipendenti che hanno redditi fino a 40mila euro lordi annui.
Le detrazioni sono progressive per chi ha redditi fino a 20 mila euro e da questa soglia e fino a 40 mila euro e si desume che andranno ad aumentare i redditi da lavoro dei dipendenti.
La misura ha, però, un costo elevato, di 10 miliardi di euro all'anno, che pesano sul debito pubblico, e a cui devono essere sommati i 7,5 miliardi destinati in questi anni alle decontribuzioni concesse alle categorie di persone svantaggiate, come le donne e i giovani.
Si tratta, però, di misure che se, da un lato hanno avuto un buon effetto occupazionale, dall’altro, non garantiscono particolari aumenti di stipendio, pur se la misura è stata considerata vantaggiosa in aggiunta ai periodi aumenti retributivi che dovrebbero essere definiti dalle contrattazioni collettivi.
Ogni due, tre anni, i contratti nazionali Ccnl di lavoro dovrebbero essere rinnovati prevedendo adeguamenti retributivi all’andamento di inflazione ed economia.
Ma non è sempre così: raramente i Ccnl vengono rinnovati entro le naturali scadenze, per cui gli aumenti che si attendono non vengono effettivamente garantiti.
Rispetto al taglio del cuneo fiscale, ci sarebbero alternative meno costose per il bilancio pubblico e per garantire, al contempo, un aumento degli stipendi, come il salario minimo.
Si tratta di una misura che da tempo viene riproposta nel governo ma sempre bocciata. Poi tornata in discussione.
Tuttavia, la definizione di un salario minimo, insieme agli aumenti previsti dalla contrattazione collettiva, sarebbe una misura sicura sia per assicurare incrementi retributivi effettivi e per tutti, a prescindere dalle soglie reddituali, e sia per una minore spesa per lo Stato.
E, tra l’altro, è arrivato anche il momento, come sostenuto da tanti, che l’Italia recepisca la Direttiva europea sul salario minimo e la contrattazione collettiva.