Che cos'è la partita iva agricola 2021. Spiegazione completa

Aprire una partita Iva agricola comporta una serie di particolarità che la differenziano da altri regime fiscali. Analizziamo tutti i dettagli della normativa in vigore.

Che cos'è la partita iva agricola 2021.

Partita iva agricola 2021, che cos'è?

L'apertura di una partita Iva agricola non è riservata ai soli lavoratori della terra, ma si estende anche a chi è impegnato nell'allevamento di animali o nella selvicoltura ovvero in quelle attività strettamente collegate. Un'altra particolarità è la non indispensabilità del possesso di un terreno o di una fattoria per l'apertura di una partita Iva agricola con tanto di visura o titolo di possesso.

C'è la partita Iva agricola tra le opzioni aggiuntive a cui possono ricorrere i lavoratori italiani. Come lascia intendere la stessa denominazione, questa opportunità è naturalmente riservata a chi lavora in questo comporta.

Pensiamo ad esempio agli imprenditori agricoli ovvero a coloro che conducono una impresa al di là delle dimensioni oppure ai coltivatori diretti.

Il richiamo alla Coldiretti è quindi inevitabile e non è un caso che ci può pensare la stessa associazione a occuparsi di tutte le procedure burocratiche necessarie per l'apertura della partite Iva agricola.

Non si tratta della sola possibilità poiché il lavoratore o l'imprenditore può procedere anche in piena autonomia o affidarsi a un professionista terzo, come ad esempio un commercialista. Vediamo quindi

  • Partita iva agricola 2021, che cos'è
  • Spiegazione completa partita iva agricola

Partita iva agricola 2021, che cos'è

L'apertura di una partita Iva agricola non è riservata ai soli lavoratori della terra, ma si estende anche a chi è impegnato nell'allevamento di animali o nella selvicoltura ovvero in quelle attività strettamente collegate.

Un'altra particolarità è la non indispensabilità del possesso di un terreno o di una fattoria per l'apertura di una partita Iva agricola con tanto di visura o titolo di possesso. Norme alla mano è sufficiente l'affitto o il comodato.

Dal punto di vista documentale occorre un documento di riconoscimento e la compilazione dei moduli predisposti dall'Agenzia delle entrate.

I costi legati alla gestione di una partita Iva agricola sono variabili e legate al regime fiscale scelto tra quello di esonero che vedremo nel dettaglio nel paragrafo successivo, quello semplificato e quello ordinario, nel caso in cui non si rientri nei requisiti per poter usufruire degli altri due regimi.

Al momento dell'apertura occorre versare il diritto camerale di 100 euro. Dopodiché bisogna versare il contributo minimo Inps di circa 1.500 euro. In ogni caso, l'Irpef non è calcolata sul reddito effettivo ma il reddito medio ordinario in base alle rendite catastali. Le aliquote Iva nel comparto agricolo sono variabili.

Spiegazione completa partita iva agricola

Aprire una partita Iva agricola comporta una serie di particolarità che la differenziano da altri regime fiscali. Pensiamo ad esempio all'accesso al regime di esonero per i produttori agricoli con reddito fino a 7.000 euro, purché sia formato per due terzi da cessioni di prodotti agricoli derivanti dall'attività e purché si si sia titolari di una partita Iva agricola.

In termini pratici significa che viene a cadere l'obbligo di presentare la comunicazione dati Iva e nella dichiarazione Iva annuale così come la registrazione dei corrispettivi nel liquidare l'imposta. Nella lista delle agevolazioni rientrano anche la mancata tenuta della contabilità e l'esenzione dalla registrazione delle fatture.

Naturalmente questa alleggerimento non comporta una totale libertà poiché restano gli obblighi di conservazione delle fatture di acquisto numerate così come delle bollette doganali e delle copie delle autofatture degli acquirenti.

Da un trattamento particolare all'altro, il regime speciale Iva degli agricoltori consente di calcolare l'Iva in modo forfettario con una percentuale di compensazione sull'ammontare del volume d'affari in base alla cessione di prodotti agricoli.

Le aliquote da considerare sono 3: 12,5% vini di uve fresche compresi gli spumanti, ma non i vini liquorosi e alcolizzati; 7% bovini vivi; 7,5% cavalli, asini, muli, bardotti, suini, ovini e caprini vivi, volatili, conigli, piccioni. Sul versante previdenziale si segnala invece l'esistenza di due casse previdenziali.

La prima è destinata ai coltivatori diretti con manodopera fino a due terzi di quella per i fabbisogni aziendali, e la Iap (Imprenditori agricoli professionali) per coloro in possesso di specifiche competenze in agricoltura che ricavano dalla loro attività almeno la metà del reddito dedicando almeno la metà del proprio tempo lavorativo.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il