Cosa fare in caso di malattia all'estero. Regole aggiornate INPS

Le regole 2019 Inps sono piuttosto scrupolose e cercano di coprire tutti i casi possibili di malattia di un lavoratore italiano, anche all'estero.

Cosa fare in caso di malattia all'estero. Regole aggiornate INPS

In un periodo di grande mobilità dei lavoratori può capitare di essere trasferiti temporaneamente all'estero ovvero in un Paese differente dall'Italia. E indipendentemente dalla durata può succedere di ammalarsi. Ebbene, cosa fare in questa situazione? Sono previste tutele per il lavoratore? Quali sono le regole aggiornate 2019 dell'Inps. La buona notizia è la conservazione dello stesso diritto all'indennità economica previsto in Italia nel caso di malattia all'estero, ma con un requisito fondamentale da rispettare e una differenza di base.

Il diritto è garantito solo per quei lavoratori che si trovano fuori dai confini italiani in via temporanea. In seconda battuta occorre distinguere tra Paese a Paese ovvero quelli dell'Unione europea, quelli che hanno stipulato accordi o convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con l'Italia, quelli che non hanno sottoscritto alcuna intesa con l'Italia.

Malattia all'estero, come chiedere il certificato medico

Le regole 2019 Inps sono piuttosto scrupolose e cercano di coprire tutti i casi possibili di malattia di un lavoratore italiano. Anche all'estero, dove è mantenuto il diritto all'indennità di malattia. La prima cosa da fare nel caso di malattia all'estero è rivolgersi al medico del Paese in cui si soggiorna temporaneamente per ottenere la certificazione dello stato di incapacità lavorativa. Il certificato va trasmesso entro due giorni all'Inps competente sulla base della residenza in Italia e con la stessa tempistica il lavoratore deve inviare al datore l'attestato della malattia.

Due precisazioni: se l'ultimo giorno è un festivo, la scadenza è prorogata al primo giorno successivo non festivo. E non è previsto l'obbligo di traduzione in lingua italiana. L'Inps può comunque richiedere la visita fiscale all'estero tramite l'autorità consolare italiana del Paese in cui soggiorna il lavoratore.

Queste regole sono valide nel caso all'interno dell'Unione europea ovvero in Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.

Oppure in quelli extra UE con cui l'Italia ha stipulato accordi o convenzioni bilaterali, come Argentina, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Jersey e Isole del Canale, Macedonia, Montenegro, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Serbia, Tunisia, Uruguay, Venezuela. Per tutti gli altri Paesi occorre la legalizzazione ovvero l'attestazione che il documento sia valido ai fini certificativi secondo le disposizioni locali. In termini pratici, basta un timbro della rappresentanza diplomatica o consolare italiana operante nel territorio estero.

Certificato medico e fasce di reperibilità all'estero

In buona sostanza, il lavoratore deve seguire le stesse norme in vigore in Italia, a iniziare dalla presentazione del certificato medico per ottenere la prestazione economica fino al rispetto delle fasce orarie di reperibilità. Più esattamente, il certificato medico deve contenere nell'ordine l'intestazione, i dati anagrafici del lavoratore che si è ammalato all'estero, la prognosi, la diagnosi di incapacità al lavoro, l'indirizzo di reperibilità, la data di redazione, il timbro e la firma del medico.

Lo stesso lavoratore è quindi tenuto a rispettare le fasce orarie di reperibilità nel caso di visita medica domiciliare che variano in base al comparto. I lavoratori pubblici devono farsi trovare nel domicilio indicato tre le ore 9 e 13 e tra le 15 e 18. I lavoratori privati devono invece essere reperibili tra le 10 e le 12 e tra le 17 e le 19.

Malattia all'estero durante le ferie, cosa fare

E se il lavoratore si ammala all'estero proprio durante il periodo di ferie? Se si verifica una malattia che impedisce davvero il godimento delle ferie (non basta un semplice mal di testa, per intenderci), il lavoratore ha il diritto di fruire del periodo di riposo non goduto, anche se si trova all'estero. Naturalmente deve informare subito il datore di lavoro e presentare il certificato medico.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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