Devo per forza affittare la casa per legge a qualsiasi persona o posso decidere di non affittarle a coppie non sposate, stranieri, coppie omosessuali, famiglie con cani o con tanti bambini? Si tratta di una domanda che ci viene spesso posta e a cui proponiamo adesso la risposta.
Il proprietario di un immobile ha in genere il diritto di scegliere a chi affittare la propria proprietà e non è obbligato a contrarre con chiunque faccia richiesta. Questo principio è radicato nella libertà contrattuale, che consente al padrone di casa di valutare e selezionare gli inquilini in base a criteri personali e oggettivi. Ma vediamo meglio:
Affittare una casa, posso dire di no agli inquilini che non voglio
Il caso particolare a cui fare attenzione perché illegale e discriminatorio
Il locatore può quindi decidere a chi affittare la propria proprietà senza obblighi o costrizioni. Significa che un proprietario può scegliere di affittare il proprio appartamento a una determinata categoria di persone, come famiglie con doppio stipendio, ed escluderne altre, come stranieri, single o studenti universitari. Questo diritto, però, non deve sfociare in discriminazione illegittima. La libertà contrattuale consente al locatore di decidere con chi stipulare un contratto, ma deve essere esercitata nel rispetto delle norme antidiscriminazione.
La normativa vigente prevede poche ipotesi in cui esiste un obbligo di contrarre ossia concludere un contratto con chiunque lo richieda e paghi il prezzo relativo. Tra questi casi si annoverano le attività in monopolio legale, i gestori di servizi pubblici, i datori di lavoro nei confronti delle categorie protette e particolari imprese commerciali. In queste situazioni, non è possibile rifiutare il servizio senza un legittimo motivo.
Le limitazioni all’affitto possono essere comunicate pubblicamente attraverso annunci con specifiche esclusioni. Ad esempio, un cartello Affittasi può indicare quali categorie di persone sono escluse dalla trattativa, oppure usare la dicitura Astenersi perditempo per poi escludere qualcuno durante il colloquio. Affidare questa scrematura a un'agenzia immobiliare è un'altra pratica comune e legittima.
Il locatore può anche richiedere informazioni sulla situazione economica del potenziale inquilino, come la busta paga o la dichiarazione dei redditi, per verificare la capacità di pagare regolarmente l'affitto. Sebbene l'inquilino possa invocare il diritto alla privacy, il proprietario ha il diritto di rifiutare la stipula del contratto in assenza di queste informazioni. Questo equilibrio tra diritti del locatore e tutela dalla discriminazione mira a garantire trasparenza e correttezza nel mercato degli affitti.
La Corte di Cassazione ha chiarito che annullare un contratto di locazione a una persona transgender costituisce discriminazione. In tale contesto, la persona transgender ha diritto al risarcimento del danno se la locazione viene annullata unicamente a causa del suo orientamento sessuale.
Nel caso esaminato, la Corte ha respinto il ricorso presentato dalla persona transgender. La società proprietaria dell'immobile aveva infatti annullato il contratto di locazione non per l'identità di genere del conduttore, ma perché quest'ultimo non risultava iscritto all'università, requisito specificato nell'annuncio pubblicitario e nel contratto preliminare.
La Cassazione ha ribadito con chiarezza che la disciplina antidiscriminatoria per ragioni di sesso nell'accesso a beni e servizi si estende alle persone transgender. L'identità di genere rientra infatti nella protezione offerta dalla Direttiva CE e dalla normativa italiana di attuazione.
Perché si verifichi una discriminazione diretta, la condotta deve comportare un trattamento svantaggioso per una persona basato su uno dei motivi vietati. Questo tipo di discriminazione si configura quando una persona, per ragioni legate alla sua identità di genere, è trattata meno favorevolmente rispetto a un'altra in una situazione analoga.