Buoni pasto e buoni spesa sono due forme di benefit aziendali utilizzate dalle imprese per supportare il benessere dei dipendenti e offrire vantaggi fiscali. Nonostante possano sembrare simili, presentano differenze in termini di utilizzo, limiti di importo, esenzioni fiscali e modalità di distribuzione. Analizziamoli insieme:
Buoni pasto: funzionamento, utilizzo e vantaggi fiscali
Buoni spesa: importo e modalità di distribuzione
Cosa cambia tra buoni pasto e buoni spesa
I buoni pasto sono benefit aziendali mirati a coprire le spese di consumo di pasti dei dipendenti e possono essere erogati sia in formato cartaceo sia elettronico. Possono essere utilizzati per l'acquisto di un pasto in ristoranti, bar e mense convenzionati, ma anche per comprare prodotti alimentari in supermercati e negozi di alimentari che accettano questa forma di pagamento. I buoni pasto sono uno strumento versatile per i dipendenti che non hanno accesso a una mensa aziendale e vogliono coprire parte delle spese per il pranzo o la cena.
L’importo massimo giornaliero per i buoni pasto elettronici è di 8 euro, mentre per quelli cartacei è fissato a 4 euro. Una peculiarità dei buoni pasto è che possono essere cumulati fino a un massimo di otto buoni per singolo acquisto. Non sono cedibili, né convertibili in denaro e devono essere utilizzati dal beneficiario stesso. I buoni pasto sono quindi legati all’acquisto di beni alimentari e non sono validi per altri tipi di prodotti.
Dal punto di vista fiscale, i buoni pasto sono un vantaggio sia per i dipendenti sia per le aziende. Per il lavoratore, i buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito fino agli importi massimi di 4 o 8 euro a seconda del formato, e quindi non sono soggetti a tassazione né a contributi previdenziali. Per l’azienda, le spese sostenute per i buoni pasto sono deducibili e beneficiano di un’aliquota Iva al 4% nel caso di quelli elettronici.
I buoni spesa, anche noti come buoni acquisto, sono più flessibili rispetto ai buoni pasto e possono essere utilizzati per una varietà di prodotti e servizi che vanno ben oltre il cibo. I buoni spesa possono essere destinati all’acquisto di abbigliamento, elettrodomestici, articoli di elettronica, carburante e molto altro, a seconda delle convenzioni stabilite con i punti vendita.
I buoni spesa non sono soggetti a un limite giornaliero di importo specifico come i buoni pasto, ma rientrano nella disciplina dei fringe benefit. Questo significa che i buoni spesa, quando concessi nell’ambito dei fringe benefit, non concorrono alla formazione del reddito del dipendente fino a una soglia annua di esenzione fiscale, che attualmente è fissata a 258,23 euro. Se l’importo dei buoni spesa supera questo limite, il dipendente è tenuto a pagare le tasse sull'intero valore dei buoni.
A differenza dei buoni pasto, i buoni spesa non richiedono l’adozione di un piano di welfare aziendale strutturato e possono essere distribuiti in modo più flessibile, a discrezione del datore di lavoro, per particolari occasioni come festività, anniversari aziendali o per incentivare la produttività. Essendo una forma di benefit più ampia e senza vincoli settoriali, i buoni spesa possono essere una soluzione interessante per le aziende che vogliono premiare i dipendenti con un incentivo versatile e non vincolato esclusivamente alle spese alimentari.
Dal punto di vista fiscale, i buoni spesa sono sottoposti a una normativa diversa rispetto ai buoni pasto. Quando rientrano nei fringe benefit, sono esenti da imposizione fiscale fino al limite annuo di 258,23 euro; oltre questo valore, però, l’intero importo diventa imponibile.
I buoni pasto sono destinati a coprire le spese di pasti e prodotti alimentari, mentre i buoni spesa possono essere utilizzati per un'ampia gamma di beni e servizi. Hanno un valore massimo giornaliero di 4 o 8 euro a seconda del formato, mentre i buoni spesa non sono soggetti a un limite giornaliero specifico, ma rientrano nei limiti annuali dei fringe benefit (258,23 euro).
I buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito nei limiti giornalieri previsti, mentre i buoni spesa sono esenti fino al limite annuo dei fringe benefit; in caso di superamento di questo valore, l’intero importo diventa tassabile. Sono limitati all’uso per pasti e beni alimentari, mentre i buoni spesa possono essere usati per acquisti di vario genere, rendendoli più flessibili.
I buoni pasto possono essere utilizzati in una rete convenzionata di ristoranti, bar e supermercati; i buoni spesa possono invece essere accettati da una gamma più ampia di negozi e fornitori, a seconda degli accordi stipulati.
L'erogazione di buoni pasto e buoni spesa non è obbligatoria per legge e dipende dagli accordi contrattuali o aziendali. I buoni pasto sono titoli di pagamento che i datori di lavoro possono fornire ai dipendenti per l'acquisto di pasti o generi alimentari. Secondo la normativa in vigore, ne hanno diritto i lavoratori subordinati sia a tempo pieno sia parziale, i collaboratori e i lavoratori autonomi. L'erogazione dei buoni pasto, sottolineamo, non è un obbligo per il datore di lavoro.
I buoni spesa, noti anche come buoni acquisto, sono voucher che i datori di lavoro possono offrire ai dipendenti per l'acquisto di beni o servizi in esercizi convenzionati. Rientrano nelle politiche di welfare aziendale e possono essere utilizzati per l'acquisto di beni come prodotti alimentari e di servizi come corsi di formazione. Anche in questo caso, l'erogazione dei buoni spesa non è obbligatoria per legge e dipende dalle politiche aziendali o da accordi individuali.