L’apertura della partita IVA da parte di chi è già impiegato come lavoratore subordinato nel settore privato è un tema particolarmente attuale e spesso fonte di dubbi operativi.
Molti dipendenti desiderano affiancare alla propria attività un percorso autonomo, ma ci sono regole specifiche da rispettare in questo caso.
Nell’ordinamento italiano non è generalmente vietato a chi è assunto in azienda privata di intraprendere un’attività autonoma con partita IVA.
Due principi chiave intervengono a delimitare questa possibilità: da un lato la libertà di iniziativa economica, sancita dalla Costituzione, dall’altro, la tutela dell’interesse aziendale tramite specifici obblighi previsti dal Codice Civile e dalla contrattazione collettiva.
Il rapporto di lavoro dipendente è disciplinato da specifiche norme che tutelano sia il datore di lavoro sia l’interesse del lavoratore all’autorealizzazione professionale.
Non esiste, per chi è assunto nel settore privato, un divieto assoluto di svolgere una seconda attività in proprio aprendo una Partita Iva.
Tuttavia, la validità giuridica della coesistenza di lavoro subordinato e autonomo dipende da alcune condizioni:
L’eventuale inosservanza di tali limiti può comportare richiami disciplinari, sanzioni, fino al licenziamento per giusta causa.
Una delle condizioni che il lavoratore dipendente deve rispettare se vuole aprire una Partita Iva per fare una seconda attività in proprio è quella di non tradire mai il patto di fedeltà e gli accordi di non concorrenza.
Il lavoratore è tenuto ad astenersi dal trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con il datore di lavoro. In presenza di patto di non concorrenza, valido solo se circoscritto e con equo corrispettivo, il divieto di svolgere attività analoghe si estende anche oltre la cessazione del rapporto e comunque per un massimo di cinque anni.
Un obbligo di riservatezza protegge l’azienda dalla divulgazione di informazioni o dati interni non pubblici, anche dopo il termine del rapporto di lavoro. La violazione di questi obblighi espone il lavoratore a gravi conseguenze, incluso il licenziamento e il risarcimento dei danni subiti dall’azienda.
In ogni caso, è sempre importante verificare quanto previsto nel proprio contratto individuale e nel CCNL applicato, per eventuali clausole più stringenti.
Quando si avvia una partita IVA da lavoratore subordinato, si generano due distinti redditi: quello da lavoro dipendente e quello da lavoro autonomo (professionale o imprenditoriale). Entrambi vanno indicati separatamente nella dichiarazione dei redditi. Si possono scegliere diversi regimi:
| Regime | Limite reddito dipendente | Aliquota | IVA |
| Forfettario | ≤ 30.000 € | 5-15% | No |
| Ordinario | nessuno | da 23% a 43% | Sì |
Sotto il profilo previdenziale, in linea generale:
La mancata osservanza degli obblighi posti dalla disciplina civile, contrattuale e fiscale può comportare gravi conseguenze: