Si può cambiare residenza per smart working o non è possibile

Se c'è un importante aspetto da comprendere che regola il funzionamento dello smart working in ottica cambio residenza è che l'accordo tra lavoratore e datore va messo per iscritto.

Si può cambiare residenza per smart work

Con lo smart working si può cambiare residenza?

La residenza è il luogo in cui una persona stabilisce la sua dimora abituale. Si tratta di un concetto ben più incisivo rispetto al domicilio che ha invece un carattere temporaneo. Sulla scorta delle norme governative che hanno incoraggiato il lavoro a distanza, cambiare residenza per smart working.

Quello che fino a pochi anni fa rappresentava una modalità di lavoro dai contorni sconosciuti ha ormai fatto il suo dirompente ingresso anche in Italia. Si tratta dello smart working ovvero del lavoro a distanza o da remoto e con molti punti in comune con il telelavoro.

Un concetto fondamentale da non perdere di vista è il mantenimento dei medesimi diritti tra dipendenti in presenza e dipendenti in smart working. Lavorare a distanza consente di fatto di potersi allontanare dalla sede dell'azienda anche di centinaia di chilometri. E allora ci si domanda se si può cambiare residenza per smart working o non è possibile.

La vicenda è da alcuni mesi al centro delle discussioni anche per via di un contenzioso tra un datore di lavoro e un dipendente. La sentenza dei giudici sembra quindi aver messo la parola fine sulla questione e cale quindi la pena approfondire gli ultimi aggiornamenti in materia:

  • Con lo smart working si può cambiare residenza o no
  • Documenti e tempi per smart working e residenza

Con lo smart working si può cambiare residenza o no

La residenza è il luogo in cui una persona stabilisce la sua dimora abituale. Si tratta di un concetto ben più incisivo rispetto al domicilio che ha invece un carattere temporaneo.

In ogni caso non è definitiva poiché ciascun cittadino può cambiare la residenza tutte le volte che si trasferisce, sia all'interno di uno stesso comune e sia da una città o da una regione all'altra. Al di là delle scelte di vita, sono proprio i motivi di lavoro a spingere a cambiare residenza.

Ebbene, come di recente confermato dalla Corte di Cassazione, sulla scorta delle norme governative che hanno incoraggiato il lavoro a distanza, cambiare residenza per smart working. Si può fare anche "quando il soggetto si rechi a lavorare o a svolgere altre attività fuori dal Comune di residenza, sempre che conservi in esso l'abitazione, vi ritorni quando possibile e vi mantenga il centro delle proprie relazioni familiari e sociali".

Secondo gli Ermellini- come messo nero su bianco nella sentenza - a incidere nell'individuazione della residenza è la permanenza in un luogo per un periodo prolungato, ma tale che non debba essere necessariamente prevalente sotto un profilo quantitativo, dovendo tale elemento coniugarsi con quello altrettanto rilevante, anzi dirimente, dell'intenzione di stabilirvisi stabilmente, rivelata dalle proprie consuetudini di vita e dalle proprie relazioni familiari e sociali.

Documenti e tempi per smart working e residenza

Se c'è un importante aspetto da comprendere che regola il funzionamento dello smart working in ottica cambio residenza è che l'accordo tra lavoratore e datore va messo per iscritto.

Si tratta di un passaggio fondamentale ai fini della regolarità amministrativa e della disciplina dell'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali. Tra l'altro questa specifica è fondamentale anche in riferimento alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro e agli strumenti utilizzati dal lavoratore.

L'accordo individua i tempi di riposo del lavoratore e le misure tecniche e organizzative per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro dalla residenza scelta. Altro aspetto pratico strettamente legato è quello delle tempistiche.

Il contratto tra le parti può infatti essere a termine o a tempo indeterminato, ma solo in questo ultimo caso il recesso può avvenire con un preavviso di almeno giorni.

In presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti tra datore e lavoratore può comunque recedere prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato, senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato.

Il datore di lavoro deve consegnare al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza un'informativa scritta sui rischi generali e rischi connessi alla modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.

Da parte sua il lavoratore è tenuto a collaborare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore per fronteggiare i rischi connessi all'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali ovvero nella sua residenza.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il