Mascherine a prezzi gonfiati, corruzione e sistema in tilt. Le tante verità

di Marianna Quatraro pubblicato il
Mascherine a prezzi gonfiati, corruzione

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Mascherine introvabili e se disponibili in vendi a prezzi altissimi: motivi e verità su gare di appalto e non solo. Cosa sta accadendo

Mascherine introvabili e lì dove presenti vendute a prezzi gonfiatissimi, frodi online e non solo: cosa sta accadendo nel nostro Paese ai tempi dell’emergenza coronavirus quando tutto il sistema dovrebbe funzionare talmente perfettamente da permettere a tutti i cittadini di proteggersi e tutelarsi, con particolare riferimento a medici e infermieri e altro personale sanitario per cui scarseggiano non solo mascherine ma anche camici. Quali sono le verità di ciò che sta accadendo per la vendita delle mascherine per proteggersi dal contagio coronavirus?

Mascherine introvabili e a prezzi gonfiati le denunce

L’Italia è stato il primo Paese dell’Europa ad essere colpito dal coronavirus che si è diffuso in maniera rapidissima arrivando, ad oggi, a far contare circa 50mila contagiati e quasi 5mila decessi. Sono numeri da paura, numeri che hanno portato il governo Conte in queste ultime settimane a varare una serie di decreti, a partire dal Cura Italia per arrivare a quello in vigore da oggi 23 marzo sui divieti più stringenti previsti per evitare una ulteriore diffusione del contagio, numeri che dimostrano come siano sempre più necessarie misure di protezione. Tra queste anche le mascherine.

Nelle ultimissime settimane il dibattito sulla vendita delle mascherina ffp 2 ed ffp 3 ma anche chirurgiche è stato vivacissimo, perché si tratta delle uniche mascherine valide per evitare il contagio da coronavirus tra persone ma assolutamente introvabili nel nostro Paese, indisponibili anche per gli stessi medici che rischiano la vita ogni giorno, e, se disponibili, in vendita a prezzi decisamente gonfiati. Da denuncia.

Purtroppo tra frodi e corruzione, il sistema sembra essere andato del tutto in tilt: ci sono state, infatti, ditte che hanno annullato gli ordini fatti di mascherine perché, hanno spiegato, sono terminate le scorte, ma in realtà si è trattato e si tratta di scorte disponibili che vengono però vendute da intermediari e soprattutto, come riportano diverse denunce, a prezzi 166 volte il prezzo originario.

E’ quanto accaduto in diverse regioni d’Italia, dalla Toscana, all’Emilia Romagna, alla Puglia, senza risparmiare la Lombardia in ginocchio, dove, a Milano, come denunciato qualche settimana fa, per quattro mascherine ffp3 è stato pagato un conto da 240 euro.

Gli ordini fatti dalla Protezione Civile, 19 milioni di mascherine, sono state alla fine vendute a Paesi che hanno offerto prezzi più alti. Del resto, le stesse aziende cui erano stati commissionati gli ordini hanno come must quello del guadagno, anche in tempi di grave emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo a causa della diffusione del Covi-19.

Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, stima in 90 milioni di pezzi il fabbisogno mensile di mascherine per l’Italia, mascherine che però non sono disponibili, nonostante la stessa Protezione civile abbia contratti in essere per 56 milioni e distribuisca alle Regioni in media 1,2 milioni di mascherine al giorno, eppure in Lombardia mancano le mascherine, nelle Asl di Roma usano per giorni mascherine di carta e inadeguate.

Per far capire come e di quanto siano aumentati i prezzi delle mascherine, basta dire che ad ottobre, quando l’emergenza coronavirus non era ancora nemmeno del tutto esplosa in Cina ma ci si attendeva un disastro sanitario, le mascherine ffp3 3M, la multinazionale americana decisamente monopolista del settore delle mascherine protettive, venivano vendute al costo 1,25 euro l’una (prezzo di gara). A gennaio il prezzo delle stesse mascherina era salito dai 6 ai 10 euro l’una.

In Toscana, la Mediberg srl vince un bando a 3 centesimi al pezzo, ma solo dopo poco la ditta stessa denuncia l’impossibilità di trovare il tnt, il materiale di cui sono fatte, e così la Regione pur di avere mascherine disponibili decide di acquistarle da ditte che le vendo a 1,6 euro al pezzo. Si sale, dunque, da 3 centesimi a quasi 2 euro.


Mascherine a prezzi gonfiati tante verità su corruzione e sistema in tilt

Il sistema in tilt su ordini e vendite delle mascherine nel nostro Paese è stato oggetto di diverse discussioni e dubbi, a partire dalla gara d’appalto Consip per l’aggiudicazione di produzione e vendita di mascherine.

Per aiutare la Protezione Civile nel reperimento delle mascherine e altro materiale sanitario necessario in questo momento di forte emergenza, Consip ha lanciato e chiuso gare in pochi giorni. Per il primo ordine fatto sono risultati aggiudicatari della gara, rispettivamente, Biocrea Società Agricola, Betatex Spa, Benefis Srl, ICR Spa.

Dopo poche ore dallo stesso sito Consip è cancellato il nome della società agricola tra gli aggiudicatari della gara per la fornitura delle mascherine, azienda che avrebbe dovuto produrre un numero complessivo di 32 milioni di mascherine insieme alle altre tre aziende, ed è partita una nuova gara per produrre altri 10 milioni di mascherine, cosa che allunga i tempi di consegna e conseguente disponibilità

Il problema è che tra i vincitori dei bandi la storia di Biocrea, società agricola che nulla a che fare con il materiale sanitario, considerando che si tratta di un’azienda agricola con sede legale a Milano e fisica in Emilia che produce cereali, alleva bestiame e può produrre energie alternative.

Sulla Biocrea sono sorti diversi dubbi, riportati da Openonline: primo, la società è stata venduta proprio nei giorni in cui si decideva della gara ad una nuova proprietaria; secondo l’ex proprietario, e qui sorgono diverse domande, è ben noto perché balzato alle cronache giudiziarie; terzo è un’azienda agricola e quindi cosa c’entra con la produzione di mascherine.

La storia, dunque, incuriosisce perché:

  • Biocrea è un’azienda agricola che non ha nella sua ragione sociale produzione di materiali sanitari;
  • l’ex proprietario è sotto inchiesta, è Antonello Ieffi, imprenditore nel settore del fotovoltaico ma poco esperto in materiale sanitario, attualmente a processo per traffico di influenze e presunta vittima di sequestro di persona ed estorsione da parte di Tamara Pisnoli, ex moglie del calciatore della Roma Daniele De Rossi;
  • il passaggio al nuovo proprietario è avvenuto proprio in prossimità del termine della gara d’appalto;
  • pur essendo azienda agricola e non di produzione dei materiali sanitari è risultata la prima aggiudicataria per la produzione di mascherine rispetto alla seconda e terza aggiudicatarie della gara, Betatex Spa e Benefis Srl, che invece sono aziende che operano prettamente nel campo sanitario, e alla quarta aggiudicataria Icr, che è un’azienda che produce principalmente articoli di cancelleria ma in grado anche di produrre mascherine di carta.

Ma come mai allora Biocrea che nulla ha a che fare con materiali sanitari, proprio nel pieno di una emergenza senza precedenti nel nostro Paese, è riuscita ad aggiudicarsi una gara tanto importante per la produzione di milioni di mascherine?

Per avere risposte chiare e informazioni che non sappiano di ‘gioco sporco’ e di ‘classica corruzione all’italiana’, Openonline ha contattato direttamente la Consip che spiegato come le aziende riportate sul sito stesso Consip come aggiudicatarie della gara per produzione e vendita di mascherine sono le aziende hanno effettivamente hanno vinto e che chi ha partecipato alla gara ha dichiarato di avere le competenze tecniche per svolgere il compito, presentando apposito un’autocertificazione, di cui eventualmente risponde.

La stessa Consip ha, inoltre, precisato che data la situazione di emergenza e urgenza attuale, si occupa solo di controllare i documenti e tocca poi alle aziende vincitrici consegnare le dovute autocertificazioni. Se queste dovessero risultare false, le aziende rischiano da un punto di vista penale.

Tuttavia dopo i dubbi sollevati dalla pubblicazione dell’articolo di Openonline, Biocrea è stata esclusa dalla lista degli aggiudicatari della gara, forse dopo alcune verifiche, probabilmente perché è risultata non avere i requisiti per concludere la commessa.

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