Stop vendita cannabis light. Pericolosa per Consiglio Superiore Sanità. Motivi. Arresti e sequestri

La partita è ancora aperta perché nessuna decisione è stata ancora assunta, tuttavia un primo importante macigno sul futuro della cannabis light è stato piazzato.

Stop vendita cannabis light. Pericolosa

Cannabis light, boom italiano


Il Consiglio superiore di sanità si è espresso: no alla vendita di cannabis light. Il parere richiesto dal Ministero della Salute mortifica le aspettative dei poco meno di 500 piccoli imprenditori italiani che hanno scommesso su questo prodotto. A detta dell'organismo sanitario, la cannabis può essere pericolosa e di conseguenza gli esercizi commerciali vanno chiusi. La partita è ancora aperta perché nessuna decisione è stata ancora assunta, tuttavia un primo importante macigno è stato piazzato. A bilanciare i pesi sulla bilancia ovvero ad assestare il colpo decisivo, potrebbe essere l'Avvocatura generale dello Stato, a cui la ministra Giulia Grillo si è rivolta per un altro parere. Non è da escludere che il percorso della cannabis light possa essere simile a quello delle sigarette elettroniche, prima distribuite senza limiti e poi ridimensionati.

Cannabis light, boom italiano

Il boom della cannabis light nasce con l'approvazione della legge numero 242 del 2016 dal titolo "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa". Con la norma non è più necessaria l'autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l'obbligo di conservare per almeno 12 mesi i cartellini delle sementi. La percentuale di Thc nelle piante può oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare problemi per l'agricoltore. Se ammonta a 44 milioni di euro il fatturato annuo che potrebbe portare la cannabis light, 6 milioni di euro sono invece le entrate per lo Stato mentre il fatturato medio annuo di queste attività commerciali si aggira sui 35-40.000 euro. Ma dove sono localizzati i negozi in Italia?

  1. Friuli Venezia Giulia 4
  2. Trentino Alto Adige 8
  3. Veneto 36
  4. Lombardia 83
  5. Piemonte 36
  6. Emilia Romagna 60
  7. Liguria 14
  8. Toscana 36
  9. Abruzzo 6
  10. Molise 1
  11. Marche 12
  12. Umbria 8
  13. Lazio 57
  14. Campania 32
  15. Puglia 29
  16. Basilicata 3
  17. Calabria 8
  18. Sicilia 33
  19. Sardegna 16

Secondo il Css, non può essere esclusa la pericolosità della cannabis light perché gli effetti del Thc anche a bassa concentrazione su alcune categorie come anziani, donne in allattamento o soggetti con patologie sono ancora poco studiati. Il punto, rileva ancora, è che tra le finalità della coltivazione della canapa industriale previste dalla legge non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico.

E intanto arresti e sequestri

La stretta cronaca racconta poi che a Macerata la polizia ha chiuso due negozi specializzati nella vendita di prodotti a base di cannabis light. Si trattava in realtà di vera e propria sostanza stupefacente ovvero marijuana con principio attivo di 0,60%, idoneo a procurare effetti droganti con danni alla salute fisica e psichica dei giovanissimi clienti, spiegano gli inquirenti e dunque è una situazione ben diversa da quella per cui il Ministero ha chiesto un parere al Consiglio superiore di sanità. E che il clima sia caldissimo è dimostrato dagli interrogativi di edicolanti di Padova che hanno chiesto ai carabinieri se potevano vendere una rivista di settore con cannabis come gadget (The Botanist), senza incorrere in multe. Oltre al giornale era infatti presente un sacchetto contenente un grammo di cannabis light. Il prezzo? 13,90 euro.