Tasse case in affitto 2019, quale conviene tra cedolare secca e Irpef tradizionale

di Marianna Quatraro pubblicato il

La cedolare secca è applicata sul reddito dell’attività di locazione. Con l'Irpef tradizionale il contribuente dichiara il 95% del canone se libero, il 66,5% se concordato o se affitto a studenti

Tasse case in affitto 2019, quale convie

Cedolare secca o Irpef tradizionale: quale è il regime fiscale che conviene di più?

Si può risparmiare sulle tasse da pagare per le case in affitto nel 2019? La risposta a questa domanda è si, ma per prendere la decisione più conveniente, bisogna conoscere ogni aspetto che riguarda il regime fiscale di tassazione. La scelta cadrà tra la cedolare secca ed il regime Irpef tradizionale, e per comprendere quale di questi due regimi fiscali sarà più conveniente non si ci potrà affidare a regole certe valide sempre, ma sarà necessario analizzare caso per caso e poi sarà possibile capire quale conviene di più tra cedolare secca ed Irpef tradizionale.

Tasse case in affitto quando conviene la cedolare secca

Prima di vedere quale conviene tra cedolare secca ed Irpef tradizionale per quanto riguarda le tasse da pagare sulle case in affitto ecco invece i vantaggi della cedolare secca. Questo regime viene applicato su tutto il reddito derivante dall’attività di locazione. Il regime Irpef tradizionale invece, con l'opzione affitto libero, obbliga il contribuente a dichiarare il 95% del canone. Nel caso di canone concordato, oppure se l'appartamento è affittato a studenti fuori sede, la percentuale scende al 66,5%. Questo conferma il fatto che non c’è una regola fissa che stabilisce quando conviene la cedolare secca. Per capire se e quando conviene bisogna valutare caso per caso tenendo in considerazione l'esistenza di un diritto a detrarre le imposte, il tipo di contratto, le aliquote relative alle addizionali applicate da comuni e regioni e infine l'aliquota marginale.

Cedolare secca o Irpef tradizionale quale conviene

A sua volta anche il regime fiscale della cedolare secca, che in molti casi può essere vantaggioso per chi deve pagare le tasse per le case in affitto in questo 2019, si articola in tre diverse versioni. Vediamo quali sono:

  • Cedolare secca al 10% per i contratti di affitto meglio conosciuti come contratti a canone concordato o a equo canone. Fino al 2013 la percentuale era al 15%;
  • Cedolare secca al 10% per i contratti di affitto cosiddetti Piani casa;
  • Cedolare secca al 21% per i contratti di affitto ordinari. Questa tipologia di cedolare secca non può essere applicata all’equo canone e al canone concordato.

E allora questo è il momento di capire tra cedolare secca e Irpef tradizionale, quale sia il regime fiscale che conviene di più. Iniziamo dicendo che, se è vero che la cedolare secca garantisce, in generale, un risparmio inequivocabile è pur vero che bisogna prendere in considerazione anche altri aspetti che in qualche modo ne attenuano la convenienza. Come per esempio il fatto di non poter usufruire alle detrazioni e alle deduzioni previste dall’Irpef sui redditi da locazione soggetti a cedolare secca. Altro aspetto da tenere bene in considerazione è quello del reddito di chi affitta il proprio bene immobile.

Se la rendita rappresenta l’unico reddito allora conviene valutare se esso rientri nella cosiddetta no tax area, ovvero in quella fascia di reddito basso, sul quale non è previsto alcun prelievo fiscale. In questo caso il regime della cedolare secca non è da prendere in considerazione visto che non prevede alcuna soglia di esenzione fiscale ed il pagamento sarà in ogni caso dovuto. Il regime Irpef tradizionale invece prevede l’esenzione totale per i redditi fino a 8.125 euro.

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