Rifiutare una mansione, di fare un lavoro richiesto dalla azienda. E' possibile o no. E rischi

di Marianna Quatraro pubblicato il
Rifiutare una mansione, di fare un lavor

Rifiutare una mansione, cosa si rischia

Il problema si pone nel momento in cui il dipendente viene chiamato dal datore di lavoro a svolgere mansioni non previste nel contratto di lavoro in base alla qualifica.

Sono frequenti i casi in cui un lavoratore è chiamato all'esecuzione di mansioni che ritiene di non dover svolgere. Nella maggior parte dei casi il rifiuto a dare seguito alle direttive del datore di lavoro è ricondotto all'inferiorità dei compiti assegnati rispetto a quanto indicato nel contratto di lavoro.

Altre volte il rifiuto è motivato dai dubbi del lavoratore sull'effettiva capacità a eseguire mansioni per cui non ha competenza e dunque con il rischio di compromettere il risultato finale e perfino la carriera all'interno dell'azienda.

Si tratta di questione che, oltre a essere ripetute nel tempo e in più contesti, sono delicate e spesso e volentieri finiscono davanti a un giudice. Quando si può parlare di comportamento scorretto del datore di lavoro e quando di insubordinazione del lavoratore nell'eseguire le mansioni richieste?

E quando, molto più semplicemente, è possibile dire no a una mansione senza temere conseguenze. Approfondiamo la questione vedendo

  • Mansione rifiutata dal lavoratore, è possibile
  • Rifiutare una mansione, cosa si rischia

Mansione rifiutata dal lavoratore, è possibile

Per mansioni si intende quell'insieme dei compiti che il lavoratore è tenuto ad adempiere in esecuzione del contratto di lavoro. Ad aver messo un punto fermo sulla possibilità per il lavoratore di rifiutare una mansione ci ha pensato la Corte di Cassazione con una importante sentenza.

Il punto di partenza è il dovere di fedeltà del dipendente ovvero l'obbligo di dare seguito alle direttive aziendali. Il problema si pone nel momento in cui viene chiamato a svolgere mansioni non previste nel contratto di lavoro in base alla qualifica, sia che si tratta di compiti inferiori e sia estranei alle proprie competenze.

Normativa alla mano, il datore di lavoro mantiene il potere direttivo su dipendenti e collaboratori ma non può procedere al demansionamento del lavoratore, a meno che non è previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di appartenenza oppure se la modifica dell'organizzazione aziendale incide sulla posizione del lavoratore.

Tuttavia, lo stesso dipendente non può muoversi in autonomia e deve ricorrere al giudice per poter rifiutare lo svolgimento di una mansione. In caso contrario rischia l'applicazione di una sanzione disciplinare.

Rifiutare una mansione, cosa si rischia

Come abbiamo visto, il posto di lavoro può essere terreno di scontro tra il datore di lavoro che dà una interpretazione ampia della prestazione e la giustifica con le esigenze dell'organizzazione produttiva.

E quella del lavoratore che si attiene rigorosamente agli accordi raggiunti al momento dell'assunzione e quindi compatibili con quelli della qualifica di appartenenza. Il rischio di rifiutare una mansione assegnata significa ad andare incontro a sanzioni ovvero il rimprovero verbale, l'ammonizione scritta, la multa, la sospensione della retribuzione e dal servizio, il trasferimento.

Se i nuovi compiti sono inferiori, lavoratore e datore sono chiamati a sottoscrivere accordi di dequalificazione che devono rispettare l'interesse del dipendente a conservare il lavoro, migliorare la professionalità e le condizioni di vita. E devono essere raggiunti in una sede protetta, ad esempio le commissioni di certificazione dei contratti, l'Ispettorato territoriale del lavoro o un sindacato.

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