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Padelle antiaderenti, 17 su 31 hanno sostanze nocive: i segnali per capire se si hanno già nella propria casa

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
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Un’analisi tedesca su 31 padelle online rivela che 17 hanno un rivestimento a base di Pfas e 5 restano dubbie. I segnali per riconoscerle a casa tua.

Quante volte hai girato una frittata o rosolato un filetto in una padella antiaderente senza chiederti di cosa fosse fatto davvero il rivestimento? Un’indagine recente del Centro Consumatori del Nord Reno-Vestfalia (Verbraucherzentrale NRW) mostra che la risposta non è affatto semplice. Su 31 padelle in vendita online, 17 hanno un rivestimento a base di Pfas, 9 ne sono prive e per 5 non è stato possibile stabilirlo. Vediamo cosa significa e come controllare ciò che hai in casa.

Cosa sono i Pfas e perché si parla tanto di padelle

I Pfas (sostanze per e polifluoroalchiliche) sono una vasta famiglia di composti chimici noti come “sostanze chimiche eterne”, perché non si degradano e si accumulano nel tempo in acqua, suolo e organismo umano. Il rivestimento antiaderente più diffuso, il PTFE, venduto con il marchio Teflon, appartiene proprio a questa famiglia.

Secondo il Centro Consumatori tedesco, il problema principale del PTFE riguarda meno l’uso quotidiano in cucina e più produzione e smaltimento. Nella fabbricazione si impiegano ausiliari fluorurati che, vicino ai siti industriali, hanno già causato contaminazioni di acqua, terreni e persone. Anche a fine vita il materiale può creare guai: se bruciato a temperature inferiori ai 1.000 gradi circa, rilascia Pfas.

Nel giugno 2026 gli esperti del Centro Consumatori del Nord Reno-Vestfalia hanno selezionato 31 padelle vendute online per le quali non era chiaro, a prima vista, come fosse ottenuto l’effetto antiaderente. Una scelta non casuale: è proprio questa opacità, spesso mascherata da nomi di fantasia, a mettere in difficoltà chi compra.

Il lavoro di verifica si è articolato in due fasi:

  • 13 padelle: la presenza o l’assenza di Pfas è emersa consultando i siti web, interrogando i chatbot messi a disposizione dai negozi o leggendo i manuali d’uso.
  • 18 padelle: nei negozi online non c’era alcuna indicazione sul rivestimento, quindi sono stati contattati direttamente produttori o rivenditori.
Il fatto che per oltre la metà dei prodotti servisse scrivere ai produttori è già un dato eloquente sulla scarsa trasparenza del mercato.

I risultati: 17 con Pfas, 9 senza, 5 dubbie, e i segnali per capire se hai già una padella con Pfas

Il bilancio finale dell’indagine è questo:

  • 17 padelle su 31 presentano un rivestimento a base di Pfas;
  • 9 padelle su 31 risultano prive di Pfas, secondo le informazioni fornite;
  • 5 padelle su 31 restano incerte: la natura del rivestimento non è stata chiarita.
In altre parole, più della metà dei modelli esaminati contiene Pfas, e circa una padella su sei non permette al consumatore di sapere cosa stia usando. Il Centro Consumatori ha pubblicato una tabella con i risultati, consultabile sul sito della Verbraucherzentrale NRW, che indica quali padelle e quali rivestimenti contengono Pfas, ove le informazioni fossero disponibili.

Non serve un laboratorio. Gli esperti indicano alcuni indizi pratici da cercare sul manuale d’uso, sulla confezione o sulla scheda del prodotto:

1. Il limite di temperatura

Se le istruzioni avvertono di non superare i 230 °C o i 260 °C, quasi certamente c’è di mezzo il PTFE. Le padelle senza rivestimento in plastica fluorurata non hanno di solito limiti così stringenti.

2. L’avviso sugli utensili

Diciture come “usare solo utensili in silicone o legno” oppure “non usare spatole di metallo” indicano uno strato delicato e facile da graffiare, tipico dei rivestimenti in PTFE.

3. Il trucco della “ceramica”

Attenzione ai nomi che suonano rassicuranti. Alcune padelle definite “ceramiche” contengono in realtà PTFE con particelle ceramiche aggiunte. Per andare sul sicuro cerca indicazioni esplicite come “100% privo di PTFE” o “senza Pfas”. Non è detto che una padella ceramica sia automaticamente priva di Pfas.

4. Il nome di fantasia

Molti produttori battezzano il proprio antiaderente con denominazioni commerciali creative senza specificare il materiale. Se il nome non spiega nulla, diffida e chiedi chiarimenti.

5. La dicitura “senza PFOA”

Questo è uno dei punti più fraintesi. Il PFOA è un ausiliario di produzione particolarmente tossico, oggi vietato. L’etichetta “PFOA free” significa in genere solo che è stato sostituito da altri composti fluorurati, come il GenX, che per ambiente e salute restano altrettanto problematici. Le padelle davvero prive di Pfas vengono pubblicizzate come “senza Pfas” o “senza fluoro”.

Quando una padella antiaderente diventa un rischio per la salute

Secondo l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), citato dal Centro Consumatori, l’uso domestico delle padelle in PTFE è sicuro se fatto correttamente. Ci sono però due situazioni critiche.

Surriscaldamento a vuoto. Una padella in PTFE lasciata sul fuoco senza cibo può superare facilmente i 360 °C, in appena 2 o 5 minuti sulle cucine moderne. A quel punto il rivestimento si decompone e libera vapori tossici, che nell’uomo possono provocare sintomi simili all’influenza e che sono letali per gli uccelli domestici. Con alimenti ricchi d’acqua nella padella, invece, il rischio di surriscaldamento è molto basso.

Usura e microplastiche. Il PTFE si graffia con facilità. Durante l’uso possono staccarsi particelle di plastica, anche micro e nanoplastiche. Ingerire frammenti più grandi non è considerato dannoso, perché vengono espulsi senza essere digeriti, ma gli effetti delle particelle più minuscole sono ancora poco studiati. Per prudenza, una padella molto rovinata andrebbe sostituita.

Se si ha una padella con Pfas, non occorre correre a buttare tutto. Alcune regole di buon senso riducono i rischi:

  • Non scaldare mai la padella vuota e non superare le temperature indicate dal produttore.
  • Usa utensili in legno (il legno duro va bene per tutte le padelle) ed evita quelli in metallo.
  • Evita utensili in nylon o silicone esposti a lungo al calore intenso.
  • Sostituisci le padelle visibilmente graffiate o con il rivestimento che si sfalda.
  • Se ventili la cucina e tieni gli uccelli lontani durante la cottura, riduci ulteriormente i rischi.
Quando poi smaltirai una vecchia padella, ricordati che va conferita secondo le regole di raccolta differenziata del tuo comune e non bruciata in modo improprio, perché la combustione a basse temperature rilascia Pfas.

Le alternative: cosa comprare al posto dell’antiaderente

Il Centro Consumatori propone un confronto tra i materiali più diffusi. Nessuno è perfetto, ma alcune opzioni hanno una durata molto maggiore e non contengono plastiche fluorurate:

  • Acciaio inox senza rivestimento. Praticamente indistruttibile, adatto alla lavastoviglie e versatile. Richiede un po’ di pratica per evitare che il cibo si attacchi. Un trucco: scalda la padella finché una goccia d’acqua “balla” sulla superficie senza evaporare subito, aggiungi poco olio, poi il cibo e abbassa la fiamma.
  • Ferro e ghisa senza rivestimento. Molto durevoli, sviluppano con il primo “bruciatura” (seasoning) una patina naturalmente antiaderente e sono ottime per dorare. Sono pesanti, non vanno in lavastoviglie e non sono adatte a cibi acidi come il sugo di pomodoro. Si puliscono con un panno e un po’ di olio, eventualmente con sale per le incrostazioni, e vanno conservate asciutte per evitare la ruggine.
  • Padelle con rivestimento ceramico. Offrono effetto antiaderente e buona versatilità, ma l’efficacia diminuisce col tempo, possono contenere olio di silicone e non vanno in lavastoviglie. Se le scegli, verifica la dicitura “senza Pfas”.
  • Padelle in PTFE. Cuociono con poco grasso, ma non sono indicate per le alte temperature, si graffiano facilmente, possono rilasciare microplastiche, producono gas tossici se surriscaldate e hanno un forte impatto ambientale.
Prima di comprare una padella, soprattutto online, segui questa piccola checklist:
  1. Cerca la dicitura “senza Pfas” o “senza PTFE” nella scheda prodotto, non fermarti a “senza PFOA”.
  2. Leggi il manuale d’uso (spesso scaricabile prima dell’acquisto) e controlla limiti di temperatura e avvertenze sugli utensili.
  3. Diffida dei nomi di fantasia per il rivestimento: chiedi al venditore di specificare il materiale.
  4. Scrivi al produttore se le informazioni mancano. L’indagine tedesca dimostra che per molte padelle è l’unica strada, e che i produttori sono tenuti a rispondere.
  5. Valuta materiali senza rivestimento se cerchi la massima durata e vuoi evitare del tutto il tema Pfas.

 

 




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...