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Affittare casa e non comprarla significa buttare via i soldi ma i numeri dimostrano che questa idea non è sempre vera

di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il

Affittare o comprare casa è una delle scelte più discusse in Italia. Dati reali, fattori economici, rischi e rendimenti per sfatare miti e presentare un quadro aggiornato del mercato immobiliare nazionale.

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La convinzione diffusa secondo cui affittare equivalga a buttare via denaro rimane profondamente radicata nella mentalità italiana, dove oltre il 70% della popolazione risiede in una proprietà di famiglia. Tuttavia, la realtà immobiliare degli ultimi anni, caratterizzata da oscillazioni dei tassi, aumento dei canoni di locazione e condizioni di mercato in trasformazione, impone una riflessione più articolata sulla convenienza dell'acquisto rispetto all'affitto. Non si tratta più di un aut-aut valido per tutti, ma di una scelta che dipende da variabili come luogo, momento del ciclo economico e condizioni personali e familiari.

Gli equilibri tra affitto e acquisto sono mutati in risposta a una domanda abitativa diversificata e alle esigenze di mobilità, lavoro e investimento. La diffusa idea che solo acquistando si protegga il proprio futuro patrimoniale si confronta oggi con la necessità di ponderare attentamente la scelta, osservando i numeri e le caratteristiche attuali del mercato. Dati statistici e report degli ultimi due anni mostrano che la risposta non può essere universale, ma deve adattarsi al contesto specifico, sfatando alcuni miti e valorizzando i vantaggi ed i limiti di entrambe le opzioni.

Affitto e acquisto a confronto: analisi dei dati nelle città

I dati raccolti dagli osservatori immobiliari tra il 2025 e il 2026 evidenziano come il confronto tra rata di mutuo e canone di locazione sia fortemente influenzato dal contesto cittadino e dalla tipologia abitativa:

Città

Bilocale
Rata mutuo (€)

Bilocale
Canone affitto (€)

Trilocale
Rata mutuo (€)

Trilocale
Canone affitto (€)

Milano

1.238

1.151

1.472

1.567

Roma

887

913

1.049

1.160

Firenze

871

849

1.035

1.026

Bologna

732

824

871

997

Napoli

685

717

814

889

Bari

496

630

765

717

Verona

489

682

581

828

Torino

484

523

575

680

Genova

332

469

394

598

Palermo

322

496

383

590

Osservando questi numeri, l'acquisto si dimostra mediamente più vantaggioso nelle città dove la differenza tra rata e canone d'affitto è più marcata (ad esempio Genova, Palermo, Torino); in altri centri, come Milano o Firenze, le cifre sono più vicine e il vantaggio risulta meno netto, o persino invertito in alcuni casi. Va però considerato che la convenienza non è sempre quantificabile solo nella prospettiva della rata mensile:

  • I costi accessori dell'acquisto (imposte, manutenzioni, assicurazioni, commissioni) impattano fortemente il confronto reale fra le due opzioni.
  • Nei mercati in crescita, il valore comprare può proteggere dall'inflazione e generare rendimento a lungo termine.
  • L'offerta di affitti nelle grandi città è spesso ridotta e i canoni sono soggetti a rialzi periodici.
  • Nei centri universitari e turistici, i prezzi delle locazioni sono sostenuti dalla forte domanda e dalla possibilità di affitti temporanei brevi.
In definitiva, la decisione fra affittare e acquistare cambia sensibilmente da un territorio all'altro e dipende dalla tipologia dell'immobile e dalle esigenze temporali e finanziarie della persona o famiglia interessata.

Quando conviene affittare e quando acquistare

La valutazione tra affitto e acquisto non può prescindere dall'analisi di alcuni parametri determinanti, sia di natura economica sia personale:

  • Durata prevista della permanenza: per chi resta in una città solo pochi anni, l'affitto consente flessibilità e minori rischi da rivendita.
  • Capacità d'investimento: acquistare un'abitazione richiede disponibilità immediata di liquidità per l'anticipo e le spese accessorie.
  • Stabilità del canone di affitto contro la rata del mutuo: la rata fissa, specie a tasso fisso, favorisce pianificazione e protezione da aumenti.
  • Tendenza dei canoni e dei prezzi di vendita: nei mercati in crescita l'acquisto può rappresentare un investimento più solido.
  • Costi accessori e fiscali: proprietà implica spese di manutenzione, imposte e assicurazioni ricorrenti, non sempre immediatamente percepiti dal compratore.
  • Obiettivi patrimoniali: chi mira a consolidare capitale nel lungo periodo o desidera lasciare un'eredità spesso predilige l'acquisto.
Per chi desidera agire con consapevolezza, un approccio comparativo basato su proiezioni personalizzate risulta la soluzione più indicata. I simulazioni che confrontano possibili scenari futuri (e.g., variazione tassi mutuo, aumento affitti, fluttuazione valori immobiliari) supportano una scelta basata su dati oggettivi, piuttosto che su convinzioni. Per alcuni nuclei, può risultare più vantaggioso affittare in certe fasi della vita, ad esempio nell'avvio della carriera lavorativa o nei periodi di mobilità, e acquistare in un secondo momento, quando si disponga di maggiore stabilità finanziaria e prospettive di permanenza duratura.

Investire nell'immobiliare: costi, rischi e rendimenti

L'investimento immobiliare rimane tra i più apprezzati dagli italiani, sia per finalità abitative che per messa a reddito. Tuttavia, va evitata ogni semplificazione che dipinga l'acquisto come automaticamente redditizio: è necessario valutare con attenzione tutti i costi e i possibili rischi.

  • Costi di transazione: parcella del notaio, oneri fiscali per l'acquisto (imposte di registro, catastali, ipotecarie), compenso dell'agenzia, spesso stimabili fra il 5% e il 9% del valore dell'immobile.
  • Costi di gestione: spese condominiali, manutenzioni ordinarie e straordinarie, assicurazioni e imposte (IMU, TASI, laddove previste).
  • Rischio di liquidità: la rivendita può richiedere mesi, il che espone a incertezze e possibili svalutazioni.
  • Rendimenti: il rendimento annuo lordo di un immobile messo a reddito raramente supera il 7%, e va depurato da imposte e costi di gestione, spesso riducendosi del 30-40% rispetto al lordo.
  • Rischio locativo: periodi di sfitto non previsti e morosità degli inquilini possono incidere sui flussi di cassa del piccolo e medio proprietario.
  • Effetto leva: accendere un mutuo può aumentare il potenziale di accumulo patrimoniale, ma solo se i rendimenti netti coprono i costi del finanziamento e in assenza di shock imprevisti nei tassi di interesse.
  • Valutazione alternativa: investire il capitale in strumenti finanziari può, su orizzonti temporali lunghi, offrire ritorni spesso superiori rispetto all'immobiliare, pur con una diversa struttura di rischio.
Ogni decisione sulle proprietà va quindi valutata in ottica di diversificazione patrimoniale e di gestione del rischio globale della famiglia.

Mercato degli affitti e acquisti nel 2026: tendenze e previsioni

I trend osservati nel 2026 segnalano un mercato residenziale sempre dinamico e in parte polarizzato. I prezzi delle abitazioni sono cresciuti del 4,4% su base annua e la domanda di case in affitto si conferma elevata, spingendo i canoni a un rialzo medio del 2,3% secondo i dati dei principali portali immobiliari.

La richiesta di locazioni supera spesso l'offerta, in particolare nelle metropoli e nelle città universitarie, con aumenti più marcati nelle località turistiche e nelle zone montane oggetto di investimenti collegati alla qualità della vita e agli eventi internazionali. Mentre la proprietà continua ad attrarre chi desidera sicurezza e stabilità familiare, molti investitori guardano agli affitti brevi come opportunità di diversificazione del reddito, attirati dai flussi stagionali generati dal turismo.

Per quanto riguarda il futuro, gli analisti prevedono una prosecuzione della crescita degli scambi residenziali, trainati da tassi d'interesse relativamente sostenibili e dalla presenza di bonus all'acquisto mirati all'efficientamento energetico e ai giovani under 36. Le aree di maggiore attrattività restano le grandi città e le province limitrofe, dove il rapporto tra prezzo d'acquisto e potenziale redditività si mantiene equilibrato. Le incertezze macroeconomiche degli ultimi mesi e la variabilità dei tassi BCE suggeriscono comunque la necessità di adottare un approccio prudente, considerando sempre i possibili scenari di shock nei mercati.




Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...