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Alternativa a Hormuz è realtà: il 20% del petrolio mondiale passava di lì, ora 1.300 km di deserto valgono più della rotta chiusa

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di Marianna Quatraro pubblicato il

L'alternativa terrestre allo Stretto di Hormuz si chiama East-West Pipeline e si tratta di un oleodotto saudita lungo circa 1.300 Km che attraversa il deserto: come funziona la rotta

Per decenni lo Stretto di Hormuz è stato considerato la principale via energetica del pianeta. Un corridoio di appena 33 chilometri nel punto più stretto, incastonato tra la penisola arabica e le coste iraniane, attraverso cui scorreva circa il 20% di tutto il petrolio commerciato nel mondo. Quando l'Iran ha annunciato la chiusura dello stretto, la risposta dei mercati è stata immediata: i prezzi del greggio hanno registrato oscillazioni violente e i governi dei paesi importatori hanno cominciato a fare i conti con uno scenario che gli analisti geopolitici definivano da anni come uno dei rischi sistemici più gravi per la stabilità economica globale.

Eppure, mentre i titoli dei giornali di mezzo mondo si concentravano sullo shock della chiusura, l'Arabia Saudita aveva già in mano la risposta. Non diplomatica, non militare. Infrastrutturale. Si chiama East-West Pipeline e attraversa 1.200-1.300 chilometri di deserto arabico in grado di bypassare integralmente Hormuz.

Che cos'è l'East-West Pipeline e perché cambia tutto

L'East-West Pipeline, nota anche come Petroline, è uno degli oleodotti più importanti al mondo per capacità e posizione strategica. Costruita negli anni Ottanta proprio con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dal passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, taglia orizzontalmente la Penisola Arabica collegando i grandi giacimenti della costa orientale saudita, nella regione di Al-Ahsa e Dhahran, con il terminal di Yanbu, sul Mar Rosso.

Il tracciato è monumentale nella sua semplicità strategica: 1.200-1.300 chilometri in linea retta attraverso uno dei deserti più impenetrabili della Terra, dalla costa del Golfo Persico a quella del Mar Rosso. Una distanza che, percorsa da un camion a velocità autostradale, richiederebbe quasi 12 ore di guida su strade asfaltate. L'oleodotto la percorre senza deviazioni, senza colli di bottiglia, senza posti di blocco. Solo deserto, acciaio e petrolio.

La portata che nessuno si aspettava

Quando si parla di alternative a Hormuz, il rischio è sottovalutare le dimensioni reali della soluzione. La portata nominale dell'East-West Pipeline supera i 5 milioni di barili al giorno, una cifra che, per dare un termine di paragone, equivale a circa la metà dell'intera produzione giornaliera saudita nei periodi di massima attività.

A pieno regime, durante le crisi geopolitiche, l'oleodotto viene spinto fino ai suoi limiti operativi, diventando non solo una valvola di sfogo ma il canale principale attraverso cui l'Arabia Saudita può garantire ai suoi clienti occidentali e asiatici continuità nelle forniture. Negli ultimi anni, l'azienda energetica di stato Saudi Aramco ha investito in modo significativo nell'ammodernamento del sistema di pompaggio e nel potenziamento delle stazioni di controllo lungo il percorso, proprio per garantire che questa capacità non rimanga teorica ma possa essere attivata in tempi rapidi.

La portata di 5 milioni di barili al giorno non copre l'intero volume che normalmente transitava per Hormuz, ma si avvicina in modo significativo. E soprattutto, rappresenta un volume sufficiente a stabilizzare i mercati, a impedire la corsa al panico degli acquirenti e a garantire all'Arabia Saudita di mantenere la sua posizione dominante nell'architettura energetica globale anche quando il corridoio iraniano è chiuso.

Yanbu: il terminal che punta verso l'Europa

Il punto di arrivo dell'East-West Pipeline è il terminal petrolifero di Yanbu, città industriale affacciata sul Mar Rosso a circa 350 chilometri a nord di Gedda. È qui che si materializza il vantaggio geopolitico più immediato della pipeline: le petroliere possono caricare il greggio direttamente sulle coste del Mar Rosso, bypassando completamente sia lo Stretto di Hormuz che il Golfo Persico.

Da Yanbu, le navi cariche di petrolio saudita possono puntare verso nord, attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez, per raggiungere i mercati europei e americani della costa atlantica. Oppure verso sud, doppiando il Capo di Buona Speranza per raggiungere i mercati asiatici, anche se quest'ultima rotta allunga sensibilmente i tempi di percorrenza rispetto alla traversata dello stretto di Malacca.

Il terminal di Yanbu non è un cantiere improvvisato. Yanbu è una città industriale pianificata, nata negli anni Settanta nell'ambito dei grandi piani di sviluppo sauditi, dotata di raffinerie, impianti petrolchimici e infrastrutture portuali progettate su scala industriale. La capacità di stoccaggio e carico è proporzionata alla portata dell'oleodotto, il che significa che non esiste un collo di bottiglia sul versante marino dell'operazione.

Il ruolo strategico della pipeline nell'equilibrio globale

L'East-West Pipeline non è l'unica infrastruttura alternativa a Hormuz nel contesto regionale, ma è di gran lunga la più importante per capacità e affidabilità. Esistono anche piccole pipelines che collegano alcuni giacimenti emiratini alla costa del Mar d'Oman, bypassando la porzione più stretta di Hormuz, ma le loro portate sono incomparabili con quella della Petroline saudita.

In un contesto in cui il mercato del petrolio è sempre più caratterizzato da volatilità geopolitica, la presenza di infrastrutture alternative acquista un valore che va ben oltre il semplice calcolo logistico. Per i grandi importatori di greggio, in primis Cina, India, Giappone e Corea del Sud, sapere che una quota rilevante delle forniture saudite può raggiungere il mare senza passare per Hormuz riduce il premio di rischio incorporato nei contratti a lungo termine e abbassa la pressione sulle riserve strategiche.

Per l'Arabia Saudita, d'altra parte, l'East-West Pipeline è uno strumento di politica estera tanto quanto lo è di politica energetica. La capacità di garantire le forniture anche in scenari di crisi acuta consolida il ruolo di Riyadh come partner affidabile per i paesi consumatori e rafforza la sua posizione negoziale all'interno dell'OPEC e nelle relazioni bilaterali con le grandi potenze.

Cosa succede ora ai mercati

Nei giorni immediatamente successivi all'annuncio della chiusura di Hormuz, i mercati hanno reagito con l'istinto del panico. Il prezzo del Brent ha registrato un'impennata, gli spread assicurativi per le petroliere in transito nel Golfo sono schizzati verso l'alto, e diversi governi hanno annunciato misure di emergenza per garantire la continuità degli approvvigionamenti.

Ma la volatilità ha cominciato a rientrare non appena si è diffusa la consapevolezza che l'East-West Pipeline era operativa a piena capacità e che i caricamenti a Yanbu proseguivano regolarmente. Le agenzie di rating energetico hanno rivisto al ribasso le stime di rischio per i contratti di forniture saudite a breve e medio termine, e diversi analisti hanno già iniziato a rivalutare l'impatto effettivo della chiusura di Hormuz rispetto agli scenari più catastrofici ipotizzati nelle settimane precedenti.

Quando si vedranno gli effetti su benzina e diesel e di quanto potrebbero calare i prezzi

I tempi di trasmissione tra le quotazioni internazionali del petrolio e il prezzo alla pompa in Italia non sono immediati: solitamente servono 1-2 settimane perché un calo del Brent si rifletta pienamente sui listini dei distributori, dato che i gestori smaltiscono prima le scorte acquistate ai prezzi precedenti. Tuttavia, la piena capacità operativa dell'East-West Pipeline potrebbe accelerare questo processo, perché segnala ai mercati una soluzione strutturale e non temporanea, riducendo così il “premio di rischio” che oggi grava sulle quotazioni.

A oggi, dopo il nuovo stallo tra Washington e Teheran, il Brent viaggia sopra gli 88 dollari al barile e il diesel in Italia ha superato i 2 euro al litro: un ridimensionamento della tensione su Hormuz, sostenuto dall'operatività della pipeline saudita, potrebbe riportare il Brent verso l'area 75-80 dollari, con un potenziale sconto alla pompa stimabile tra 8 e 12 centesimi al litro sia per benzina che per gasolio nell'arco di 3-4 settimane.

Un fattore da monitorare resta però quello fiscale: il 24 agosto termina l'attuale sconto sul gasolio, e se lo Stretto di Hormuz non sarà tornato a una normalità credibile per navi, assicurazioni e mercati, il governo dovrà decidere se lasciare riemergere integralmente la componente fiscale del diesel o trovare nuove coperture. Questo significa che l'effetto calmierante della pipeline potrebbe essere in parte compensato, nell'immediato, dalla fine degli sgravi sulle accise, rendendo il beneficio per gli automobilisti più graduale di quanto suggerito dal solo andamento del greggio.

Il deserto vale più dello stretto

C'è qualcosa di quasi simbolico nel fatto che la risposta alla chiusura di uno dei passaggi navali più strategici del mondo sia un oleodotto che attraversa uno dei deserti più aridi e inospitali del pianeta. Hormuz è stato per decenni il simbolo della vulnerabilità energetica globale, un punto di strozzatura dove la geopolitica poteva soffocare le economie di interi continenti.

L'East-West Pipeline dimostra che quella vulnerabilità non era ineluttabile. Era il prodotto di una mancanza di alternative, e le alternative possono essere costruite, mattone su mattone, chilometro su chilometro, anche attraverso 1.300 chilometri di sabbia e roccia.

Oggi, mentre le petroliere si caricano di greggio saudita nel porto di Yanbu e puntano verso l'Europa e l'Asia, quei 1.300 chilometri di deserto valgono più dello stretto che l'Iran ha chiuso. Non in senso poetico. In senso letterale, misurabile in barili al giorno, in contratti onorati, in mercati che non sono andati nel panico. La geopolitica dell'energia ha un nuovo baricentro. E si trova nel cuore della Penisola Arabica




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...