Amazon si trova al centro di nuove indagini fiscali in Italia, focalizzate su una presunta struttura occulta per l’evasione. Da considerare che ci potrebbero essere anche ricadute sugli investimenti e quali sono le risposte ufficiali del colosso.
Nell ultime settimane l’attenzione delle autorità italiane si è concentrata sulle filiali locali di uno dei principali gruppi internazionali dell’e-commerce, a seguito di nuove indagini per presunte pratiche di elusione fiscale. Perquisizioni e raccolta di documentazione sono state effettuate presso la sede italiana, nelle abitazioni di manager e presso una nota società di consulenza, allo scopo di ricostruire l’effettiva presenza e le modalità operative del colosso digitale nel Paese. Gli inquirenti si interrogano sull’eventuale esistenza di una "stabile organizzazione occulta", ossia una presenza sostanziale non dichiarata che avrebbe permesso la produzione di ricavi rilevanti sul territorio nazionale senza un correlato versamento delle imposte dovute.
Secondo il mandato della Procura di Milano, si tratta di verificare retrospettivamente il periodo precedente al 2024, anno in cui il gruppo ha ufficialmente iniziato a pagare le tasse in Italia dopo aver raggiunto un accordo di conformità con l’Agenzia delle Entrate. Il filone investigativo si inserisce in una cornice normativa italiana e comunitaria, sulla base delle disposizioni che regolano la tassazione delle multinazionali che realizzano ricavi nel nostro Paese senza disporre formalmente di una sede legale. L’inquadramento legale richiama, fra gli altri, l’art. 162 TUIR e la Convenzione OCSE per evitare le doppie imposizioni.
Il nodo centrale dell’inchiesta ruota attorno alla contestazione sollevata nei confronti della multinazionale: l’esistenza in Italia di una struttura operativa non ufficialmente riconosciuta come sede permanente, che avrebbe consentito al gruppo di operare e generare redditi tassabili nel territorio, omettendo di dichiararli e, quindi, di pagare le relative imposte. Le attività investigative hanno messo in luce alcune operazioni societarie sospette. Nel 2024, ad esempio, 159 dipendenti di una società del gruppo sono stati licenziati e immediatamente riassunti da un’altra entità collegata, una dinamica che – secondo la Procura – suggerirebbe la continuità di una presenza stabile sul suolo nazionale. Questo tipo di ristrutturazione interna costituisce, per gli inquirenti, uno degli elementi indiziari più rilevanti per accertare una "stabile organizzazione occulta" prima dell’inizio degli accordi con il Fisco.
La presunta evasione fiscale contestata ammonterebbe a centinaia di milioni di euro, su utili generati tra il 2019 e il 2023. La struttura sospettata consisterebbe nell’impiego di filiali e sussidiarie con sede in paesi a fiscalità agevolata, come Lussemburgo, attraverso un sistema di arbitraggio dei crediti d’imposta e di fatturazione incrociata. Questo schema, tuttavia, non rappresenta un’eccezione a livello globale, come segnalato da diversi studi internazionali sulle pratiche fiscali delle multinazionali del settore tecnologico. Una delle criticità risiede proprio nel coordinamento delle attività commerciali e logistiche per il mercato italiano da parte di entità giuridiche registrate all’estero, in particolare Amazon Eu Sarl e Amazon Services Europe Sarl, con conseguente ridotta trasparenza nella determinazione della base imponibile nazionale. Nell’ambito delle indagini, sono stati coinvolti anche consulenti esterni. KPMG, ad esempio, pur non risultando indagata, ha fornito pareri e documentazione sulle operazioni oggetto di attenzione da parte degli inquirenti. Fra i punti chiave analizzati vi sono:
Le conseguenze delle attività investigative vengono valutate con estrema attenzione non solo da parte delle autorità ma anche dalle realtà economiche nazionali e internazionali. L’azienda coinvolta ha dichiarato, tramite una nota, che le azioni messe in atto dagli organi inquirenti sono da considerarsi "aggressive e sproporzionate" e rischiano di incidere negativamente sulla continuità e sulla qualità degli investimenti futuri nel paese. Secondo quanto comunicato, la società vanta investimenti per oltre 25 miliardi di euro negli ultimi 15 anni e impiega stabilmente più di 19.000 dipendenti a tempo indeterminato in Italia, ponendosi fra i maggiori contribuenti e investitori diretti esteri. Tuttavia, la pressione legata alla compliance e il clima di incertezza creato da continui accertamenti fiscali potrebbero frenare nuove opportunità di crescita e sviluppo per l’intero ecosistema industriale nazionale.
Gli analisti mettono in luce il rischio che altri operatori globali valutino con maggiore prudenza la destinazione di capitali nel mercato italiano, optando invece per paesi dalle normative percepite come più chiare o dalle prassi più prevedibili in materia di fiscalità internazionale. È importante sottolineare che l’azienda afferma di aver sempre agito in totale trasparenza e in aderenza alle normative, ribadendo l’esistenza di un "dialogo costruttivo" con l’Agenzia delle Entrate per chiarire le tematiche fiscali oggetto d’indagine. Nella nota ufficiale si rivendica la recente istanza di collaborazione rafforzata, presentata alle autorità fiscali per ottenere una conferma sull’inquadramento delle attività svolte in Italia. Questo percorso, tuttavia, risulta ancora in fase istruttoria, mantenendo aperta l’incertezza sul futuro della presenza internazionale del gruppo. Riassumendo le possibili implicazioni per il contesto economico nazionale, si possono individuare alcune principali aree di impatto:
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...