Quali sono le modifiche e i limiti possibili agli affitti brevi previsti dalla nuova Direttiva Ue in fase di definizione ufficiale
Il contesto delle locazioni turistiche di breve durata sta attraversando una fase di profonda trasformazione nel panorama italiano ed europeo. Le recenti modifiche legislative e l’attesa per le nuove direttive europee annunciano un cambio di paradigma nella gestione degli alloggi per soggiorni transitori. Oggi, amministratori locali e proprietari sono chiamati a confrontarsi con una normativa più strutturata, che mira a bilanciare le esigenze del mercato turistico con la tutela delle comunità residenti e la coerenza fiscale.
I prossimi mesi rappresentano per chi opera negli affitti temporanei una sfida e al contempo un’opportunità per ripensare modalità di gestione e rispetto delle regole. Questo nuovo scenario è caratterizzato da un approccio che distingue chiaramente tra locatori professionali e non, impone limiti più stringenti sulla durata e sul numero di immobili locabili e introduce nuovi strumenti di controllo affidati anche agli enti locali.
La Manovra Finanziaria 2026 rappresenta un punto di svolta per la regolamentazione delle locazioni brevi in Italia, introducendo una serie di regole destinate a ridefinire il confine tra gestione privata e imprenditoriale degli alloggi temporanei. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Legge n. 199 del 30 dicembre 2025), aumenta il livello di chiarezza normativa, pur lasciando irrisolte diverse questioni applicative.
Dal 1° gennaio 2026, diventa possibile usufruire del regime fiscale delle locazioni brevi, inclusa la cedolare secca agevolata, solo per chi mette a disposizione non più di due appartamenti con contratti inferiori ai 30 giorni nell’arco di un anno fiscale. Il superamento di tale soglia innesca automaticamente la presunzione di attività imprenditoriale: il proprietario dovrà aprire partita IVA, adottare codici Ateco specifici e rispettare obblighi amministrativi e urbanistici, molti dei quali non sono scontati e variano a livello locale.
Un cambiamento non solo quantitativo, ma qualitativo: il legislatore attribuisce ora valenza discriminante al numero di unità gestite, superando il precedente criterio centrato sui ricavi. L’assenza di una disciplina transitoria comporta che anche i piccoli investitori che gestivano legittimamente 3 o 4 unità devono adeguarsi subito o rischiano di trovarsi impossibilitati a proseguire. In sintesi:
I regolamenti locali assumeranno un peso crescente nella regolamentazione del fenomeno, lasciando ai comuni l’autonomia di calibrare i vincoli in base alle peculiari esigenze del proprio territorio e alle dinamiche sociali locali.
La nuova impostazione normativa, nazionale e comunitaria, mira a creare una netta distinzione tra chi gestisce affitti turistici in maniera imprenditoriale (host professionali) e chi lo fa saltuariamente per integrare il proprio reddito (non professionali). Questa differenziazione non riguarda solo il carico fiscale, ma si declina anche negli aspetti amministrativi e organizzativi, per cui:
Il nuovo impianto fiscale sugli affitti brevi 2026 prevede una graduazione delle aliquote della cedolare secca legata al numero di appartamenti locati:
| Numero immobili | Aliquota cedolare secca |
| 1 | 21% |
| 2 | 26% |
| >=3 | Regime imprenditoriale (partita IVA) |
Non appena viene superata la soglia dei 2 immobili, l’attività viene presunta imprenditoriale, con conseguente uscita dal regime agevolato e obbligo di apertura della partita IVA. Ciò comporta, oltre all’applicazione dell’IRPEF ordinaria, anche il versamento di contributi previdenziali, l’assolvimento di complessi adempimenti amministrativi (compilazione SCIA, SUAP ove richiesto, rispetto delle normative urbanistiche e regolamenti locali), nonché la tenuta di una contabilità dedicata.
Rilevante, tra le novità, è anche l’introduzione di obblighi rafforzati per gli intermediari: piattaforme come Airbnb e Booking devono applicare la ritenuta d’acconto sui corrispettivi, rendendo ancora più tracciata la gestione degli affitti temporanei. In caso di irregolarità, le piattaforme rischiano sanzioni pesanti.
Restano valide alcune strategie legali, come l’intestazione di immobili a diversi familiari, per continuare a usufruire delle aliquote agevolate su più proprietà, anche se sono operazioni che possono esporre a contestazioni dall’Agenzia delle Entrate in caso di abuso del diritto o elusione.
L’aspetto territoriale della riforma acquisisce rilievo specifico, poiché la reale efficacia delle nuove regole dipende anche dall’autonomia lasciata ai singoli Comuni nella gestione delle locazioni brevi. L’obiettivo perseguito è evitare il rischio di svuotamento dei centri storici e garantire un equilibrio tra mercato residenziale e accoglienza temporanea, soprattutto nelle città e nelle zone caratterizzate da elevata domanda turistica o da carenza di offerta abitativa stabile.
Le amministrazioni locali possono intervenire con regolamenti specifici per:
Le differenze nei regolamenti comunali possono incidere notevolmente sulle strategie dei proprietari, richiedendo monitoraggio costante delle delibere e delle eventuali deroghe o restrizioni imposte dalle amministrazioni.
Il nuovo quadro normativo lascia emergere diverse criticità operative su cui operatori e consulenti chiedono ancora chiarimenti: