Vent’anni dopo il bando, l’amianto è ancora presente in scuole, uffici pubblici e caserme, con bonifiche incompiute, rischi per la salute e ostacoli istituzionali. Criticità, dati e prospettive future
Dopo oltre due decenni dal divieto formale dell’amianto in Italia, la situazione negli edifici pubblici resta una questione aperta e segnata da criticità strutturali. Materiali contenenti fibre di asbesto sono ancora segnalati in numerose scuole, uffici pubblici e caserme, rappresentando un rischio latente per lavoratori e cittadini. L’esposizione alle polveri di amianto è associata a gravi patologie, come mesotelioma e asbestosi, la cui insorgenza può manifestarsi anche decenni dopo il primo contatto. Nonostante i progressi normativi, la bonifica degli ambienti e la rimozione delle fonti di contaminazione sono state gestite a rilento. Questa lentezza ha avuto ripercussioni non solo sulla salute, ma anche sui costi sociali ed economici dell’emergenza.
I numeri e i dati sono sorprendenti e ovviamente taciuti. A questo ritmo la bonifica terminerà tra gli 83-104 anni nonostante proprio quest'anno nel 2026 siano state introdotte norme più severe contro tutte le realtà, private o pubbliche, che espongo al rischio amianto i propri lavoratori.
E i rischi di malattie con il passare del tempo aumentano, invece di diminuire con alcuni studi che evidenziano circa 4400 decessi all'anno per malattie causate dall'esposizione all'amianto.
Negli edifici scolastici la presenza di materiali contenenti amianto è ancora documentata in almeno 2.400 istituti sul territorio nazionale. Tali numeri evidenziano che, nonostante l’avvio di numerosi cantieri e piani di finanziamento, la messa in sicurezza delle scuole italiane non è ancora completata. Un’analisi approfondita, realizzata anche attraverso l’accesso agli atti delle amministrazioni locali, mostra come molte scuole abbiano affrontato solo interventi parziali, spesso avviati in concomitanza con lavori di adeguamento antincendio o ristrutturazione ordinaria.
Tra le realtà più attive, la città di Roma e la sua area metropolitana emergono per l’avvio di numerose operazioni di bonifica. Nello specifico, Roma Capitale ha realizzato 18 interventi e la Città Metropolitana altri 36 tra 2018 e 2026, grazie anche a specifici piani finanziati per circa 10 milioni di euro destinati a rimozione e smaltimento. Progetti simbolici coinvolgono scuole come l’I.I.S. “Enzo Ferrari” e il “Lombardo Radice”, dove si sono affrontate superfici contaminate tra i 1.850 mq e l’intero perimetro interno ed esterno di alcuni edifici.
Permangono però ostacoli operativi legati alla non sistematicità delle mappature e alla dispersione della documentazione amministrativa, come riscontrato, ad esempio, nei Municipi X e XIV della capitale. In diversi casi, la presenza dell’asbesto viene scoperta solo incidentalmente, e non tutti i territori hanno condotto campagne regolari di monitoraggio. L’insufficienza di risorse economiche, riconosciuta dallo stesso Osservatorio Nazionale Amianto, e la necessità di coordinare gli interventi con le attività didattiche complicano ulteriormente la situazione, imponendo i lavori nei periodi di chiusura o lo spostamento temporaneo degli studenti.
Le principali modalità di intervento rimangono la rimozione, l’incapsulamento e il confinamento. Tuttavia, i vincoli posti da alcuni finanziamenti limitano spesso la scelta alle sole rimozioni, lasciando indietro opportunità tecniche potenzialmente più efficaci o sostenibili. Gli esperti sottolineano che una bonifica efficace passa anche da una reale sinergia fra istituzioni, imprese e associazioni di tutela, oltre che dall’adeguato finanziamento pubblico, aspetto su cui si concentrano gli appelli al Governo e alle amministrazioni locali.
Il problema dell’amianto non riguarda solo i plessi scolastici, ma interessa l’intero comparto degli edifici pubblici e delle strutture militari, dove l’utilizzo massivo di materiali all’epoca ritenuti innovativi ha lasciato eredità rilevanti. Caserme, uffici e archivi risultano spesso ancora contaminati, soprattutto nei locali tecnici, nei sistemi di coibentazione e in alcune parti strutturali. Sono numerose le testimonianze di ex militari e dipendenti pubblici che raccontano esposizioni involontarie, avvenute spesso in assenza di adeguata informazione o protezione, lungo l’arco di intere carriere.
Particolarmente delicato è stato l’impatto sulle Forze Armate: l’asbesto è stato usato su larga scala nei mezzi, nelle infrastrutture e persino nelle uniformi. Molti casi di patologie asbesto correlate emersi tra Marinai, Forze Aeree e personale dell’Esercito sono oggi oggetto di approfondimenti giuridici e richieste risarcitorie nei confronti delle amministrazioni competenti.
I rischi sanitari documentati includono non solo il mesotelioma pleurico, ma anche altre malattie cronico-degenerative come asbestosi e tumori polmonari. La lunga latenza delle conseguenze cliniche complica la tracciabilità e il riconoscimento dei casi, prolungando i tempi per l’ottenimento di giustizia e assistenza alle vittime.
Tra i principali fattori che rallentano le procedure di bonifica le carenze nella mappatura restano determinanti. Solo alcune amministrazioni dispongono di archivi aggiornati e di piani organici: in molti casi, la presenza di materiali inquinanti viene individuata solo casualmente o tramite segnalazioni di privati ed enti come l’Osservatorio Nazionale Amianto.
La dispersione documentale e il susseguirsi di competenze tra diversi enti proprietari e gestori complicano ulteriormente le responsabilità per interventi e manutenzioni. In alcune situazioni, la proprietà del bene pubblico non coincide con il suo utilizzo, rendendo complessa la determinazione dei soggetti responsabili per la gestione del rischio e la sicurezza degli occupanti.
La seconda grande criticità è rappresentata dalla carenza di risorse economiche e dalla struttura stessa dei finanziamenti, che talvolta fissano limiti stringenti su modalità tecniche e tempi d’attuazione, senza considerare esigenze locali o soluzioni alternative più efficaci. Tali restrizioni rallentano sia la progettazione sia la messa in opera di bonifiche, accrescendo la probabilità di ulteriori esposizioni involontarie.
Infine, l’adozione di piani strutturali, il rafforzamento della trasparenza amministrativa e il coordinamento tra istituzioni nazionali e locali restano gli strumenti più efficaci per superare queste criticità.
Il quadro giuridico attuale prevede diversi strumenti per la tutela delle persone colpite da patologie asbesto correlate, sia nell’ambito della previdenza che nei procedimenti di riconoscimento per vittime del dovere o della causa di servizio. Gli iter sono regolati principalmente dal D.P.R. 461/01 e dalle discipline attuative, che prevedono un’istruttoria a carico di specifici comitati di verifica.
I requisiti essenziali includono la dimostrazione, anche probabilistica, del nesso tra insorgenza della patologia e servizio prestato, secondo quanto stabilito da normative come il D.P.R. 1092/1973 e il D.P.R. 834/1981. Di particolare rilievo l’orientamento della Corte di Cassazione che, con l’ordinanza 33307/2024, attenua l’onere probatorio per i lavoratori vittime di esposizione ambientale, valorizzando la coerenza logica della ricostruzione dei fatti rispetto alla rigidità della prova scientifica certa.
I benefici riconosciuti comprendono:
Affrontare efficacemente il rischio amianto richiede un approccio integrato tra informazione, formazione ed empowerment della cittadinanza. In questa direzione si collocano i servizi erogati da enti come lo Sportello Amianto Nazionale, che garantiscono assistenza orizzontale, mutuale e gratuita ai cittadini e agli amministratori. L’informazione sulla gestione del rischio, le indicazioni operative e l’accompagnamento nella bonifica rappresentano strumenti essenziali, insieme al supporto giuslavoristico e alle consulenze in materia di malattia professionale.
Tra le misure più rilevanti si segnalano:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...