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Ammortizzatori sociali Feg Ue estesi ai lavoratori a rischio di licenziamento delle imprese in crisi: i nuovi aiuti previsti

di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Le nuove direttive UE estendono il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per offrire protezione ai lavoratori delle imprese in crisi, con sostegni per la formazione e il reinserimento professionale.

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Le aziende in difficoltà stanno cambiando volto: una recente normativa europea offre una svolta decisiva alle tutele per chi rischia di perdere il posto di lavoro. Migliaia di lavoratori colpiti dai processi di ristrutturazione si trovano oggi, grazie al nuovo regolamento UE, in una situazione di maggiore protezione e nuove opportunità concrete. Mentre le ristrutturazioni coinvolgono intere filiere produttive, si fa sempre più urgente capire quali strumenti possono davvero offrire una via d’uscita dignitosa e sostenibile. Le imprese e i lavoratori cercano risposte.

Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione si rinnova radicalmente: la recente estensione delle tutele non riguarda solo coloro che hanno già perso il lavoro, ma include anche i dipendenti che rischiano l’esubero a causa di crisi aziendali già in atto. Questa novità trasforma di fatto il panorama degli ammortizzatori sociali in Europa, anticipando gli interventi di sostegno

L’estensione delle misure crea attese enormi e solleva interrogativi sulle procedure concrete di accesso, sull’efficacia delle nuove politiche attive e sui criteri di selezione dei beneficiari. L’evoluzione normativa consente una risposta più tempestiva alle crisi del mercato del lavoro, secondo l’approccio previsto dal Regolamento (UE) 2026/1139, già attuativo da giugno.

FEG: come funziona e chi tutela con la riforma UE 2026/1139

Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), istituito originariamente nel 2007, rappresenta oggi uno degli strumenti più incisivi per offrire sostegno mirato ai lavoratori coinvolti in licenziamenti collettivi dovuti a grandi cambiamenti strutturali del mercato. Con la riforma introdotta dal Regolamento (UE) 2026/1139, il campo di applicazione del Fondo si amplia notevolmente, poiché ora permette di intervenire anche prima che il licenziamento sia effettivo, tutelando i dipendenti nelle aziende in crisi e le filiere produttive colpite.

Ecco come cambia l’intervento:

  • Non solo chi ha perso il lavoro, ma anche chi è oggettivamente a rischio nelle imprese coinvolte in procedure di ristrutturazione può beneficiare del supporto.
  • Sostegno esteso a tutta la filiera: non solo lavoratori dell’azienda principale, ma anche quelli delle aziende fornitrici o correlate, in caso di crisi a catena.
  • Azioni preventive: la logica passa dal semplice indennizzo post-esubero a misure di prevenzione e riqualificazione, anticipando interventi di ricollocazione prima che la perdita del lavoro diventi realtà.
Il nuovo impianto normativo fissa criteri precisi per l’accesso:
  • Lavoratori impiegati in imprese che registrano riduzioni di attività rilevanti e avviano processi formali di crisi o ristrutturazione industriale.
  • Dipendenti delle filiera produttiva strettamente coinvolte, a prescindere dal settore merceologico.
Secondo dati ufficiali, dal 2007 il FEG ha sostenuto oltre 181.000 individui in 20 Stati membri, stanziando più di 727 milioni di euro. Nel solo biennio 2023-2024, l’81% dei beneficiari ha trovato una nuova occupazione entro 18 mesi. Questi risultati attestano un netto miglioramento rispetto ai tradizionali ammortizzatori, in particolare per la tempestività delle azioni e la personalizzazione dei percorsi.

Si tratta di una risposta concreta per rafforzare la resilienza delle persone e dei territori durante le crisi. Il Fondo interviene dove maggiore è il rischio di esclusione, prevenendo effetti di lungo periodo e fornendo sostegno, non solo economico, ma anche di sviluppo delle capacità professionali.

Un errore comune consiste nel ritenere che il FEG sia una misura meramente assistenziale: la finalità primaria è aiutare i lavoratori a ritrovare un’occupazione qualificata, promuovendo strumenti di politica attiva che li guidino verso nuovi settori o qualifiche richieste dal mercato.

Per accedere agli aiuti, le procedure sono definite con precisione dalla normativa europea: le autorità nazionali e le imprese devono documentare lo stato di crisi, coinvolgendo i rappresentanti dei lavoratori nei processi decisionali e attivando tempestivamente i servizi di supporto. L’intervento, inoltre, è limitato al periodo di validità del regolamento, attivo fino al 2027, con possibilità di nuove proroghe o adeguamenti in base ai risultati e alle valutazioni periodiche della Commissione europea.

Le misure finanziate dal Fondo europeo: formazione, ricollocazione e nuove opportunità per i lavoratori coinvolti

L’introduzione delle nuove misure finanziate dal Fondo offre una gamma articolata di strumenti di politica attiva del lavoro, con la finalità di potenziare la professionalità e la capacità di riadattamento nei mercati in trasformazione:

  • Formazione e riqualificazione professionale: programmi specifici vengono attivati per rafforzare le competenze richieste nei settori in crescita, supportando la transizione verso nuovi ruoli. Gli interventi sono modulari e personalizzati in base al profilo professionale e agli obiettivi di reinserimento.
  • Certificazione delle competenze acquisite: percorsi validati consentono ai lavoratori di ottenere attestati formali, riconosciuti anche a livello europeo, con impatto diretto sull’occupabilità.
  • Servizi di accompagnamento individuale e collettivo: le politiche attive si traducono in sessioni di tutoring, counseling e assistenza per la ricerca di nuove opportunità occupazionali.
  • Orientamento e assistenza al ricollocamento: il percorso prevede la valutazione dell’occupabilità, l’identificazione delle potenzialità residue e l’abbinamento tra profili e offerte di lavoro disponibili nei settori meno esposti alle crisi.
  • Promozione dell’imprenditorialità: per chi intende reinventarsi come lavoratore autonomo o avviare nuove attività, il Fondo sostiene l’accompagnamento e il finanziamento delle start-up, privilegiando l’innovazione e la sostenibilità.
I dati degli ultimi anni mostrano come queste misure si siano rivelate determinanti: dal 2007 a oggi, la percentuale di reintegro occupazionale dei beneficiari ha raggiunto livelli record, superiore all’80% entro il primo anno e mezzo dall’intervento. Questa evoluzione è legata anche al coinvolgimento delle filiere, permettendo di evitare effetti domino e dispersione delle professionalità.

Tra i principali vantaggi rispetto alle vecchie forme di sostegno, si evidenziano:

  • Targeting personalizzato: percorsi adattati al singolo caso, con un mix di formazione, tutoraggio e assistenza psicologica
  • Coinvolgimento diretto delle parti sociali: sindacati e associazioni di categoria partecipano alla programmazione delle misure e al monitoraggio delle azioni
  • Adozione di indicatori e monitoraggi periodici per garantire la qualità dei servizi e l’efficacia degli interventi erogati
Un altro errore frequente riguarda l’idea che il sostegno sia automatico: è invece necessaria una procedura ben articolata, con la presentazione di piani di gestione delle crisi aziendali e il coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori.

Cosa fare concretamente per accedere agli aiuti:

  • Le imprese devono comunicare tempestivamente lo stato di crisi agli enti preposti
  • I lavoratori coinvolti sono informati tramite i canali ufficiali e possono partecipare direttamente ai percorsi di consulenza e formazione
  • Le domande sono valutate dalle autorità nazionali competenti sulla base dei criteri UE e delle disponibilità di bilancio
Una corretta informazione e il ricorso tempestivo agli strumenti previsti dal regolamento UE 2026/1139 permettono non solo di contenere l’impatto sociale delle ristrutturazioni, ma anche di garantire una seconda possibilità professionale reale e strutturata. Questa nuova generazione di ammortizzatori sociali rappresenta una concreta risposta alle sfide occupazionali della transizione industriale europea.


Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...