Estendere l'assegno di inclusione anche alle persone tra i 18 e i 59 anni oggi considerate occupabili e quindi escluse, superando la distinzione netta tra chi può e chi non può lavorare: la proposta del Reddito 2.0 del M5S
Il Movimento 5 Stelle torna a mettere al centro del dibattito politico il sostegno al reddito. La proposta, che prende il nome di Reddito 2.0, punta a estendere l’Assegno di Inclusione anche a chi oggi ne resta fuori perché considerato “occupabile”. Si tratta di una platea stimata in circa 580 mila persone, che potrebbero ricevere fino a 6.500 euro l’anno di sostegno economico.
L’Assegno di Inclusione (ADI) è la misura di contrasto alla povertà che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza. Si tratta di un sostegno economico destinato ai nuclei familiari in condizione di disagio, ma con un vincolo molto preciso: non basta essere poveri, bisogna anche avere una determinata composizione familiare.
L’ADI spetta, infatti, solo ai nuclei in cui vive almeno uno di questi soggetti:
Ed è proprio qui che nasce la contestazione. Chi non ha in famiglia nessuno dei componenti previsti resta fuori dall’Assegno di Inclusione, anche se si trova in difficoltà economica. È il caso, per esempio, di una persona sola tra i 18 e i 59 anni, di una coppia senza figli minorenni o di un adulto che ha perso il lavoro e non ha più alcuna entrata.
Questi cittadini vengono classificati come occupabili, cioè ritenuti in grado di lavorare. Ma l’etichetta non corrisponde sempre alla realtà: essere “occupabili” sulla carta non significa avere un impiego nei fatti. Si può essere disoccupati da mesi, avere contratti discontinui, vivere in territori con poche opportunità o possedere competenze non più richieste dal mercato.
Il risultato è una zona grigia in cui si trovano persone senza lavoro e senza sostegno pubblico, esposte al rischio di povertà assoluta.
Il Movimento 5 Stelle vuole cambiare esattamente questo aspetto. La proposta prevede di estendere l’Assegno di Inclusione, che verrebbe ribattezzato Reddito 2.0, anche alle persone tra i 18 e i 59 anni oggi considerate occupabili e quindi escluse.
L’idea di fondo è superare la distinzione netta tra chi può e chi non può lavorare, riconoscendo che anche chi è teoricamente in grado di farlo può ritrovarsi di fatto senza un impiego e senza mezzi di sostentamento. Il sostegno economico, in questa visione, non dovrebbe dipendere solo dalla composizione del nucleo familiare, ma dalla reale condizione di bisogno.
Secondo le stime del Movimento, la platea interessata sarebbe di circa 580 mila persone. Un numero rilevante, che mostra quanto sia ampia la fascia di popolazione che oggi non riceve alcun aiuto strutturale.
La cifra indicata come sostegno per chi oggi è escluso è di circa 6.500 euro annui. Si tratta di un importo che, in termini mensili, corrisponde a poco più di 540 euro, una somma pensata per garantire un minimo di tenuta economica a chi è privo di reddito.
È importante ricordare che, come per l’attuale ADI, l’importo effettivo dipenderebbe da requisiti economici e dalla situazione del nucleo. I dettagli applicativi, come le soglie ISEE, i limiti patrimoniali e la durata del beneficio, saranno decisivi per capire quanto la misura potrà incidere concretamente sulla vita dei beneficiari.
Come sempre accade quando si parla di sostegno al reddito, la proposta divide. Le ragioni a favore e quelle contrarie si possono riassumere così.
Le ragioni a favore
Per questo, l’eventuale introduzione del Reddito 2.0 dovrebbe essere letta insieme a una riforma più ampia delle politiche attive, che metta in connessione servizi per l’impiego, imprese e formazione. È su questo equilibrio che si giocherà gran parte del dibattito parlamentare.
Se la proposta venisse approvata, a beneficiarne sarebbero soprattutto persone sole, coppie senza figli minorenni e adulti disoccupati che oggi non rientrano in nessuna delle categorie previste. Per molte di queste persone, il Reddito 2.0 rappresenterebbe la prima forma di sostegno strutturale dopo la fine di eventuali ammortizzatori sociali come la NASpI.
Per chi già percepisce l’Assegno di Inclusione, invece, non cambierebbe nulla sul piano dei requisiti di accesso: la riforma agirebbe ampliando la platea, non restringendola.
Al momento si tratta di una proposta politica: per diventare realtà dovrà seguire l’iter parlamentare, con la discussione in commissione, il confronto con le altre forze politiche e, soprattutto, la verifica della copertura finanziaria. Per questo i tempi e i contenuti definitivi potrebbero cambiare.
Chi si trova oggi in una situazione di difficoltà non deve quindi aspettarsi effetti immediati. Fino a un’eventuale approvazione, restano in vigore le regole attuali dell’Assegno di Inclusione, con i requisiti familiari ed economici già descritti. Può essere utile, nel frattempo, rivolgersi ai servizi sociali del proprio Comune, ai CAF e ai centri per l’impiego per verificare l’accesso ad altre forme di sostegno.
La proposta del M5S sul Reddito 2.0 riapre uno dei temi più sensibili della politica economica italiana: come tutelare chi è in difficoltà senza scoraggiare la ricerca di un lavoro. L’estensione dell’Assegno di Inclusione ai circa 580 mila occupabili oggi esclusi, con un sostegno fino a 6.500 euro l’anno, punta a colmare un vuoto di protezione che molti ritengono ingiusto.
Resta da capire se e come la misura troverà copertura finanziaria e consenso politico. Di certo, il confronto sul futuro del sostegno al reddito è destinato a restare uno dei temi centrali dell’agenda nei prossimi mesi.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...