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Chi sono i beneficiari dell'assegno di inclusione, dove risiedono e perché lo prendono secondo analisi Inps 2026

di Marcello Tansini pubblicato il
Analisi Inps 2026

L'Assegno di Inclusione emerge come misura cardine del welfare: analisi delle caratteristiche, distribuzione territoriale e requisiti dei beneficiari secondo INPS, tra nuove sfide normative e dinamiche familiari nel contesto italiano.

L'Assegno di Inclusione (ADI) rappresenta dal 2024 il pilastro principale delle politiche di sostegno al reddito e promozione dell'inclusione in Italia, succedendo al Reddito di Cittadinanza nell'ambito degli interventi di contrasto alla povertà. Introdotta con la legge 85 del 3 luglio 2023 e regolata da successive circolari dell'INPS, la misura mira a offrire un contributo economico a singoli e famiglie che si trovino in condizione di vulnerabilità sociale ed economica. Il nuovo paradigma non si limita a trasferimenti monetari: integra obblighi di attivazione lavorativa e sociale, proponendo percorsi di inclusione gestiti dai Servizi Sociali e dal Sistema Informativo per l'Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL).

La finalità dell'ADI si sostanzia in un approccio multiplo: sostegno economico, accesso a servizi di assistenza e formazione lavorativa, integrazione con politiche attive. Il beneficio, la cui erogazione è subordinata a requisiti anagrafici, reddituali e patrimoniali specifici, è riconosciuto mensilmente attraverso una carta prepagata dedicata. L'innovazione del modello italiano consiste nella stretta correlazione tra il supporto al reddito e i percorsi personalizzati di attivazione, valorizzando la dimensione familiare, la presenza di minori, disabili, over 60 e persone con carichi di cura.

Quanti sono i beneficiari dell'Assegno di Inclusione e quali sono le loro caratteristiche

Dall'entrata in vigore, l'analisi condotta dall'INPS evidenzia che tra gennaio 2024 e dicembre 2025 sono stati circa 936mila i nuclei familiari che hanno ricevuto almeno una mensilità dell'ADI, coinvolgendo complessivamente 2,2 milioni di persone. Nello stesso periodo, le famiglie che hanno beneficiato di almeno un pagamento durante il 2025 sono state 833mila, a testimonianza di una platea ampia e variegata.

Il valore medio dell'assegno mensile si è attestato intorno ai 685 euro, con variazioni dovute a incrementi legati a rivalutazioni ISEE e alla riforma delle soglie di accesso avvenuta nel 2025. Il numero medio di componenti per nucleo si aggira sulle 2,4 persone, salendo nelle regioni meridionali a 2,6. Questi dati mostrano la centralità dei nuclei multipersonali, spesso caratterizzati da più generazioni conviventi o da rilevanti esigenze di cura.

L'identikit dei beneficiari evidenzia una netta prevalenza di famiglie vulnerabili: il 38% dei nuclei in pagamento a dicembre 2025 presentava minori; il 40% almeno un disabile; più della metà aveva tra i componenti almeno un over 60. La misura si è mostrata uno strumento essenziale per categorie storicamente escluse dai mercati del lavoro, segnalando la capacità dell'ADI di intercettare il disagio anche tra le famiglie con carichi di cura complessi e situazioni di svantaggio sociale.

Nei nuclei con accesso all'Assegno, emerge spesso una combinazione di fragilità: minori conviventi, disabili, anziani. L'ADI si inserisce così al centro della rete di protezione sociale, garantendo un supporto misurato sulla reale complessità del bisogno domestico.

Distribuzione geografica dei beneficiari: regioni, aree e concentrazione nelle province italiane

L'osservatorio INPS mostra che la distribuzione dei percettori dell'ADI segue un pattern territoriale ben preciso. Quasi sette nuclei familiari su dieci tra quelli che hanno ricevuto il beneficio tra il 2024 e il 2025 risiedono nel Mezzogiorno e nelle Isole: si tratta di 630mila nuclei, per un totale di 1,6 milioni di persone.

Nel dettaglio delle regioni:

  • Campania guida la classifica con 221mila nuclei (597mila persone coinvolte)
  • Sicilia segue con 187mila nuclei (494mila individui)
  • Puglia e Calabria coprono insieme oltre il 27% dei beneficiari nazionali
  • Nel Centro Italia si registrano 125mila nuclei beneficiari (262mila persone), mentre nel Nord il dato scende a 180mila nuclei (359mila componenti)
Le incidenze provinciali più alte si ritrovano, dunque, laddove le difficoltà sociali, l'assenza di opportunità lavorative e la fragilità economica tradizionalmente assumono valori più elevati. La quota media di persone beneficiarie rispetto alla popolazione residente è più marcata nelle province di Napoli e Palermo. Di seguito una rappresentazione tabellare della distribuzione regionale:

Area/Regione

Nuclei

Persone

Sud e Isole

630.000

1.600.000

Nord

180.000

359.000

Centro

125.000

262.000

Questa forte sperequazione regionale conferma il legame tra disagio socio-economico e accesso all'ADI.

Requisiti e condizioni di accesso all'Assegno di Inclusione: chi ha diritto e perché

L'accesso alla misura è regolato da criteri dettagliati e da un processo di valutazione multidimensionale, aggiornato dalla legge di bilancio 2025. Gli elementi principali riguardano:

  • Cittadinanza UE o permesso di soggiorno di lungo periodo; oppure status di protezione internazionale
  • Residenza in Italia da almeno 5 anni, di cui gli ultimi 2 continuativi
  • Nessuna misura cautelare in corso e assenza di condanne gravi nei precedenti 10 anni
  • ISEE sotto la soglia di 10.140 euro, incrementata a 8.190 euro per nuclei con over 67 o persone con disabilità
  • Reddito familiare annuo non superiore a 6.500 euro (10.140 euro per chi vive in affitto e lo dichiara in DSU); patrimonio immobiliare (diverso dall'abitazione principale) sotto i 30mila euro e patrimonio mobiliare entro i limiti previsti
  • Presenza nel nucleo di almeno un minore, un disabile, un over 60 o una persona in situazione di svantaggio sociale
La concessione è condizionata anche alla sottoscrizione dei Patti di attivazione digitale (PAD) e, se previsto, dei Patti di Servizio Personalizzato con i Centri per l'Impiego. La verifica ricorrente dei requisiti è demandata a INPS e Servizi Sociali, in un processo sinergico che coniuga controlli automatici e colloqui presso le strutture territoriali.

L'obiettivo è assicurare che la risorsa pubblica sia destinata a chi ne ha reale necessità, distinguendo fra i diversi livelli di vulnerabilità e promuovendo l'attivazione sociale e l'autonomia economica.

Composizione dei nuclei familiari beneficiari: minori, disabili, over 60 e carichi di cura

L'Assegno di inclusione raggiunge una pluralità di strutture familiari, intercettando le principali aree di fragilità sociale. Nel dicembre 2025, i dati INPS mostrano che:

  • 238mila nuclei presentano minori conviventi
  • 258mila nuclei includono almeno un disabile
  • 338mila riferiscono la presenza di un over 60
  • 234mila nuclei dichiarano carichi di cura rilevanti
  • 12mila includono individui in stato di svantaggio conclamato
La presenza concomitante di più vulnerabilità (es. nuclei con minori e disabili, oppure disabili e over 60) è un elemento ricorrente tra le situazioni ammesse al beneficio, segnalando la trasversalità dell'ADI rispetto alle possibili combinazioni di fragilità. L'attenzione al carico di cura familiare è rafforzata dall'aggiornamento della scala di equivalenza ISEE, che dal 2025 tiene maggiormente in conto tali carichi nella determinazione dell'importo del sostegno.

L'orientamento è quello di sostenere maggiormente le famiglie numerose e multiproblematiche, evitando il rischio di esclusione dalla rete di protezione sociale statale.

Importo medio, durata e meccanismi di rinnovo dell'Assegno di Inclusione

L'importo dell'ADI è calcolato sulla base della situazione economica e familiare, secondo parametri oggettivi e rivalutazioni annuali. Nel 2025, la media mensile è stata di 685 euro, in crescita rispetto agli anni precedenti: rivalutazioni legate a inflazione e incremento delle soglie ISEE hanno portato nel secondo semestre 2025 l'importo medio mensile a 697 euro.

La durata ordinaria della prestazione è prevista per 18 mesi continuativi, con possibilità di proroga annuale subordinata alla verifica dei requisiti e alla partecipazione ai percorsi di attivazione. Dal 2026, la legge di bilancio ha eliminato il cosiddetto mese di pausa tra un ciclo e l'altro, garantendo continuità nell'erogazione. Al rinnovo, la mensilità di passaggio può essere dimezzata, e non è più prevista l'erogazione straordinaria da 500 euro, già sperimentata nel 2025.

Le principali tappe del rinnovo prevedono:

  • svolgimento dell'attività istruttoria presso INPS
  • verifica e aggiornamento dei percorsi con i Servizi Sociali
  • sottoscrizione, da parte dei componenti previsti, dei nuovi PAD e PSP con i Centri per l'Impiego
Il calendario dei pagamenti segue uno schema fisso, con accrediti mensili distribuiti tra metà e fine mese, a seconda della tipologia di beneficiario e dell'esito delle istruttorie INPS.

Il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL): beneficiari, importi e focus sulle regioni

Il SFL si affianca all'ADI nell'architettura delle misure di contrasto alla povertà, rivolgendosi ai soggetti occupabili che si impegnano in percorsi di formazione o riqualificazione professionale. Dal settembre 2023 al dicembre 2025, 228mila persone hanno ricevuto almeno un pagamento legato al SFL.

L'importo mensile è stato innalzato dal governo, raggiungendo i 500 euro dal 2025 (in precedenza 350 euro), con possibilità di fruizione fino a 12 mesi, prorogabili a 24 per chi continua a partecipare a corsi di formazione. L'85% dei beneficiari si concentra nel Mezzogiorno e nelle Isole, a testimonianza della vicinanza tra questa misura e le aree più esposte alla disoccupazione strutturale.

Tra i percettori in pagamento a dicembre 2025, la composizione è la seguente:

  • Prevalenza femminile (63%)
  • Aumento delle quote di giovani e calo della presenza tra i più anziani
Lo strumento SFL completa il quadro degli interventi, fungendo da ponte verso l'autonomia grazie all'inserimento in circuiti di formazione mirata.