Nel 2026 la tassazione sulle auto aziendali cambia volto: si torna al forfettario con nuove regole su aliquote, optional, retroattività e fringe benefit, imponendo riflessioni su strategie fiscali.
Il 2026 segna una svolta per la fiscalità legata alle flotte aziendali, con l'introduzione di un regime forfettario rivisitato per la determinazione dell'imponibile sui veicoli concessi ai dipendenti in uso promiscuo. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto, in fase di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che mira a semplificare e uniformare la disciplina fiscale sulle auto aziendali dopo anni di interpretazioni oscillanti e incertezze applicative. L'obiettivo dichiarato dal Ministero dell'Economia consiste nell'offrire maggiore chiarezza alle imprese ed equità nel trattamento tra i lavoratori, riducendo il rischio di contestazioni e sanzioni legate ai diversi metodi di calcolo storicamente adottati.
Con il ritorno a una logica forfettaria, il valore tassabile del benefit viene calcolato su base convenzionale, adottando parametri standardizzati indipendenti dal costo effettivo sostenuto dall'azienda. Questa impostazione consente alle aziende di pianificare in modo più preciso i costi del personale, mentre i dipendenti ottengono maggiore trasparenza sul carico fiscale generato dall'utilizzo dell'auto per scopi privati. Il nuovo sistema va ad incidere sulle policy di gestione delle flotte, favorendo il rinnovo del parco auto verso veicoli a ridotte emissioni e offrendo strumenti più efficaci per la compliance amministrativa e organizzativa.
Con la nuova formulazione il valore del fringe benefit per autoveicoli, motocicli e ciclomotori concessi in uso promiscuo viene calcolato sul 50% dell’importo relativo a una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri. La base di riferimento resta il costo chilometrico Aci, da cui vanno sottratte le somme trattenute al dipendente, comprese quelle per accessori e allestimenti. Per i veicoli ibridi plug-in ed elettrici restano invece applicabili i coefficienti agevolati: 20% per i primi e 10% per i secondi.
Dal periodo d'imposta 2026 cambiano le aliquote e le basi imponibili delle auto assegnate come fringe benefit ai dipendenti. Le nuove disposizioni chiariscono innanzitutto che la tassazione si basa ora sull'età del veicolo, superando il precedente criterio ancorato solo alla data di immatricolazione:
Per i veicoli già riassegnati nel tempo a diversi dipendenti la disciplina rimane allineata alla prima assegnazione, senza aggravio fiscale supplementare. Il regime forfettario torna dunque ad essere il principio guida, con uniformità di trattamento e criteri oggettivi validi a prescindere dalla storia operativa dei singoli mezzi.
Con la nuova disciplina, il legislatore prevede un preciso regime transitorio teso a tutelare le auto ordinate entro il 2024 e consegnate al dipendente entro la fine del 2025. In questi casi restano valide le regole precedenti, evitando l'applicazione dell'attuale sistema a valori superiori (valore normale) a veicoli che rischierebbero di risultare fiscalmente penalizzati dal cambio di normativa.
Il regime di favore del periodo transitorio interessa sia le auto di nuova assegnazione che quelle riassegnate tra dipendenti, consentendo una migliore pianificazione e offrendo maggiore certezza del diritto anche nelle fasi di rinnovo parco auto. Dalla data di superamento dei cinque anni dall'immatricolazione, tuttavia, scatta la maggiorazione del 50% come ormai stabilito a regime.
L'applicazione retroattiva delle nuove regole coinvolge inoltre i veicoli già assegnati prima del 2026, salvo rientrino espressamente nel perimetro della norma transitoria. Questa impostazione è il risultato di un forte orientamento alla semplificazione amministrativa e alla coerenza tra le diverse pratiche in essere, che consente di evitare contenziosi e incertezze per le aziende.
Una precisazione importante riguarda anche le policy in cui il dipendente partecipa al costo effettivo del mezzo: solo le trattenute collegate al valore convenzionale determinato tramite tabelle ACI possono ridurre o azzerare il fringe benefit, mentre eventuali altri contributi (eccedenze) restano tassati come redditi da lavoro dipendente.
Il valore del fringe benefit per auto aziendali assegnate ai dipendenti continua a essere calcolato secondo una logica convenzionale, utilizzando le tabelle ACI aggiornate per l'esercizio 2026. Il calcolo standard prevede la moltiplicazione del costo chilometrico ACI per una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui e l'applicazione della percentuale fissata dalla tipologia del veicolo:
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Tipo di alimentazione |
Percentuale tassabile 2026 |
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Elettrica |
10% |
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Ibrida Plug-in |
20% |
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Benzina, Diesel, GPL, Metano, Mild/Full Hybrid |
50% |
Oltre 5 anni dall'immatricolazione, il fringe benefit aumenta del 50%. La presenza di optional a carico aziendale porta invece una maggiorazione forfettaria del 5% rispetto al valore così calcolato. Se il dipendente contribuisce economicamente all'auto o agli accessori (con bonifici o trattenute), questi importi vengono sottratti dal totale imponibile fino al limite per legge.
Questo sistema si riflette direttamente in busta paga: il valore annuale così calcolato è diviso per 12 mensilità e confluisce nell'imponibile previdenziale e fiscale, determinando sia contributi INPS che IRPEF aggiuntivi a carico del lavoratore. Ad esempio, un'auto con costo ACI annuo di 5.000 euro genera, per un veicolo tradizionale, un fringe benefit di 2.500 euro annui nei primi cinque anni (e 3.750 dal sesto), da cui detrarre l'eventuale quota a carico del collaboratore.
La procedura conferma così la trasparenza e l'uniformità nella formazione della retribuzione in natura ai sensi dell'art. 51 del TUIR.
L'adozione delle nuove regole impone precise valutazioni operative sia alle aziende che ai lavoratori. Per le imprese, il sistema forfettario e la maggiorazione dopo i 5 anni suggeriscono una politica attiva di rinnovo e ottimizzazione della flotta, prediligendo i veicoli elettrici e plug-in che permettono notevoli risparmi fiscali grazie alle aliquote ridotte e favorendo una fiscalità più sostenibile.
Sul piano gestionale, le nuove regole semplificano le modalità operative per i fleet manager:
La Legge di Bilancio proroga le soglie di esenzione per i fringe benefit ai livelli già fissati nel 2025, confermando:
Nei casi di car policy a partecipazione variabile del dipendente (es. modelli Car Flexi), l'Agenzia delle Entrate ribadisce che solo le somme trattenute al dipendente fino a concorrenza del valore convenzionale ACI possono sterilizzare l'imponibile: ogni eccedenza, compensata tramite abbattimento di premi variabili o accordi contrattuali, resta invece tassata come retribuzione ordinaria.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...