Le biblioteche civiche sono da decenni una colonna portante del tessuto culturale italiano. La loro presenza capillare nei grandi centri urbani così come nelle località più piccole testimonia la volontà, storicamente radicata, di offrire spazi di aggregazione, accesso libero alla conoscenza e servizi alla cittadinanza trasversali rispetto a età, provenienza sociale e livello di istruzione.
Dal secondo dopoguerra a oggi, queste istituzioni sono divenute riferimenti irrinunciabili grazie a una serie di funzioni consolidate:
- promozione del patrimonio librario, dell'alfabetizzazione e della crescita civile
- supporto a studenti, ricercatori e lettori appassionati
- iniziative per il coinvolgimento dei più giovani, come letture animate e laboratori creativi
- eventi culturali e letterari aperti alla comunità
- collaborazioni con scuole e associazioni locali
Il costante aggiornamento dei cataloghi, l'adeguamento degli spazi all'accessibilità e la digitalizzazione dei servizi hanno permesso di mantenere la funzione delle biblioteche civiche attuale e dinamica, garantendo pari opportunità di accesso alla cultura. Tuttavia, negli ultimi anni, la chiusura o la riconversione di molte sedi ha sollevato un allarme sulla tenuta di questo presidio.
Un sistema vasto, fragile per vocazione
L'Italia conta oltre ottomila biblioteche di pubblica lettura aperte al pubblico. Di queste, quasi il 70% sono biblioteche civiche a titolarità comunale, distribuite su tutto il territorio nazionale: una ogni ottomila abitanti, quasi tre ogni cento chilometri quadrati. Una rete capillare, costruita nel tempo come risposta pubblica al bisogno di cultura, formazione e incontro sociale.
Il dato aggregato nasconde però una realtà disomogenea e sempre più precaria:
- il 30% delle strutture si trova in posizione periferica o ultra-periferica rispetto ai poli urbani
- le biblioteche lontane dai grandi centri risultano, in proporzione, le più frequentate
- l'indice di prestito e frequentazione nei comuni periferici supera nettamente quello delle città metropolitane, dove le alternative culturali sono più numerose
Chi vive lontano dai grandi centri usa la biblioteca più di chi abita in città, il che rende la sua eventuale chiusura un danno asimmetrico, che si scarica con più forza su chi ha già meno risorse.
Il paradosso dei tagli e degli annunci
Nel novembre 2024, il ministro della Cultura Alessandro Giuli annunciava un ambizioso "Piano Olivetti per la Cultura", con trenta milioni di euro destinati alle biblioteche, in particolare nelle aree periferiche e meno sviluppate. L'annuncio suonava grandioso. Il problema è che arrivava in contemporanea con la Legge di Bilancio 2025, che prevedeva tagli al Ministero della Cultura per:
- 147 milioni nel 2025
- 178 milioni nel 2026
- 204 milioni nel 2027
Già in precedenza,
Associazione Italiana Biblioteche,
Associazione Italiana Editori e
Associazione Librai Italiani avevano lanciato un appello urgente: il fondo speciale da trenta milioni per le biblioteche, introdotto in via temporanea, rischiava di non essere rinnovato, con la conseguenza diretta di due milioni di nuovi libri in meno ogni anno a disposizione dei lettori. Senza di esso, le collezioni smettono di aggiornarsi e i cataloghi invecchiano, rendendo le strutture ancora meno attrattive per il pubblico.
Il problema del personale precario
Oltre alla carenza di organico stabile, il sistema bibliotecario italiano sconta un'altra piaga strutturale: la precarizzazione del lavoro. In molte città, le biblioteche comunali funzionano grazie a lavoratori assunti attraverso appalti al ribasso, con:
- contratti spesso del settore commerciale anziché di quello culturale
- paghe inferiori e tutele ridotte rispetto al personale di ruolo
- clima di incertezza alimentato da continue proroghe, che logora le persone e degrada il servizio
Il confronto con altri Paesi europei è impietoso. Le biblioteche nazionali di Spagna, Regno Unito e Francia impiegano rispettivamente mille, duemila e duemilaseicento dipendenti. Molte biblioteche comunali italiane si reggono su una o due persone.
Il costo sociale di una chiusura silenziosa
Le biblioteche non sono semplici depositi di libri. Sono presidi di prossimità culturale, spazi gratuiti e accessibili dove è possibile:
- incontrarsi, studiare e orientarsi
- chiedere informazioni e ricevere supporto
- trovare un posto caldo d'inverno
- ascoltare conferenze e partecipare a laboratori per bambini
Per molte persone, e in particolare per chi non può permettersi l'acquisto di libri o l'accesso a corsi privati, rappresentano l'unico presidio culturale nel raggio di chilometri. In un Paese in cui il 34% degli adulti tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale — uno dei tassi più alti in Europa — la riduzione degli spazi pubblici di lettura e formazione non è una questione marginale. È una scelta che alimenta le disuguaglianze, rende più difficile l'accesso autonomo all'informazione e impoverisce le comunità locali.
Cosa servirebbe
Le soluzioni esistono, e in parte sono già state individuate:
- piani strutturali e pluriennali di investimento, non fondi straordinari a scadenza incerta
- sblocco delle assunzioni nel settore bibliotecario pubblico, con concorsi dedicati e formazione di nuove figure professionali
- valorizzazione del lavoro dei bibliotecari come professionisti della cultura, non come personale intercambiabile
- riconoscimento, da parte di Comuni, Regioni e Stato, delle biblioteche come infrastrutture sociali non meno importanti di strade, scuole e ospedali
Le biblioteche chiuse non fanno cortei, non bloccano il traffico, non generano scandali. Si spengono in silenzio, una dopo l'altra, mentre i volumi restano al buio nelle sale chiuse, e i cittadini che avrebbero potuto usarle imparano, lentamente, a farne a meno.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...