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Biciclette elettriche, i bici-velox arrivano nelle città italiane: cosa controllano e sanzioni fino a 15 mila euro

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di Alberto Pelletti pubblicato il

I bici-velox arrivano anche in Italia: a Parma i primi controlli verificano velocità e caratteristiche delle e-bike. Tra limiti, obblighi per i mezzi assimilati ai ciclomotori e multe fino a 15 mila euro, il confronto guarda anche a Olanda e monopattini.

La Polizia Locale di Parma ha controllato le biciclette elettriche in via D’Azeglio e in piazza Garibaldi con un banco a rulli Dynostar. In poche ore sono state elevate 15 sanzioni. Il dispositivo, soprannominato bici-velox, misura le prestazioni del motore e consente di verificare se il mezzo rispetta i requisiti tecnici previsti per i velocipedi.

Il controllo arriva mentre cresce il mercato delle biciclette elettriche. Assoutenti, associazione a tutela dei consumatori, e Fiab, Federazione italiana ambiente e bicicletta, stimano che in Italia circolino 1,8 milioni di e-bike, il 50% in più rispetto a cinque anni fa. In alcune città, secondo le due organizzazioni, otto biciclette su dieci tra quelle fermate per le verifiche sono risultate irregolari.

Che cosa misura il bici-velox

Il Dynostar è un banco di prova portatile con rulli. Gli agenti appoggiano la ruota motrice sulla pedana e la fanno girare in condizioni controllate. Il sistema rileva velocità e potenza erogata, mostrando fino a quale soglia il motore continua ad assistere la pedalata.

La verifica riguarda la configurazione tecnica del mezzo: gli agenti possono accertare, per esempio, se è stato rimosso il limitatore, modificata la centralina o aggiunto un dispositivo che permette al motore di superare i parametri ammessi. Il soprannome bici-velox, dunque, descrive un controllo delle prestazioni del motore.

Il banco aiuta a distinguere una e-bike regolare da una bicicletta alterata, anche quando i due mezzi hanno un aspetto simile. A stabilire la conformità è il comportamento dell’assistenza elettrica. Un ciclista può superare i 25 km/h con la sola forza muscolare, per esempio in discesa; il motore deve invece smettere di assistere quando viene raggiunta la soglia prevista.

A Parma gli agenti hanno usato il banco Dynostar durante i pattugliamenti. Le biciclette ritenute meritevoli di verifica sono state fermate e portate sui rulli. Dopo il primo intervento, la Polizia Locale ha annunciato controlli anche nelle piste ciclabili, nei parchi e nelle zone a traffico limitato, dove pedoni, biciclette e altri utenti condividono spazi ristretti.

Altre amministrazioni si stanno muovendo nella stessa direzione. A Bologna è stato avviato il percorso per acquistare un dispositivo analogo, con uno stanziamento indicato di circa 20 mila euro. In altre città le verifiche sono state condotte con banchi mobili messi a disposizione dalla Motorizzazione oppure con strumenti tecnici delle forze dell’ordine.

Le percentuali registrate in alcune campagne riguardano i veicoli selezionati per il controllo, spesso perché appaiono sospetti o viaggiano a velocità anomala. Nel 2026 sono state segnalate verifiche a Bergamo e Como, con numerosi mezzi non conformi tra quelli esaminati. A Parma, invece, l’intervento del 6 ottobre si è concluso con 15 sanzioni.

I limiti previsti per le e-bike

L’articolo 50 del Codice della strada stabilisce le caratteristiche dei velocipedi a pedalata assistita. Per una normale e-bike, il motore deve avere una potenza nominale continua massima di 250 watt. L’aiuto elettrico si riduce progressivamente e cessa quando la bicicletta raggiunge i 25 km/h o quando il ciclista smette di pedalare.

La norma consente anche una funzione di assistenza alla conduzione senza pedalata, fino a una velocità massima di 6 km/h. Un acceleratore che spinge autonomamente il mezzo oltre questa soglia non rientra nei requisiti ordinari della pedalata assistita.

Per i velocipedi destinati al trasporto di merci la potenza massima può arrivare a 500 watt, nel rispetto delle condizioni previste. Il limite di 25 km/h si applica al supporto elettrico: chi pedala può procedere più velocemente usando la propria forza.

Se potenza, assistenza o configurazione non rispettano le regole dei velocipedi, il mezzo può essere classificato come ciclomotore. La categoria dipende dalle caratteristiche effettive del veicolo: una bicicletta venduta come e-bike può quindi essere soggetta agli adempimenti previsti per un veicolo a motore quando è costruita o modificata per funzionare fuori dai limiti.

Da bicicletta a ciclomotore: gli obblighi

Il cambio di categoria comporta obblighi diversi per circolare. Per un ciclomotore sono previsti, secondo i casi, omologazione e immatricolazione, targa e copertura assicurativa; possono essere richiesti anche un titolo di guida e i dispositivi di protezione stabiliti dalla normativa. Chi circola con un mezzo trasformato senza i requisiti prescritti può ricevere più contestazioni, oltre a quella relativa alla modifica tecnica.

L’articolo 50 prevede una sanzione amministrativa specifica per chi altera una bicicletta a pedalata assistita con l’obiettivo di aumentarne potenza o velocità. Gli importi indicati per questa violazione vanno da 845 a 3.382 euro. Si aggiungono, quando ricorrono le condizioni, le sanzioni per la circolazione come ciclomotore senza documenti, assicurazione o altri requisiti obbligatori.

La questione interessa anche chi compra una bicicletta già modificata. Contano le caratteristiche con cui il mezzo circola, anche se il kit non è stato installato dall’acquirente. Centraline alternative, limitatori rimossi e acceleratori non conformi possono cambiare la categoria giuridica del veicolo e comportare conseguenze amministrative e assicurative.

Quando le multe arrivano a 15 mila euro

Nei casi più gravi, la somma delle sanzioni può arrivare a 5.000-15.000 euro, quando alle modifiche si aggiungono più violazioni legate alla circolazione di un ciclomotore privo dei requisiti. Il totale varia in base alle infrazioni accertate e alle relative sanzioni.

Tra le violazioni che possono concorrere al calcolo figurano l’assenza di immatricolazione o targa, la mancanza della copertura assicurativa, la guida senza il titolo richiesto e il mancato rispetto degli obblighi di sicurezza. Per la circolazione di un ciclomotore senza assicurazione è indicata una sanzione da 866 a 3.464 euro, separata da quella prevista per la modifica tecnica.

Al verbale possono accompagnarsi il sequestro del veicolo e, nei casi previsti, la confisca. L’importo complessivo dipende dalla violazione accertata e dalle disposizioni applicabili. Anche le 15 sanzioni elevate a Parma il 6 ottobre corrispondono ai singoli casi contestati durante l’intervento.

Nei Paesi Bassi sono stati introdotti 247 banchi di controllo per verificare le e-bike e individuare quelle modificate. Per chi circola con un mezzo alterato è indicata una sanzione di 320 euro. Le regole e gli importi cambiano da un Paese all’altro, mentre i banchi di prova affiancano i controlli ordinari.

In Italia Fiab, Assoutenti e Ancma, l’associazione nazionale dei produttori di cicli e motocicli, hanno chiesto maggiore chiarezza e vigilanza sul mercato. Le richieste mirano a tutelare chi acquista una bicicletta conforme e gli operatori che rispettano le regole, oltre a ridurre i rischi negli spazi condivisi. Le e-bike vengono utilizzate anche per le consegne; l’esigenza di coprire più strada in meno tempo non cambia i requisiti previsti per il mezzo.

E-bike e monopattini, controlli coerenti

Assoutenti ha accolto positivamente le verifiche sulle biciclette elettriche e ha richiamato l’attenzione sui monopattini. Secondo l’associazione, gli obblighi introdotti per questi veicoli, tra cui contrassegno identificativo, assicurazione e casco, sono spesso disattesi. La richiesta riguarda un’applicazione coerente delle regole a tutti i mezzi della micromobilità.

Per chi usa una e-bike conforme restano le regole ordinarie della circolazione in bicicletta. Targa, patente e assicurazione da ciclomotore sono richieste quando le prestazioni effettive portano il mezzo fuori dai limiti della pedalata assistita. Il banco a rulli fornisce agli agenti una misurazione tecnica; la riclassificazione comporta gli obblighi previsti per la categoria corrispondente.

La mobilità urbana richiede quindi di distinguere le biciclette regolari dai veicoli trasformati e di applicare le norme a tutte le categorie. L’uso di mezzi leggeri e accessibili deve conciliarsi con la sicurezza di pedoni e ciclisti, attraverso controlli coerenti su tutte le categorie e sanzioni proporzionate alle violazioni accertate.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...