Bitcoin oscilla intorno ai 63mila dollari, con forti incertezze sul futuro: tra le recenti flessioni, l'influenza di fattori macroeconomici, le previsioni di esperti e i rischi d'investimento, lo scenario resta aperto tra ottimismo e cautela.
Il 2026 si presenta come un anno difficile per il principale asset digitale: la recente discesa delle quotazioni ha innescato timori tra gli investitori, dopo una fase in cui erano prevalsi segnali di ottimismo. Dopo aver raggiunto un massimo storico nell’ottobre 2024, Bitcoin ha subito diverse flessioni che lo hanno portato al di sotto dei 71.000 dollari, arrivando a toccare anche i 62mila dollari ieri giovedì 5 febbraio. Questa caduta non ha soltanto colpito chi aveva investito sulla criptovaluta, ma ha trascinato con sé tutto il mercato crypto, danneggiando in modo particolare anche asset come Ethereum, Binance Coin e Solana.
L’attuale scenario riflette un clima dominato da incertezza e sfiducia: segnali di rallentamento economico, previsioni contrastanti e pressioni provenienti dal contesto macrofinanziario globale contribuiscono ad accrescere l’instabilità. Le analisi di grafici e volumi registrano una volatilità ancor più marcata, mentre l’approccio speculativo finisce spesso al centro del dibattito, tra chi vede in BTC uno strumento ancora capace di sorprendere e chi teme ulteriori ribassi. In questo contesto, le previsioni degli analisti e degli esperti assumono un ruolo rilevante ma mostrano un forte grado di variabilità e cautela.
L’andamento del valore di BTC è frutto di un complesso equilibrio tra diversi elementi. Il primo è la sua natura deflazionistica: il limite di 21 milioni di unità totali in circolazione e il meccanismo del "halving" – che dimezza periodicamente la ricompensa ai miner – rendono l’offerta sempre più ridotta e prevedibile. A oggi, oltre il 93% dell’offerta totale risulta già in circolazione, alimentando la rarità percepita del bene.
Sul piano della domanda, a incidere sono soprattutto:
Infine, la crescente competizione con altri asset digitali e le notizie relative a nuovi sviluppi tecnologici (aggiornamenti del protocollo, integrazione in sistemi di pagamento globali) possono contribuire ad amplificare le oscillazioni dei valori. In sintesi, il prezzo di Bitcoin resta il risultato di una fitta interazione tra dinamiche endogene e fattori esogeni, oggetto di monitoraggio continuo da parte di analisti e investitori.
Il dibattito sulle prospettive future di BTC è animato da numerosi attori – da analisti di grandi banche a esperti indipendenti – che avvalorano le loro stime attraverso parametri macroeconomici, modelli storici e dati statistici recenti.
Geoffrey Kendrick, responsabile della ricerca sugli asset digitali di Standard Chartered, ha ribadito nelle sue ultime analisi una visione ottimista sul lungo termine, pur senza sottovalutare la volatilità a breve termine innescata dalle incognite economiche e normative. Nello stesso contesto, Tom Lee, analista molto seguito in ambito internazionale, ha recentemente ridotto il target di lungo periodo, pur mantenendo visioni rialziste e sottolineando la tendenza dell’asset a muoversi in periodi brevi e intensi.
Le conclusioni proposte dagli esperti intervistati sono eterogenee, ma si possono individuare due tendenze principali:
Standard Chartered mantiene una prospettiva favorevole sul prezzo a distanza di anni. Kendrick, in particolare, ha identificato due principali driver per una possibile ripresa: la prospettiva di un taglio dei tassi da parte della Fed e una maggiore chiarezza sui dazi imposti dagli USA. La banca stima che, superate le incertezze a breve termine, BTC potrebbe – secondo la visione di Kendrick – puntare a raggiungere i 200.000 dollari entro la fine del 2025. Tali proiezioni, si legge nelle analisi, si fondano sulla convinzione che la debolezza degli asset di rischio sia più una dinamica generale dei mercati finanziari che una specificità delle criptovalute.
Tom Lee ha rivisto al ribasso le sue attese, ma mantiene una fiducia relativa nelle potenzialità di medio-lungo termine dell’asset. Dopo aver ipotizzato possibili massimi storici nell’ordine dei 250.000 dollari, l’esperto ritiene ora più probabile un valore superiore a 100.000 dollari entro la chiusura del 2025.
Il suo approccio si basa sul comportamento storico di questa criptovaluta, la quale – secondo i dati – registra la quasi totalità degli aumenti di prezzo nello spazio temporale di poche giornate ad alta volatilità (i cosiddetti “10 migliori giorni dell’anno”).
L’analista sottolinea inoltre che la storia delle sue previsioni mostra risultati alterni: alcuni traguardi previsti sono stati raggiunti in ritardo rispetto alle aspettative, altri in anticipo. Tali oscillazioni rendono la lettura dei suoi dati interessante, ma sottolineano l’importanza di prudenza nell’affidarsi esclusivamente alle previsioni di singoli esperti. Il mercato, sottolinea Lee, resta influenzato pesantemente da fattori esogeni e da cambiamenti normativi, oltre che da improvvise pressioni speculative.
Le forti oscillazioni di valore sono una caratteristica strutturale del mercato delle criptovalute. Nel corso degli ultimi mesi, l’asset digitale ha subito movimenti di ampia entità, passando da massimi sopra i 120.000 dollari a nuove fasi di correzione. La più recente flessione ha portato il valore sotto i 71.000 dollari, suscitando preoccupazione sia tra chi era entrato ai massimi sia tra gli operatori professionali.
Le analisi tecniche e di scenario a breve e medio termine delineano i seguenti range:
Rilevante inoltre il rischio legato alle pressioni speculative: fenomeni come liquidazioni massive, interpretazioni errate dei segnali macro e una liquidità di mercato ridotta possono amplificare le fluttuazioni, determinando movimenti anche molto rapidi in entrambe le direzioni.
La situazione attuale mostra chiaramente che l’evoluzione futura del valore dipenderà sia da dinamiche interne al mercato crypto sia da shock esterni. Tra le prospettive tracciate dagli esperti, emergono visioni divergenti, ma si può delineare un ampio intervallo di possibili evoluzioni future.
Secondo le stime più ottimiste – ad esempio quella di Kendrick di Standard Chartered –, una combinazione di taglio dei tassi e maggiore adozione istituzionale potrebbe portare la quotazione ampiamente sopra i massimi storici raggiunti negli ultimi anni. Il range previsto in assenza di novità positive è compreso invece tra i 50.000 e i 100.000 dollari, mentre in caso di eventi avversi (inasprimento normativo, sofistica crisi finanziaria internazionale, crollo della domanda speculativa), la possibilità di discese sotto questi livelli rimane reale.
Di contro, l’esperienza recente insegna che la reattività ai cambiamenti del contesto macro e la crescita dell’ecosistema crypto nel suo complesso offrono sempre spazi di recupero, anche in presenza di ribassi prolungati.