Roberto Vannacci spunta a sorpresa nel dibattito sulle pensioni, tra critiche alle scelte politiche passate, nuove proposte per flessibilità e aumento degli importi, e un possibile impatto sulle future riforme.
In una fase di profondo cambiamento politico, la questione delle pensioni torna al centro del dibattito. Il sistema previdenziale italiano, dopo anni di riforme incisive e correzioni, resta un tema di grande rilevanza per milioni di cittadini e al tempo stesso uno dei principali elementi di tensione tra le forze politiche. In questo clima si inserisce la figura di Roberto Vannacci, già noto per la sua esposizione mediatica e le sue posizioni controcorrente, ora leader di un nuovo soggetto politico che mira ad affrontare le priorità sociali percepite come più urgenti dall’elettorato.
L’emergere di Vannacci su questi temi coincide con un malessere diffuso tra molti pensionati, spesso alle prese con trattamenti considerati inadeguati rispetto al costo della vita, e con lavoratori preoccupati dalle incertezze che accompagnano ogni modifica normativa.
Dopo la sua fuoriuscita dalla Lega, Vannacci ha assunto una linea politica decisamente improntata sui temi sociali, mettendo in primo piano la tutela del potere d’acquisto dei cittadini e la sicurezza economica delle famiglie. Nelle sue dichiarazioni, l’attenzione verso il nodo pensionistico emerge come uno degli argomenti principali, in risposta alle sollecitazioni di una base elettorale delusa da promesse non mantenute nel periodo di governo precedente.
Il nuovo partito da lui guidato articola la propria identità su alcune parole chiave: giustizia sociale, accesso a un sistema pensionistico equo, valorizzazione dei percorsi lavorativi lunghi e faticosi. Le interviste rilasciate mostrano una narrazione in cui prende la distanza dall’operato della Lega – soprattutto sulle questioni previdenziali – e annuncia l’intenzione di promuovere soluzioni più coraggiose e concrete.
Dalla prospettiva di Vannacci, politiche forti sulle pensioni non sono solo questione economica ma rappresentano una scelta di campo in favore della dignità dei lavoratori. Un asse programmatico, quello delle pensioni, che mira a rendere il suo soggetto politico riconoscibile e potenzialmente attrattivo per quell’ampia fascia di popolazione composta da anziani, lavoratori maturi e nuclei familiari preoccupati per il futuro.
Uno degli elementi più ricorrenti nelle prese di posizione di Vannacci riguarda il fallimento del tentativo di cancellare la Legge Fornero. Nel passaggio di consegne tra le varie maggioranze che si sono alternate dal 2011 in avanti, la riforma previdenziale voluta ai tempi del governo Monti è rimasta in gran parte in vigore, generando delusione in chi sperava in un ripristino di criteri più favorevoli per il pensionamento.
Vannacci ha più volte definito "traditore" il segretario uscente della Lega, Matteo Salvini, proprio in relazione a queste promesse disattese. La narrazione punta il dito contro l’incapacità di incidere realmente sulle regole di accesso alla pensione e l’abbandono di milioni di lavoratori che oggi si vedono costretti a restare in attività oltre i 67 anni o a confrontarsi con meccanismi di calcolo e cumulo complessi e poco rassicuranti.
In questo contesto, la tensione tra le istanze di cambiamento e il mantenimento degli equilibri di bilancio è evidente. La critica non si indirizza soltanto all’ex alleato ma più in generale al sistema delle coalizioni che, a detta di Vannacci, non sarebbe riuscito a riportare equità e sicurezza nel sistema previdenziale nazionale.
L’impostazione mostrata da Vannacci e le sue dichiarazioni suggeriscono alcune direzioni di intervento che potrebbero orientare le future proposte del suo partito. Tra queste:
I sondaggi più recenti attribuiscono al partito guidato da Vannacci un potenziale elettorale compreso tra il 3% e il 4%. Sebbene questi livelli non permettano l’accesso autonomo al governo, la possibilità di entrare in una coalizione – sia con il centro-destra che con il centro-sinistra – non appare irrealistica, soprattutto in caso di scenari elettorali incerti.
Qualora riuscisse ad assumere un ruolo di ago della bilancia in maggioranza o in opposizione, la nuova formazione avrebbe la possibilità di incidere, almeno in parte, sull’agenda delle riforme previdenziali. Può infatti: