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Bonus Zes, tante promesse e pochi risultati. Per le assunzioni al Sud Italia ha funzionato poco finora

di Marcello Tansini pubblicato il
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Tra aspettative e realtà, il Bonus Zes per il Sud Italia si è rivelato meno efficace del previsto nelle assunzioni. I ritardi nell'attuazione, risultati concreti e le prospettive per il Mezzogiorno.

Le aspettative generate negli ultimi anni intorno agli incentivi per stimolare le assunzioni nel Sud Italia sono state notevoli. In particolare, l’attenzione si è concentrata sulle Zone Economiche Speciali e sulle misure nate per colmare il divario occupazionale tra Mezzogiorno e resto del Paese. Tuttavia, gli slogan politici e gli annunci non sempre si sono concretizzati in misure efficaci e tempestive. Numerose realtà imprenditoriali del Sud hanno assistito prima a grandi promesse e poi a una lunga attesa, mentre il tessuto produttivo locale continuava a confrontarsi con difficoltà strutturali e rischio di emigrazione giovanile. A distanza di due anni dall’annuncio degli incentivi, il quadro che emerge è fatto di luci e ombre, dove i benefici attesi si sono realizzati solo in parte e le aspettative sono state spesso disattese.

Cos'è la Zes e come doveva funzionare il bonus assunzioni nel Sud Italia

La Zona Economica Speciale (ZES) rappresenta uno strumento normativo pensato per favorire lo sviluppo economico nelle aree del Sud Italia storicamente svantaggiate. Istituita sulla base della normativa nazionale (DL n. 91/2017) e in seguito unificata, la ZES mira a offrire agevolazioni fiscali e amministrative a imprese che investono nell’area, in particolare per promuovere nuova occupazione.

L’architettura delle ZES prevede:

  • Sgravi contributivi per i nuovi assunti
  • Snellimento delle procedure burocratiche per nuovi investimenti
  • Diminuzione delle imposte per attività produttive
Il bonus assunzioni collegato a tali aree avrebbe dovuto incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro, offrendo alle aziende un taglio del 30% dei contributi previdenziali – percentuale rivista al ribasso rispetto alle aspettative iniziali. Obiettivo dichiarato era quello di favorire la competitività del Mezzogiorno rispetto al resto d’Italia, abbattendo i principali ostacoli occupazionali attraverso interventi rapidi, mirati e continuativi.

I ritardi nell’attuazione del bonus: due anni di attesa e le conseguenze

I meccanismi di accesso e attuazione legati alle ZES sono stati però caratterizzati da notevoli ritardi procedurali. L’entrata in vigore effettiva del cosiddetto bonus assunzioni per il Sud è avvenuta solo nel 2024, a distanza di ben due anni dall’annuncio iniziale. Le cause di questo slittamento sono da ricercare nella complessità delle procedure amministrative e nella mancanza di un quadro regolatorio chiaro e stabile.

Questi elementi hanno prodotto diversi impatti rilevanti:

  • Perdita di fiducia da parte degli imprenditori verso misure annunciate ma non operative
  • Difficoltà nella pianificazione per le aziende, costrette a rimandare nuovi investimenti e assunzioni
  • Mancata ricaduta diretta su lavoro giovanile e categorie più vulnerabili
  • Persistenza del gap occupazionale con altre regioni più dinamiche
Va sottolineato infatti che il taglio dei contributi per i nuovi assunti è calato al 30%, parametro meno vantaggioso rispetto alle proposte originarie. Il “bonus” si è così trasformato, agli occhi di molti operatori del settore, da opportunità strutturale a misura marginale, soprattutto se confrontata con le esigenze del tessuto economico locale. L’effetto annuncio, spesso amplificato durante i dibattiti politici e in campagna elettorale, si è scontrato con la realtà di una burocrazia ancora poco agile e di una normativa in continua revisione. La mancanza di tempestività ha ridotto sensibilmente l’impatto atteso, lasciando numerose zone d’ombra circa la reale efficacia di tali misure.

Impatto effettivo della Zes sulle assunzioni: risultati a confronto con le promesse

Il quadro emerso da due anni di attesa evidenzia come la ZES non abbia inciso in modo significativo sulle dinamiche occupazionali del Sud. Secondo fonti di settore e analisi di dati forniti da organizzazioni sindacali, le assunzioni stimate grazie al bonus sono state ampiamente inferiori rispetto agli obiettivi dichiarati dai promotori. La portata dei benefici, quantificata inizialmente come una spinta decisiva per ridurre il divario tra Nord e Sud, si è ridimensionata di fronte alla realtà dei numeri.

Tra le principali criticità emerse:

  • Basso tasso di utilizzo della misura tra le piccole e medie imprese
  • Limitata conoscenza delle opportunità e incertezza sui criteri di accesso
  • Peso ridotto della decontribuzione rispetto alle necessità di rilancio strutturale
  • Persistenza di problemi come disoccupazione giovanile e precarietà
La narrazione ottimistica che aveva accompagnato l’introduzione della ZES unica, specialmente nei mesi precedenti all’estensione anche ad altre regioni (come l’Umbria e le Marche), è stata seguita da risultati modesti e da una generale sensazione di disillusione. Il tessuto produttivo del Meridione resta in attesa di soluzioni più incisive e dotate di reale potere di trasformazione, mentre la percezione di una “propaganda politica” non seguita da fatti concreti si è rafforzata tra lavoratori e imprenditori.

Anche le modalità di implementazione e il monitoraggio degli effetti sono apparse carenti. Mancano, infatti, raccolte sistematiche di dati aggiornati e trasparenti in grado di confermare l’efficacia delle misure introdotte. Questo vuoto informativo contribuisce a una sensazione di incertezza e rallenta ulteriormente la creazione di condizioni favorevoli per l’occupazione stabile e di qualità.

Le prospettive future per il Mezzogiorno dopo l’avvio della Zes unica

Il nuovo corso avviato con la ZES unica rappresenta un’occasione per rivalutare strategie e priorità nei confronti dello sviluppo del Sud Italia. Dopo anni segnati da rallentamenti e promesse, l’esigenza che emerge è quella di puntare su strumenti realmente efficaci e mirati, capaci di favorire la creazione di lavoro stabile, innovazione e crescita.

Le future scelte politiche e amministrative dovranno:

  • Garantire maggiore snellezza nei procedimenti autorizzativi
  • Rendere più accessibili gli incentivi, anche alle microimprese
  • Prevedere sistemi di monitoraggio rigorosi e pubblici sull’impatto reale delle misure adottate
  • Valorizzare sinergie tra formazione professionale e tessuto produttivo locale
L’attenzione dovrà spostarsi verso una maggiore correlazione tra incentivi e risultati occupazionali, attraverso interventi che sappiano integrarsi con le politiche industriali, infrastrutturali e sociali. Solo una strategia coordinata, sostenuta da risorse adeguate e da una visione di lungo periodo, potrà colmare il gap che ancora separa il Sud dal resto d’Italia. Affinché le ZES possano essere strumenti efficaci di rilancio, sarà determinante superare l’attuale divario tra annunci e risultati, restituendo così fiducia agli attori economici e sociali del Mezzogiorno.