Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Cambiare calendario scolastico, non solo data apertura a settembre: chi ha organizzato la petizione, cosa prevede e come aderire

WhatsApp X Telegram
di Marianna Quatraro pubblicato il

Ogni anno, a ridosso della riapertura delle scuole, torna puntuale il dibattito sulla data di inizio delle lezioni. C'è chi chiede di posticiparla a causa del caldo eccessivo di settembre, chi invece punta il dito contro un problema più strutturale e da qui nasce una petizione che sta raccogliendo sempre più consensi.

Ogni anno, a ridosso della riapertura delle scuole, torna puntuale il dibattito sulla data di inizio delle lezioni. C'è chi chiede di posticiparla a causa del caldo eccessivo di settembre, chi invece punta il dito contro un problema più strutturale: la lunghezza spropositata della pausa estiva italiana, la più lunga d'Europa insieme a pochi altri Paesi. Da qui nasce una petizione che sta raccogliendo sempre più consensi e che chiede un ripensamento complessivo del tempo scuola, non un semplice spostamento di qualche settimana sul calendario.

Chi ha organizzato la petizione

La campagna si intitola "Ristudiamo il calendario! Un nuovo tempo scuola non è più rimandabile" ed è stata lanciata nel settembre 2023 da due realtà molto attive sui temi dell'infanzia e della genitorialità: WeWorld, organizzazione italiana indipendente che da cinquant'anni lavora per i diritti di donne, bambine e bambini in decine di Paesi, Italia compresa, e Mammadimerda, progetto di comunicazione dissacrante e ironico sulla maternità, fondato da Francesca Fiore e Sarah Malnerich.

Le due realtà hanno unito le forze per portare all'attenzione delle istituzioni un tema che, secondo le promotrici, viene affrontato ogni anno con superficialità: il dibattito pubblico si concentra sulla data di apertura delle scuole, ma non tocca mai il nodo di fondo, ovvero un modello di calendario pensato più di un secolo fa, quando le lunghe vacanze estive servivano a permettere ai più giovani di aiutare le famiglie nei lavori agricoli.

La petizione, pubblicata sulla piattaforma Change.org, ha superato negli ultimi mesi le 78mila firme e le adesioni raccolte sono già state consegnate simbolicamente da WeWorld in Senato, a testimonianza di una mobilitazione che non si limita al web ma cerca un confronto diretto con la politica.

Perchè nasce la petizione: i numeri della pausa estiva italiana

Alla base della richiesta ci sono dati precisi. Il calendario scolastico italiano prevede circa 200 giorni di lezione, un numero in linea con la media europea, ma li distribuisce in modo molto sbilanciato: la maggior parte dell'anno è concentrata tra settembre e giugno, seguita da uno stop estivo che arriva a circa 14 settimane, tra le più lunghe del continente insieme a Paesi come Lettonia e Malta.

Per le promotrici della campagna, questa interruzione così prolungata non è un semplice dettaglio organizzativo, ma un fattore che accentua le disuguaglianze sociali già esistenti tra le famiglie italiane. Durante l'estate, infatti, non tutti i bambini e le bambine hanno le stesse opportunità: chi può permetterselo frequenta centri estivi, viaggia, partecipa a corsi e attività strutturate; chi non ha risorse economiche sufficienti rischia invece di trascorrere tre mesi senza stimoli educativi, come dati dagli insegnanti, sportivi o culturali, con il rischio concreto di una perdita di competenze cognitive e relazionali, fenomeno noto a livello internazionale come "summer learning loss".

A questo si aggiunge un secondo problema, altrettanto centrale nella petizione: la pausa estiva così lunga grava pesantemente sui carichi di cura delle famiglie, in particolare sulle madri lavoratrici, che devono destreggiarsi tra ferie limitate, costi elevati dei centri estivi e la difficoltà di trovare alternative valide per i mesi di chiusura delle scuole. Un problema di conciliazione vita lavoro che, secondo le promotrici, lo Stato non può continuare a scaricare sulle sole famiglie.

Cosa prevede la proposta

La petizione non si limita a denunciare il problema, ma avanza una proposta articolata in tre punti principali, pensata per intervenire sia sulla struttura del calendario sia sull'organizzazione del tempo scuola:

1. Rimodulazione delle pause durante l'anno

Il primo punto riguarda la ridistribuzione dei giorni di lezione. La richiesta non è quella di aumentare il carico didattico complessivo, ma di mantenere invariato il numero totale di giorni di scuola, circa 200, distribuendoli però in modo più equilibrato lungo tutto l'arco dell'anno. In pratica, si chiede di ridurre la lunghezza dello stop estivo continuo, introducendo pause più frequenti ma più brevi, sul modello già adottato in altri Paesi europei. Questo permetterebbe, secondo le promotrici, di limitare la perdita di apprendimento legata a un'interruzione troppo prolungata e di alleggerire il carico di stanchezza accumulato durante l'anno scolastico, evitando al contempo un'unica, lunghissima pausa che pesa soprattutto sulle famiglie meno abbienti.

2. Apertura delle scuole anche a giugno e luglio

Il secondo punto della proposta chiede di tenere aperti gli edifici scolastici anche nei mesi di giugno e luglio, non per proseguire con le lezioni tradizionali, ma per offrire attività educative, laboratori, momenti di socializzazione e proposte ludico ricreative gestite anche in collaborazione con il Terzo settore e realtà specializzate del territorio. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato favorire la conciliazione tra lavoro e vita familiare, offrendo un punto di riferimento affidabile e gratuito o a basso costo per le famiglie durante l'estate; dall'altro contrastare la povertà educativa, garantendo anche ai bambini e alle bambine che non possono permettersi centri estivi privati la possibilità di continuare a fare esperienze formative, sportive e culturali nei mesi più caldi dell'anno.

3. Tempo pieno obbligatorio e universale

Il terzo pilastro della petizione riguarda l'introduzione del tempo pieno obbligatorio e universale nella scuola dell'infanzia e primaria, per la fascia d'età compresa tra i 3 e i 14 anni. Attualmente il tempo pieno è disponibile solo in alcune scuole e in alcune aree del Paese, creando disparità territoriali significative: in molte zone, soprattutto al Sud e nelle aree interne, le famiglie non hanno alternativa al tempo parziale, anche quando avrebbero necessità di un servizio più esteso durante la giornata. La proposta chiede quindi di rendere il tempo pieno una possibilità reale e garantita ovunque, lasciando comunque alle famiglie la libertà di scegliere tra tempo pieno e tempo parziale in base alle proprie esigenze.

Le ragioni della mobilitazione secondo le promotrici

Le organizzatrici della campagna sottolineano come il dibattito che si accende ogni settembre sul rientro a scuola, spesso legato al caldo anomalo di inizio autunno, rischi di spostare l'attenzione dal vero nodo del problema. Non si tratta soltanto di scegliere se iniziare le lezioni il primo settembre o rimandare al primo ottobre, ma di costruire un modello di scuola che tenga conto della vita reale di studenti e famiglie.

Secondo quanto riportato dalle stesse promotrici, quasi la metà delle famiglie italiane con più di un figlio non è in grado di sostenere i costi di una vacanza estiva o di un centro estivo prolungato, trasformando i mesi di sospensione delle lezioni in un periodo di isolamento e mancanza di stimoli per una parte consistente della popolazione scolastica. Per questo la richiesta è quella di una scuola pensata "intorno alla vita reale di bambine, bambini e famiglie", capace di offrire alternative concrete e non lasciare che le opportunità estive dipendano esclusivamente dal reddito familiare.

Come aderire alla petizione

Chiunque voglia sostenere l'iniziativa può farlo in modo semplice e gratuito. È sufficiente collegarsi alla pagina dedicata su Change.org. 

Dalla pagina è possibile leggere il testo integrale della petizione, apporre la propria firma digitale e, se lo si desidera, condividere l'iniziativa sui social network per aumentarne la visibilità. Le firme raccolte vengono periodicamente consegnate dalle promotrici alle istituzioni competenti, come già avvenuto con la consegna in Senato, per sollecitare un intervento normativo che modifichi in modo strutturale l'organizzazione del calendario scolastico italiano.

 




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...