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Aumentare lo stipendio e guadagnare 1000-2000 euro in più cambiando azienda: è possibile secondo Hays Italia e Jobpricing

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
Benefit quando si cambia lavoro

Cambiare azienda può aumentare la RAL anche di 1.000 o 2.000 euro, ma il guadagno dipende da ruolo, mobilità e differenza tra lordo e netto. I dati aiutano a capire quando conviene davvero.

Sì, cambiare azienda può davvero tradursi in un aumento di 1.000 o 2.000 euro. Ma non per tutti allo stesso modo, e non sempre nella forma in cui ci si aspetta. Dipende da quale cifra si sta confrontando: l'incremento può riguardare la RAL (retribuzione annua lorda), il netto mensile oppure il valore complessivo dell'offerta, comprensivo di bonus e benefit. Sono grandezze diverse, e metterle sullo stesso piano porta facilmente a sovrastimare il guadagno effettivo.

Il punto di partenza è un dato del Salary Guide 2026 di Hays Italia, realizzato su circa 1.300 tra professionisti e aziende: quattro lavoratori italiani su dieci valutano di cambiare azienda proprio per ottenere una retribuzione più alta. Nella stessa indagine, il cambio di impresa è la motivazione indicata più spesso da chi vuole guadagnare di più, con il 30% delle risposte, contro il 24% della promozione interna.

Chi riesce davvero a ottenere 1.000-2.000 euro in più cambiando lavoro

Il Salary Guide 2026 di Hays Italia descrive l'andamento del mercato del lavoro italiano nel 2025 e raccoglie le aspettative per il 2026. Non dice quanto ottenga automaticamente ogni dipendente che cambia posto: raccoglie piuttosto motivazioni, aspettative e livelli retributivi dichiarati.

La RAL media rilevata per il 2026 è di 56.360 euro, in aumento dell'1% rispetto all'edizione precedente. La media cambia parecchio con l'esperienza professionale: è pari a 40.560 euro per chi ha tra 2 e 5 anni di anzianità, sale a 59.700 euro nella fascia tra 5 e 10 anni e arriva a 78.850 euro oltre i 10 anni.

Si tratta sempre di importi lordi annuali. Un aumento di 1.000 o 2.000 euro di RAL va rapportato alle mensilità previste, alle imposte, ai contributi e alla situazione personale del lavoratore: il netto sarà più basso e non esiste un calcolo uguale per tutti.

La percezione di una retribuzione insufficiente resta diffusa. Il 63% dei professionisti intervistati da Hays considera il proprio stipendio non adeguato alle responsabilità ricoperte, contro il 57% dell'edizione precedente. Quasi metà degli intervistati pensa che nei dodici mesi successivi la propria retribuzione resterà invariata; l'altra metà si aspetta un aumento, nella maggior parte dei casi inferiore al 10%.

Che cosa dicono i dati di JobPricing sulla mobilità

Le analisi di JobPricing servono a confrontare gli stipendi italiani per professione, livello, settore e territorio. Il dato sintetico collegato al cambio di lavoro indica un possibile aumento vicino al 15% della RAL. È una stima riferita a determinate condizioni del mercato, non una cifra garantita a chiunque accetti una nuova offerta.

La differenza si vede con un esempio numerico. Su una RAL di 40.000 euro, il 15% equivale a 6.000 euro lordi annui. Con una RAL di 30.000 euro, lo stesso incremento corrisponde a 4.500 euro lordi all'anno.

Per ricevere 1.000 o 2.000 euro in più ogni mese, invece, occorrerebbe un aumento annuo molto più consistente, considerando anche il numero di mensilità stabilito dal contratto. Per questo motivo, il riferimento al 15% descrive l'ordine di grandezza di alcuni passaggi professionali, ma non autorizza a leggere ogni cambio di lavoro come un guadagno mensile netto.

La differenza tra chi rimane nella stessa impresa e chi si sposta è nota: gli aumenti interni procedono di solito per adeguamenti graduali, mentre una nuova assunzione permette di ridiscutere l'inquadramento economico partendo da una nuova trattativa. Le fonti disponibili associano a chi resta incrementi medi inferiori rispetto a quelli rilevati tra le persone che cambiano azienda. Questo confronto, però, non dimostra che cambiare sia sempre la scelta più conveniente: chi si muove può avere un'esperienza diversa, competenze più richieste, una seniority maggiore, oppure condizioni di partenza non paragonabili a quelle di chi resta.

Voce Che cosa indica Come leggerla
RAL Retribuzione annua lorda È il parametro più utile per confrontare due offerte contrattuali
Netto Somma effettivamente ricevuta Dipende da imposte, contributi e situazione individuale
Pacchetto totale RAL, bonus, welfare e benefit Rappresenta il valore complessivo dell'offerta, non soltanto la busta paga

Chi ha più margine e probabilità di ottenere un aumento tra 1.000 e 2.000 euro: profili, settori e lavori

Il vantaggio economico è più probabile quando il candidato porta sul mercato competenze richieste e risultati che si possono dimostrare. Conta anche il passaggio verso responsabilità maggiori: un cambio laterale, con mansioni e livello invariati, ha meno possibilità di produrre un salto ampio rispetto a una promozione o all'ingresso in un'area che paga di più.

La seniority incide sulla capacità di negoziare, ma non determina da sola il risultato. I dati Hays 2026 mostrano che la RAL media cresce con l'esperienza, ma non stabiliscono che ogni professionista senior riceva automaticamente un aumento quando cambia azienda. Un profilo con 2-5 anni di esperienza può ottenere un incremento notevole se dispone di una specializzazione rara; un lavoratore più anziano, al contrario, può ricevere un'offerta contenuta se passa a un incarico equivalente.

Il settore pesa più di ogni altro fattore singolo. Gli aumenti più consistenti riguardano i profili ibridi, cioè quei ruoli che combinano competenze tecniche con capacità gestionali o normative. Il fenomeno interessa in particolare il settore bancario e assicurativo, la manifattura, l'energia, il digitale e l'e-commerce, dove le aziende hanno adottato sistemi di valutazione più oggettivi proprio per trattenere i talenti qualificati.

Alcuni esempi concreti aiutano a rendere l'ordine di grandezza meno astratto. Nel comparto tecnologico, la domanda di personale è cresciuta del 30%, e un cloud architect può arrivare fino a 100.000 euro lordi annui. Nel settore bancario e finanziario, un relationship manager esperto oscilla tra i 95.000 e i 180.000 euro, mentre un private banker senior può superare i 250.000 euro lordi. Nella manifattura e nell'energia, un plant manager senior supera agevolmente i 90.000 euro, un ESG manager può raggiungere i 120.000 euro e un renewable project manager arriva fino a 130.000 euro. Nel marketing e nell'e-commerce, la figura dell'e-commerce & omnichannel manager può toccare i 140.000 euro, mentre tra le funzioni aziendali più tradizionali un CFO guadagna mediamente tra 90.000 e 130.000 euro.

Questi numeri non vanno letti come cifre automatiche per chiunque ricopra lo stesso titolo professionale: rappresentano piuttosto l'ordine di grandezza che il mercato riconosce a ruoli con una combinazione precisa di competenze tecniche e responsabilità gestionali, spesso proprio nel momento del passaggio da un'azienda all'altra. Un lavoratore con RAL già nella fascia alta del proprio settore, che aggiunge una specializzazione richiesta come sicurezza informatica, sostenibilità o gestione dei dati, ha statisticamente più probabilità di negoziare un salto di 1.000-2.000 euro rispetto a chi resta in un ruolo tradizionale senza queste competenze aggiuntive.

Va anche detto che non tutti i settori offrono lo stesso margine. Nel pubblico impiego, ad esempio, la RAL media si attesta intorno ai 34.000 euro lordi annui, con progressioni salariali molto più vincolate ai meccanismi contrattuali collettivi che alla negoziazione individuale: un insegnante di scuola superiore guadagna in media circa 31.000 euro lordi l'anno, un range che lascia pochissimo spazio a incrementi rapidi anche cambiando sede o istituto. Discorso simile per le forze dell'ordine, dove gli stipendi restano ancorati a griglie retributive nazionali poco permeabili alla trattativa personale.

Come si può ottenere un aumento di 1.000-2.000 euro concretamente

Al di là dei dati medi per settore, esistono alcuni passaggi pratici che aumentano concretamente le probabilità di ottenere un incremento in questa fascia, sia restando nella propria azienda sia negoziando una nuova offerta.

Il primo passo è arrivare preparati con dati oggettivi, non con impressioni personali: raccogliere in anticipo i compensi medi di mercato per il proprio ruolo, settore e area geografica, così da poter indicare una cifra realistica invece di limitarsi a chiedere "di più". Un secondo elemento riguarda la costruzione di un vero e proprio caso concreto: trasformare la richiesta da un semplice costo per l'azienda a un investimento, dimostrando con numeri l'impatto generato, ad esempio un progetto chiuso con successo, un obiettivo di fatturato raggiunto o un processo reso più efficiente.

Anche la scelta del momento incide sull'esito della trattativa. Presentare la richiesta subito dopo aver ottenuto un risultato tangibile aumenta le probabilità di successo rispetto a un momento di difficoltà aziendale. Chi negozia dovrebbe evitare due errori comuni: paragonarsi ai colleghi, che sposta l'attenzione dal proprio valore professionale, e presentare una cifra rigida e non negoziabile, che chiude il dialogo invece di aprirlo. È più efficace indicare un range di riferimento, lasciando margine di trattativa a entrambe le parti.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il potere negoziale aggiuntivo che deriva dall'avere già in mano un'altra proposta concreta, o comunque un buon contratto attuale da cui partire. Chi si presenta al tavolo con alternative reali ha statisticamente più margine per ottenere un incremento vicino alla soglia dei 1.000-2.000 euro.

Va infine segnalato un cambiamento normativo che, dal 7 giugno 2026, renderà più semplice tutta la fase di negoziazione in Italia. Con il recepimento della direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva, le aziende saranno obbligate a indicare la fascia salariale prevista per ogni posizione già nell'annuncio di lavoro o comunque prima del colloquio, mentre ai recruiter sarà vietato chiedere al candidato quale fosse la propria retribuzione precedente.

Se la richiesta di aumento dovesse ricevere una risposta negativa, non va necessariamente interpretata come un rifiuto definitivo: può trattarsi di un limite temporaneo legato al momento specifico dell'azienda. In questo caso, una strategia efficace consiste nel concordare obiettivi misurabili e una data precisa per tornare sull'argomento.

Quando la permanenza può essere la scelta migliore

Il titolo di questo articolo parla di chi cambia azienda, ma è onesto ricordare che la crescita interna non va scartata soltanto perché il cambio lascia più spazio alla negoziazione. Restare consente di mantenere anzianità, relazioni professionali, conoscenza dei processi e, in molti casi, benefit già acquisiti. Può essere conveniente quando esiste un percorso scritto verso una promozione o verso un adeguamento dello stipendio.

La difficoltà nasce quando i criteri non sono chiari. Nel campione Hays 2026, più della metà dei rispondenti giudica i meccanismi di crescita interna poco chiari o poco strutturati: per il 30% non esiste una struttura definita, per il 23% le promozioni sono previste ma non seguono sempre criteri trasparenti. In una situazione del genere, il dipendente può presentare una richiesta di aumento sostenuta da risultati, responsabilità aggiuntive e confronti con il mercato, collegando la retribuzione al valore prodotto piuttosto che al solo aumento del costo della vita.

Come confrontare un'offerta da 1.000 o 2.000 euro

Il confronto può partire da quattro verifiche, da fare prima di accettare.

La prima, semplice ma spesso trascurata, è mettere a fianco la RAL attuale e quella proposta, indicando il numero di mensilità, il superminimo, la parte variabile e la durata del periodo di prova. Segue la stima del netto: guardare soltanto l'importo annuo non basta, occorre calcolare quanto resterà dopo imposte e contributi.

La terza verifica riguarda benefit e costi indiretti. Due giornate aggiuntive in presenza, un tragitto più lungo o trasferte frequenti possono consumare una parte significativa dell'incremento. La prospettiva cambia con smart working, buoni pasto e copertura sanitaria: una RAL leggermente più bassa può risultare più conveniente se riduce le spese quotidiane.

Il quarto punto guarda oltre la busta paga dei primi mesi: bisogna chiedersi che cosa potrà accadere nei due anni successivi, quale formazione è prevista, quali responsabilità si possono assumere, se esiste una possibilità di promozione. Un cambio che aumenta la RAL ma interrompe l'apprendimento può avere un valore limitato nel medio periodo. Al contrario, una crescita progressiva in un'azienda con obiettivi chiari può risultare più solida anche quando l'aumento iniziale è meno vistoso.

 






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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