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Caregiver legge 104, 400 euro al mese ma la nuova legge non risolve problemi su lavoro, pensioni e contributi

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
Caregiver 400 euro riconosciuti nuova legge non risolve diversi problemi

Il ddl sui caregiver familiari prevede fino a 400 euro al mese, ma solo per pochi. Cosa cambia, chi ne ha diritto e cosa manca su lavoro, contributi e pensione.

Per la prima volta l’Italia si avvicina a una legge nazionale organica sul caregiver familiare. Il disegno di legge voluto dal governo e promosso dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli è stato approvato dalla Camera il 14 ottobre 2026. Il testo prevede un contributo economico fino a 400 euro al mese, nuove tutele sanitarie e qualche misura sul lavoro. Associazioni, sindacati e opposizioni però sono netti: la platea è troppo ristretta e mancano i tasselli decisivi per chi ha lasciato o ridotto l’attività lavorativa per assistere un familiare, cioè contributi, carriera e pensione.

Una precisazione importante: il provvedimento non è ancora legge definitiva. Dopo il sì della Camera passa all’esame del Senato, dove il testo può ancora cambiare. Se verranno apportate modifiche, servirà un ulteriore passaggio a Montecitorio.

Chi è il caregiver familiare secondo il disegno di legge e il nuovo contributo da 400 euro

Il caregiver familiare è la persona che assiste gratuitamente e in modo non professionale un familiare con disabilità certificata ai sensi della legge 104 oppure titolare di indennità di accompagnamento.

Il testo introduce una novità: differenzia le tutele in base al carico di cura, misurato in ore settimanali. Le fasce sono tre: oltre le 91 ore, da 30 a 90 ore e da 10 a 29 ore. Viene riconosciuto anche il caregiver non convivente, a partire da 30 ore di assistenza a settimana. Si tratta di un passo avanti sul piano giuridico, perché finora la figura era citata ma priva di un vero inquadramento.

La misura economica più rilevante della nuova Legge per i Caregiver è un contributo esentasse fino a 400 euro al mese, erogato dall’Inps con cadenza trimestrale, quindi fino a 1.200 euro ogni tre mesi. Chi legge “400 euro al mese” però deve fare attenzione a un dettaglio: si tratta di un importo massimo, concesso nei limiti delle risorse disponibili, e non di una somma uguale e automatica per chiunque assista un familiare.

I requisiti principali sono questi:

  1. essere caregiver prevalente e convivente con la persona assistita;
  2. garantire un carico assistenziale di almeno 91 ore a settimana;
  3. avere un reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro lordi l’anno;
  4. assistere una persona con disabilità certificata o titolare di indennità di accompagnamento.
In pratica il bonus è pensato per chi, di fatto, non lavora perché la cura occupa quasi tutta la giornata. Le opposizioni hanno criticato proprio questo aspetto: il contributo finisce per sostenere soprattutto chi vive in una condizione di fragilità economica, senza riconoscere fino in fondo il valore del lavoro di cura.

Le altre misure: salute, studio e solidarietà tra colleghi

Il disegno di legge non si limita all’assegno. Per i caregiver che non accedono al contributo, o che lo affiancano ad altri aiuti, sono previste misure non economiche. Le principali:

  • assistenza psicologica gratuita, per contrastare lo stress e il rischio di isolamento;
  • telemedicina e accesso prioritario ad alcune prestazioni sanitarie;
  • possibilità di sostituzione del caregiver entro 24 ore in caso di emergenza;
  • permessi solidali, che consentono ai lavoratori di cedere ferie e permessi ai colleghi che assistono un familiare in condizioni gravi;
  • esonero dalle tasse universitarie e crediti formativi per gli studenti caregiver;
  • compatibilità tra attività di cura familiare e servizio civile;
  • un riconoscimento specifico per i caregiver minorenni.
Sono interventi utili, ma vanno letti con realismo. Il testo contempla sostegno psicologico, formazione e sostituzione temporanea, ma diversi interventi dipendono dai percorsi assistenziali e dalle risorse dei singoli territori. Questo significa che l’effettiva fruizione potrebbe variare molto da una regione all’altra.

Il problema più evidente è quello dei numeri. In Italia i caregiver familiari sono stimati tra 7 e 8,5 milioni. Le risorse stanziate, 257 milioni di euro per il 2027, permetterebbero al contributo di raggiungere circa 52mila persone. Una quota minima della platea complessiva.

Per questo si parla di una legge dal forte valore simbolico, ma con un impatto concreto limitato. Il riconoscimento giuridico c’è, la copertura economica per la gran parte dei caregiver no. Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di aiuti modesti rivolti a chi è già in difficoltà, mentre la maggioranza rivendica il provvedimento come un primo risultato storico.

Le lacune: contributi figurativi e pensione ma anche lavoro

Qui si trova la critica più forte e più condivisa. Il disegno di legge non prevede contributi figurativi ai fini pensionistici per chi lascia o riduce il lavoro per assistere un familiare, nè tutele lavorative. E si tratta di una delle richieste storiche del mondo del caregiving.

Senza copertura contributiva, gli anni dedicati alla cura creano un buco nella carriera previdenziale. Il risultato è una pensione futura molto bassa, oppure l’impossibilità di raggiungere i requisiti minimi. A pagare il prezzo più alto sono in prevalenza le donne, che costituiscono la maggioranza dei caregiver. Le associazioni di consumatori sottolineano come migliaia di persone rischino una vecchiaia di indigenza dopo aver fatto risparmiare allo Stato miliardi di euro in assistenza domiciliare.

La Cgil chiede il riconoscimento della contribuzione figurativa per i periodi dedicati alla cura e una maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione per chi svolge queste attività. Sulla stessa linea Anffas e Abc Italia, che chiedono contribuzione figurativa e possibilità di pensionamento anticipato, con adeguate coperture finanziarie.

Oggi gli strumenti esistenti sono frammentari. Alcune tutele derivano dalla disciplina dei congedi, come il congedo straordinario retribuito previsto dal decreto legislativo 151 del 2001, che garantisce contributi figurativi per un periodo limitato. Esiste poi l’Ape sociale, che consente l’uscita anticipata intorno ai 63 anni con 30 anni di contributi per i caregiver che rientrano nei requisiti. Ma si tratta di canali che riguardano solo una parte dei lavoratori e che non rispondono al bisogno di chi ha lasciato l’impiego per dedicarsi interamente alla cura.

Nel confronto europeo, osservano diversi commentatori, altri Paesi hanno scelto strade più strutturate: l’accredito di contributi figurativi a carico dello Stato oppure la protezione legata a un impiego formale. In Italia, per ora, il disegno di legge non imbocca nessuna delle due.

Anche sul fronte occupazionale le tutele sono considerate deboli. I sindacati lamentano che mancano vere garanzie per i caregiver lavoratori: congedi più ampi, permessi retribuiti, flessibilità organizzativa stabile e un diritto chiaro a ferie e malattia. I permessi solidali, cioè la cessione di ferie tra colleghi, sono apprezzati come segnale ma scaricano il costo della solidarietà sui lavoratori invece che sul sistema pubblico.

C’è poi la questione del metodo. La Cgil contesta il fatto che il testo sia arrivato in Aula senza un confronto approfondito con le parti sociali e senza il pieno coinvolgimento del Ministero del Lavoro. Tra le soluzioni che il sindacato avrebbe voluto vedere sul tavolo figurano proprio congedi, permessi e contributi figurativi estesi oltre i confini attuali della legge 104.

Cosa può cambiare al Senato

La partita è ancora aperta. La Rete Caregiver Familiari Comma 255 ha annunciato che continuerà la pressione durante l’esame a Palazzo Madama, e le associazioni punteranno su alcuni emendamenti chiave: l’inserimento dei contributi figurativi, l’allargamento della platea eliminando o attenuando convivenza e soglia oraria, un innalzamento del limite di reddito e più risorse stanziate.

Ogni modifica che comporti nuovi oneri richiederà coperture finanziarie certe, ed è qui che si giocherà la trattativa con il Ministero dell’Economia. Se il Senato approvasse il testo senza cambiamenti, la legge diventerebbe definitiva così com’è. In caso di modifiche, il disegno di legge tornerebbe alla Camera per la terza lettura.

Finché il provvedimento non sarà definitivo, non è possibile presentare alcuna domanda all’Inps per il contributo da 400 euro. Nel frattempo conviene:

  1. verificare di avere una certificazione valida di disabilità grave ai sensi della legge 104 o l’indennità di accompagnamento per la persona assistita;
  2. tenere aggiornato l’Isee e la documentazione sul reddito;
  3. conservare ogni prova del carico assistenziale, utile per i futuri accertamenti sulle ore di cura;
  4. informarsi sui permessi e sui congedi già esistenti, che restano oggi le uniche tutele effettivamente utilizzabili sul lavoro;
  5. seguire i lavori del Senato e le indicazioni dei patronati e delle associazioni di riferimento.

 






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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