L'assegnazione delle case popolari ruota attorno al principio del bisogno effettivo, mettendo in secondo piano la residenza come criterio preferenziale.
Il pronunciamento della Corte Costituzionale ha riconfermato l'importanza di valorizzare il bisogno sociale come principale criterio per la definizione delle graduatorie degli alloggi, mettendo in secondo piano altri fattori quali la storicità della residenza. Questa scelta giudiziaria sancisce il rispetto della dignità individuale e richiama l'attenzione delle amministrazioni sul dovere di garantire condizioni di equità reale nell'accesso ai servizi abitativi pubblici.
Il diritto all'abitazione è riconosciuto dalla giurisprudenza italiana come uno dei diritti sociali più rilevanti e irrinunciabili, fondamento per la partecipazione piena alla vita collettiva. In questo scenario, i sistemi di edilizia residenziale pubblica (ERP) sono nati con la missione di colmare il divario sociale, garantendo un alloggio a chi versa in stato di disagio economico e non può accedere al mercato privato.
I criteri per l'accesso agli alloggi pubblici si basano principalmente su:
La Corte ha sottolineato che proprio chi versa in stato di bisogno si trasferisce di frequente da un luogo all'altro in cerca di opportunità di lavoro, smascherando la fallacia di un sistema che premi la durata della permanenza piuttosto che il reale disagio.
Il recente intervento della Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità delle norme regionali che attribuivano punteggi privilegiati per l'anzianità di residenza rispetto alla condizione di bisogno. Le pronunce sono scaturite da ricorsi che hanno posto l'accento sulla violazione dell'articolo 3 della Costituzione, che impone il principio di uguaglianza sostanziale tra i cittadini.
Nello specifico, la legge regionale toscana - e in particolare l'Allegato B, lettera c-1), della L.R. n. 2/2019 - prevedeva punteggi progressivi per chi avesse una lunga permanenza nel territorio, marginalizzando chi, per necessità, si sposta frequentemente e vive in condizioni di maggior fragilità. Secondo la Consulta, il radicamento territoriale non può divenire un criterio predominante, né assurgere a requisito di accesso, in quanto ciò produrrebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra persone accomunate dalla necessità abitativa, ma con storie di vita diverse.
La sentenza riconosce comunque che la presenza stabile sul territorio può essere considerata, ma soltanto quando questa sia legata all'aggravarsi del disagio sociale per attesa prolungata nella graduatoria ERP.
Le amministrazioni regionali sono chiamate a rivedere le proprie normative in materia di edilizia residenziale pubblica alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, adeguandosi al principio dell'eguaglianza sostanziale. In questa prospettiva, non è più ammissibile che le graduatorie ERP premino la durata della residenza in misura prevalente sullo stato di bisogno, poiché rischio di discriminazione e compressione del diritto sociale all'abitazione diventano tangibili.
Le associazioni promotrici dei ricorsi - come ASGI e L'Altro Diritto O.D.V. - hanno sottolineato la necessità di:
La recente pronuncia della Corte Costituzionale ha riacceso il dibattito sulle politiche abitative pubbliche e le strategie da adottare per venire incontro alle nuove fragilità sociali. Le istituzioni stanno valutando soluzioni in grado di garantire più disponibilità di alloggi, anche attraverso piani straordinari di recupero degli immobili attualmente inutilizzati o occupati abusivamente.
Interventi come il prossimo Piano Casa promosso dal Governo mirano a incrementare l'offerta abitativa, agendo sia sull'ERP sia sul settore dell'affitto calmierato. Si discute, inoltre, sull'importanza di: