Alloggi pubblici lasciati vuoti mentre migliaia di famiglie restano in lista d’attesa: il sistema dell’edilizia residenziale italiana oscilla tra patrimonio inutilizzato, criticità gestionali e nuovi tentativi di recupero
La questione abitativa italiana si presenta oggi in tutta la sua complessità, mettendo in risalto una contraddizione evidente: migliaia di famiglie senza accesso a un alloggio e al tempo stesso decine di migliaia di appartamenti pubblici inutilizzati. Se da un lato le graduatorie delle principali città e delle aree metropolitane registrano una pressione costante, con centinaia di migliaia di persone in attesa, dall’altro una parte consistente del patrimonio di edilizia residenziale pubblica resta fuori uso, inaccessibile per condizioni di degrado o blocchi manutentivi. Quella che storicamente avrebbe dovuto rappresentare una rete di protezione sociale per le fasce più vulnerabili, oggi è attraversata da ritardi, inefficienze e problemi strutturali che aumentano la distanza tra bisogni reali e risposte fornite dal sistema ERP (Edilizia Residenziale Pubblica). Il quadro che ne deriva evidenzia la necessità di interventi coordinati e tempestivi.
Secondo le più recenti rilevazioni di Federcasa, il sistema di edilizia pubblica conta oltre 800.000 alloggi distribuiti su territorio nazionale, ospitando più di due milioni di persone. Tuttavia, una quota significativa di questi immobili non è fruibile: circa 61.000 appartamenti risultano ancora sfitti e inutilizzati, mentre altri 23.000 sono occupati senza titolo, per un totale di oltre 84.000 unità che non contribuiscono ad alleggerire il peso delle liste d’attesa.
Un dato ancora più rilevante riguarda la pressione crescente sui servizi abitativi. Le famiglie in lista d’attesa superano ormai quota 250.000, con picchi nei grandi centri urbani come Milano, Roma, Torino e Napoli. L’offerta però resta bloccata da una serie di ostacoli gestionali e strutturali, riducendo le possibilità effettive di soddisfare la domanda delle fasce sociali più deboli.
| Alloggi ERP Totali | 810.000 |
| Persone ospitate | Oltre 2.000.000 |
| Alloggi vuoti | 61.000 |
| Occupazioni abusive | 23.000 |
| Famiglie in lista d’attesa | 250.000 - 300.000 |
Il problema dell’inaccessibilità degli immobili, aggravato dalla mancanza di risorse costanti per manutenzione e ristrutturazione, genera un circolo vizioso: le assegnazioni non riescono a procedere con sufficiente velocità, mentre l’emergenza abitativa si estende anche a nuove categorie sociali oggi escluse dal mercato privato.
Tra le principali cause che rendono inutilizzabile una fetta del patrimonio ERP, spiccano il degrado edilizio e la mancanza di investimenti in manutenzione. Molti alloggi risultano inagibili per problemi gravi: impianti non a norma, infiltrazioni, bagni e sistemi elettrici obsoleti, infissi e serramenti deteriorati. Gli enti gestori, spesso chiamati a mantenere un patrimonio diffuso con entrate ridottissime (il canone medio nazionale oscilla sui 100-120 euro al mese), non riescono a far fronte alle spese delle manutenzioni straordinarie richieste.
Non meno rilevante il fenomeno della morosità, che in alcune aree raggiunge livelli del 25-50%. Questo dato contribuisce ad aggravare la situazione finanziaria degli enti gestori, ostacolando ulteriormente la possibilità di reinvestire nella riqualificazione del patrimonio esistente.
La distribuzione delle problematiche abitative non è omogenea. Il Nord Italia, pur concentrando la maggior parte degli alloggi sfitte, vede situazioni di particolare gravità in regioni quali Lombardia e Piemonte. Milano, con quasi 13.000 appartamenti inutilizzati sui circa 64.000 complessivi, rappresenta l’epicentro di una situazione che si riflette anche nell’hinterland e nei comuni limitrofi.
In Piemonte si osserva una quota significativa di immobili abbandonati o inagibili, specialmente nell’area torinese, dove circa 2.000 unità rimangono fuori uso. Non meno pressante è la situazione in Sicilia, tra le regioni del Sud più colpite dal mismatch tra domanda e offerta: l’elevato numero di case pubbliche non utilizzabili si intreccia con storiche fragilità sociali e con la necessità di tutelare le fasce di popolazione a basso reddito.
Per superare la stagnazione del patrimonio pubblico e invertire la tendenza all’aumento delle liste d’attesa, lo Stato ha attivato nuove iniziative, tra cui spicca il Piano Casa 2026. La strategia poggia su direttrici chiare:
Ulteriori sperimentazioni riguardano l’autorecupero, con i futuri assegnatari coinvolti direttamente nei lavori, e strumenti come il "rent to buy", progettati per facilitare l’accesso a nuove fasce sociali colpite dall’aumento dei prezzi sul mercato privato.
Alla base dell’inefficienza che caratterizza il settore ERP vi sono nodi amministrativi e finanziari tuttora irrisolti. Gli enti gestori, che agiscono spesso su delega dei Comuni o delle Regioni, fronteggiano strutturalmente risorse limitate, aggravate da fiscalità eccessiva (Imu, Ires), da una carenza cronica di personale tecnico-amministrativo e dalla variabilità dei contributi pubblici.
Istituzioni, enti gestori e stakeholder sono concordi nella necessità di una strategia coordinata e di investimenti strutturali continuativi. Tra le opportunità più efficaci, si segnalano:
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...