Negli ultimi anni le cause di lavoro sono in costante aumento in Italia, tra retribuzioni non pagate, ferie negate, differenze salariali, discriminazioni e mobbing. Tendenze, casi più diffusi e probabilità di successo in giudizio.
Negli ultimi anni, il panorama del contenzioso lavorativo italiano è stato segnato da una crescita sostenuta delle controversie tra datori di lavoro e lavoratori. Questa tendenza ha trovato particolare eco a Firenze, dove il numero di nuove cause registrate presso il tribunale del lavoro è aumentato di circa il 58% nell’arco di quattro anni. Secondo le parole del presidente della Sezione Lavoro, Carlo Chiriaco, tale incremento si è innescato a fine periodo pandemico, senza una successiva flessione. Le controversie affondano spesso le radici in questioni irrisolte di retribuzione, differenze salariali e ferie mancanti, dimostrando così una fragilità strutturale nei rapporti di lavoro, sia nel settore privato sia in quello pubblico.
I dati emersi dal tribunale del lavoro di Firenze evidenziano un’escalation significativa nel volume delle cause trattate. Dal luglio 2022 al giugno 2023 sono stati conclusi 3.425 procedimenti, con una crescita sul periodo precedente pari al 26%. Nel corso dei dodici mesi successivi, le controversie concluse sono salite a 3.855 (+12,5%), per arrivare a 4.128 nel periodo più recente (+7,1%).
Non tutti i procedimenti trovano una soluzione immediata; infatti, le pratiche pendenti sono passate da 2.281 nel 2022 a 2.699 a metà 2025. La produttività dei giudici ha consentito di mantenere quasi in equilibrio il ricambio tra nuovi procedimenti e quelli definiti, grazie anche allo sforzo organizzativo della sezione, conforme alle linee guida periodicamente fissate dal Consiglio Superiore della Magistratura. Nel solo ultimo anno, sono stati registrati 4.340 nuovi procedimenti, con 4.320 cause concluse e 1.791 sentenze, a conferma della complessità e della rapidità con cui si susseguono le controversie.
I procedimenti speciali rappresentano una porzione sempre più ampia del totale e si caratterizzano per una maggiore rapidità e flessibilità, spesso guidati dal criterio della conciliazione. Nel 2025, le procedure speciali hanno raggiunto il 44,19% delle controversie chiuse, la maggior parte delle quali si riferisce a decreti ingiuntivi promossi per crediti, con la produzione di contratti e cedolini come prova. Il dato più rilevante resta comunque l’impennata delle controversie ordinare nel settore privato e pubblico, in una cornice economica segnata dalla crisi e da situazioni lavorative sempre più complesse.
Analizzando le dinamiche delle controversie, emerge con chiarezza che la maggior parte delle azioni giudiziarie si concentra sulla mancata corresponsione della retribuzione, sulle differenze salariali e sulle ferie non godute. La crisi aziendale – spesso all’origine delle inadempienze – si combina con pratiche restrittive adottate dai datori di lavoro nell’interpretazione dei contratti, favorendo l’aumento di cause per richieste di crediti lavorativi anche di importo modesto. In particolare:
Colpisce la presenza di un alto tasso di procedimenti conclusi con soluzioni conciliative o riconoscimenti di credito, sintomo di una effettiva tutela del lavoratore in sede giudiziale. Tuttavia, la reiterazione delle problematiche strutturali lascia presagire uno scenario dove i ricorsi continueranno ad incidere fortemente sul carico dei tribunali.
Nel settore pubblico, il contenzioso lavorativo assume connotazioni specifiche. I procedimenti in materia di impiego statale e parastatale – che nel 2025 sono stati 1.087 – derivano soprattutto da cause “seriali” a livello nazionale, riguardanti il riconoscimento della carta del docente e, in misura crescente, il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute.
Il tema dei giorni di riposo non fruiti, maturati alla cessazione del servizio per ragioni non imputabili al lavoratore, è stato oggetto di recenti sentenze favorevoli ai dipendenti pubblici. La giurisprudenza, consolidatasi anche in ambito europeo, ha riconosciuto il diritto a un’indennità economica parametrata sulle giornate di ferie residue. Particolarmente coinvolti risultano i docenti precari, i medici e altro personale della sanità, e i funzionari della pubblica amministrazione. Il riconoscimento avviene anche in assenza di documentazione sul rifiuto del beneficio da parte del lavoratore: è infatti il datore a dover dimostrare di aver informato e consentito l’uso delle ferie.
Tra le decisioni più significative, spiccano quelle della Corte di Cassazione – sentenza n. 5496/2025 e altre – che confermano la spettanza dell’indennità anche ai dirigenti, con imposizione dell’onere della prova a carico dell’amministrazione. I tribunali hanno liquidato indennità anche nell’ordine di decine di migliaia di euro a favore dei lavoratori o, in caso di decesso, degli eredi.
Altre controversie diffuse riguardano:
Oltre alle già citate controversie economiche, si registra una progressiva emersione di cause relative a discriminazioni e mobbing. Sebbene i numeri assoluti risultino ancora inferiori rispetto ai contenziosi da lavoro subordinato, negli ultimi tempi si osserva una tendenza all’aumento dei ricorsi per comportamenti discriminatori, licenziamenti disciplinari o pretesi atti mobbizzanti.
Le tipologie di discriminazione più frequentemente contestate includono:
L’aumento delle cause per discriminazione rispecchia le trasformazioni sociali e le rinnovate sensibilità collettive rispetto ai diritti della persona.
La percentuale di esiti favorevoli ai lavoratori nelle controversie di lavoro è elevata, soprattutto nelle cause relative a crediti salariali o ferie non godute. Nel pubblico impiego, si attestano percentuali di riconoscimento vicino al 97%, a testimonianza dell’orientamento consolidato della giurisprudenza e della chiarezza dei riferimenti normativi, come la Direttiva 2003/88/CE sul diritto alle ferie.
I principali fattori che aumentano la probabilità di successo sono:
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Ambito |
% Esito favorevole (stima) |
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Ferie non godute nel pubblico |
97% |
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Crediti salariali privato |
90-95% |
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Riconoscimento differenze retributive |
80-95% |
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Casi di mobbing/discriminazione |
Variabile (45-70%) |
Le sentenze sfavorevoli interessano perlopiù pratiche non adeguatamente documentate o richieste non supportate da principi giuridici consolidati. Il ricorso per via giudiziale si conferma comunque uno strumento dotato di effettività nei casi in cui i diritti risultino ben tutelati dalla normativa vigente e dalla prassi dei tribunali.