Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Che cos'è il bioetanolo e perchè è importante? In Italia, però, non viene sfruttato nonostante richieste imprese

di Marcello Tansini pubblicato il
Che cos'è il bioetanolo

Il bioetanolo, tra innovazione e sostenibilità, rappresenta una risorsa strategica poco valorizzata in Italia. Dalla produzione ai vantaggi ambientali, dal riscaldamento ai carburanti, fino alle opportunità mancate e alle prospettive future per il settore nazionale.

Nel panorama delle energie rinnovabili, l'impiego di bioetanolo emerge come scelta sostenibile e versatile grazie alla sua duplice natura di combustibile pulito e risorsa circolare. Prodotto principalmente dalla fermentazione di biomasse agricole, residui agroindustriali o colture dedicate, questo alcol etilico si distingue per la capacità di concorrere attivamente al processo di decarbonizzazione dei settori energetico e dei trasporti.
Nel contesto europeo, e in particolare in Italia, il bioetanolo rappresenta una concreta opportunità di connessione tra agricoltura, industria e innovazione, permettendo la valorizzazione dei sottoprodotti della distillazione e della filiera agroalimentare. Tale approccio sostiene una transizione equilibrata, in linea con i target ambientali fissati dalle normative comunitarie e nazionali.
Nonostante riconosciute potenzialità come risorsa già matura e la capacità di integrarsi nelle infrastrutture esistenti senza richiedere profondi cambiamenti, la penetrazione del bioetanolo nello scenario italiano resta tuttavia inferiore rispetto ad altri paesi europei, influenzata da scelte di mercato, dinamiche di policy e resistenze operative.

Come viene prodotto il bioetanolo: processi e materie prime

Il processo produttivo del bioetanolo coinvolge una varietà di tecniche e risorse vegetali, rispecchiando l'approccio sostenibile che caratterizza questo combustibile. La produzione tradizionale, detta di prima generazione, impiega materie prime ricche di zuccheri o amidi quali:

  • canna da zucchero
  • mais
  • barbabietola da zucchero
  • cereali (frumento, orzo, segale)
  • patate
Attraverso la fermentazione alcolica, mediata da lieviti, gli zuccheri contenuti in queste biomasse sono convertiti in etanolo e anidride carbonica. Un ciclo virtuoso si attiva poiché la CO2 rilasciata durante la combustione viene assorbita dalle piante tramite la fotosintesi, chiudendo il ciclo del carbonio.
Le più recenti innovazioni hanno portato allo sviluppo del cosiddetto bioetanolo di seconda generazione. Questo tipo di produzione sfrutta:
  • residui agroindustriali e forestali
  • biomasse lignocellulosiche provenienti da scarti agricoli
  • eccedenze agricole occasionali
  • rifiuti urbani organici
I processi adottati comprendono sia la fermentazione enzimatica degli zuccheri da cellulosa ed emicellulosa che la gassificazione termochimica delle biomasse, per ottenere syngas da convertire successivamente in etanolo.
Un'attenzione crescente è rivolta all'efficienza delle rese produttive: i sistemi di seconda generazione possono generare rendimenti fino a dieci tonnellate per ettaro, contro le tre di quelli tradizionali, riducendo la competizione con il settore alimentare.
Grazie a queste tecnologie, il bioetanolo si distingue come risorsa di energia rinnovabile interamente italiana, consentendo alle distillerie nazionali di assumere un ruolo strategico nella promozione dell'economia circolare e della transizione ecologica.

Vantaggi ecologici del bioetanolo e impatto ambientale

L’adozione di biocombustibili come l’etanolo derivato da fonti rinnovabili apporta benefici ambientali significativi rispetto alle fonti fossili. La combustione di bioetanolo è pressoché priva di emissioni di particolato, ossidi di zolfo e altre sostanze nocive per l’uomo e l’ambiente, generando principalmente vapore acqueo e CO2 biogenica.
Un aspetto distintivo risiede proprio nel meccanismo di assorbimento e rilascio di anidride carbonica. Le biomasse impiegate per la sua produzione assorbono CO2 durante la crescita, compensando la quota rilasciata nei processi di fermentazione e combustione. Di seguito alcune tra le principali ricadute positive per l’ambiente:

  • Riduzione netta delle emissioni di gas serra lungo il ciclo di vita produttivo
  • Diminuzione della dipendenza dai carburanti fossili e dell’impatto estrattivo associato a petrolio e gas
  • Assenza di residui nocivi come PM10, monossido di carbonio e composti dello zolfo
  • Minore rischio di contaminazione ambientale in caso di fuoriuscite accidentali, poiché l’etanolo è biodegradabile
  • Possibilità di impiego di residui agricoli o scarti lavorativi, a sostegno della bioeconomia
Il bioetanolo, integrando pratiche agricole sostenibili e circuiti produttivi a basso impatto, contribuisce al perseguimento degli obiettivi climatici sanciti da direttive come la RED II europea e supporta modelli energetici più resilienti rivolti alla riduzione dell’impronta carbonica.
La sua versatilità favorisce inoltre soluzioni di riscaldamento e mobilità attinenti alle esigenze delle città moderne e dei territori rurali, favorendo circolarità e innovazione locale.

Utilizzo del bioetanolo: dal riscaldamento ai carburanti E85

Le declinazioni applicative del bioetanolo sono molteplici, spaziando dal riscaldamento domestico con i biocamini, fino all’impiego come componente nei carburanti alternativi per autotrazione, con particolare riferimento alle miscele E85.
Nel comparto domestico, la diffusione di biocamini alimentati con bioetanolo consente di accedere a comfort termico e design senza la necessità di canne fumarie o impianti complessi; in ambito automobilistico, la possibilità di utilizzare E85 – miscela formata per la gran parte da etanolo e per la restante da benzina – permette di sfruttare i vantaggi ambientali dei biocombustibili anche nella mobilità tradizionale.
Questa flessibilità di impiego si lega alla capacità di integrarsi nelle infrastrutture esistenti, sia nei sistemi di distribuzione carburanti sia negli ambienti domestici, facendo del bioetanolo una risorsa strategica per una transizione energetica equilibrata e graduale.
La possibilità di utilizzare residui e sottoprodotti agricoli rafforza l’efficacia ambientale delle soluzioni basate su bioetanolo, generando valore aggiunto per il territorio e opportunità industriali di rilievo.

Bioetanolo per il riscaldamento domestico e i biocamini

L’eleganza e la semplicità dei camini a bioetanolo ne hanno decretato il successo nell’interior design contemporaneo. Questi dispositivi si distinguono per la combinazione di comfort, innovazione e rispetto dell’ambiente.
La combustione avviene senza produzione di fumo, fuliggine o odori; il risultato è una fiamma calda e luminosa che scalda senza impattare sulla qualità dell’aria interna.
Tra i principali vantaggi legati all’impiego per il riscaldamento domestico, si segnalano:

  • Installazione semplice e immediata, senza necessità di canna fumaria né allacciamenti a reti energetiche
  • Soluzioni personalizzabili nelle forme e dimensioni, adattandosi a ogni contesto abitativo
  • Manutenzione ridotta e gestione intuitiva, con accensione e spegnimento rapidi
  • Materiali certificati e standard di sicurezza elevati
  • Possibilità di utilizzo come elemento scenografico e di design
Il combustibile utilizzato per i biocamini è esclusivamente bioetanolo di origine vegetale, generalmente a elevata purezza (circa 96°), incolore, inodore e innocuo per la salute se usato correttamente.
La resa termica può raggiungere i 7kW ora e la combustione, producendo solo calore, acqua e CO2 assorbibile dalle piante, non genera polveri sottili né residui tossici.
Dal punto di vista della sicurezza, è indispensabile rispettare le indicazioni per la ventilazione degli ambienti e l’utilizzo di bioetanolo specificamente certificato per biocamini. Le aziende italiane del settore si contraddistinguono per l’elevato livello di personalizzazione, materiali ignifughi e cura artigianale, promuovendo al contempo qualità e affidabilità.

Il bioetanolo come carburante per autotrazione e l’E85

Nell’ambito dei carburanti alternativi, la miscela E85 rappresenta uno sbocco evoluto per l’utilizzo di etanolo prodotto da fonti rinnovabili
L’E85, impiegato nei cosiddetti veicoli a trazione flessibile (FFV), contiene una percentuale di etanolo variabile tra il 51% e l’83% in base alla stagione e alle condizioni climatiche.
Le principali case automobilistiche propongono modelli compatibili con questa miscela, dotati di sistemi di alimentazione capaci di adattare la combustione, garantendo buone performance e libertà di scelta tra diversi carburanti.
Dal punto di vista prestazionale, l’etanolo possiede un maggiore numero di ottano rispetto ai carburanti fossili, favorendo una combustione più efficiente e reattiva. Se il consumo per chilometro risulta leggermente più elevato, la componente prezzo alla pompa e la possibilità di beneficiare di incentivi compensano spesso la differenza.
Per quanto riguarda il profilo ambientale:

  • La riduzione delle emissioni di gas serra è marcata rispetto alla benzina
  • L’E85 non contiene composti solforati e produce meno monossido di carbonio e particolato
  • La tracciabilità della filiera e l’uso di biomasse di scarto amplificano la sostenibilità
La diffusione di questa soluzione resta fortemente legata alla presenza di infrastrutture per il rifornimento, che in Italia risultano ad oggi poco capillari.
Inoltre, sono disponibili kit di conversione per adattare vetture già presenti sul mercato, ma è essenziale verificarne la compatibilità con i sistemi di alimentazione e rispettare la normativa vigente.
L’esperienza di guida su veicoli alimentati a E85 viene descritta come fluida e soddisfacente, grazie alle doti di reattività e pulizia della combustione dell’etanolo, e rappresenta un’opzione intermedia tra la mobilità endotermica e quella totalmente elettrica, specie in aree dove le infrastrutture di ricarica elettrica risultano carenti.

Il mercato italiano e le sue criticità nello sviluppo del bioetanolo

Nonostante il potenziale riconosciuto, la filiera nazionale incontra diversi ostacoli nell’affermarsi come sbocco privilegiato per il bioetanolo. Giocano un ruolo incisivo:

  • la limitata diffusione delle infrastrutture di rifornimento per carburanti a base di etanolo
  • il quadro normativo frammentato a livello regionale e nazionale
  • resistenze di mercato dovute alla forte presenza della filiera dei combustibili tradizionali
  • politiche di incentivazione non sempre coordinate e stabili nel tempo
  • scarsa informazione presso il pubblico e gli operatori
L’Italia vanta eccellenze nei distretti della distillazione e una consolidata tradizione agricola: tuttavia, gran parte del bioetanolo prodotto viene orientato prevalentemente ai comparti chimico e farmaceutico.
Le iniziative governative degli ultimi anni hanno previsto fondi per la riconversione sostenibile degli impianti di raffinazione e lo sviluppo di bioraffinerie innovative – come confermato da progetti pilota su scala industriale.
Il quadro europeo impone limiti e target precisi in termini di energia rinnovabile nei trasporti (RED II e successive direttive), ma la piena implementazione di queste misure è ancora lontana. La valorizzazione di sottoprodotti agricoli per uso carburante, come richiesto dal settore delle distillerie italiane, rappresenterebbe un importante fattore di crescita industriale, di impatto positivo sull'occupazione e sulla sostenibilità delle filiere territoriali.