Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Quanti sono gli italiani con criptovalute, chi sono, quante ne hanno e perchè le hanno comprate

di Marcello Tansini pubblicato il
italiani e criptovalute

Tra crescita, mercato e normativa, l'articolo analizza quanti italiani possiedono criptovalute, chi sono, quanto investono e i motivi delle loro scelte. Un quadro aggiornato della realtà crypto in Italia oggi.

Negli ultimi anni, il panorama finanziario italiano è stato caratterizzato dall’aumento dell’interesse verso gli asset digitali. Dalla scoperta delle prime criptovalute fino agli sviluppi attuali delle tecnologie blockchain, il settore ha visto l’emergere di nuove opportunità e la progressiva integrazione dei crypto-asset tra le scelte di investimento degli italiani. Sebbene il mercato nazionale abbia mostrato inizialmente una certa prudenza, la crescente presenza di exchange regolamentati e la maggiore chiarezza normativa hanno contribuito ad aumentare sia la fiducia degli investitori sia la consapevolezza sui rischi e sui vantaggi dei portafogli digitali.

Quanti sono gli italiani con criptovalute: numeri, tendenze e confronto europeo

Secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, 2,8 milioni di italiani detengono crypto-asset, che rappresentano circa il 7% della popolazione. Nonostante ciò, il Bel Paese evidenzia valori inferiori rispetto ad altre economie europee: in Germania la quota di detentori sfiora l’11%, in Spagna il 14% e in Francia il 9%. Questa differenza segnala un certo ritardo nell'adozione diffusa degli asset digitali, anche se un potenziale di crescita continua a esistere per gli anni a venire.

Il trend italiano mostra comunque una discreta dinamicità: l’11% dei consumatori si dichiara interessato all’acquisto futuro di attività digitali, una platea che potrebbe ampliare notevolmente la base degli investitori. Questo fenomeno è accentuato dal fatto che oltre metà dei potenziali nuovi ingressi non utilizza altri strumenti finanziari, confermando il ruolo delle cripto come porta d’accesso a inedite modalità di investimento.

Paese Quota possessori crypto
Italia 7%
Francia 9%
Germania 11%
Spagna 14%

La crescita europea del settore è trainata da una maggiore chiarezza normativa, dalla diffusione delle stablecoin e dalla tokenizzazione degli asset traditional. Il mercato italiano segue questo trend, seppur con una velocità inferiore ai principali partner continentali. Tuttavia, il rafforzamento delle infrastrutture regolamentari e l’aumento dell’offerta di servizi rappresentano segnali positivi destinati a consolidare questa nuova classe di asset tra le scelte degli investitori.

Chi sono gli investitori italiani: età, area geografica e tipologia di clientela

Il profilo medio dell’investitore italiano in asset digitali emerge chiaramente dai dati più recenti. La stragrande maggioranza degli utenti è costituita da persone fisiche (oltre il 99,9%), ma le differenze demografiche e territoriali presentano alcuni spunti interessanti.

  • Età: I giovani tra i 18 e i 29 anni costituiscono circa il 37% dei clienti, seguiti dalla fascia 30-39 anni (28%). Tuttavia, i portafogli più consistenti si riscontrano tra la Generazione X (40-60 anni), che insieme ai millennials rappresentano oltre l’85% dei saldi complessivi e delle operazioni di conversione. Questo segnala una particolare vivacità nelle fasce centrali della popolazione, che mostrano maggiore disponibilità di capitale e propensione alla diversificazione degli investimenti.
  • Area geografica: La distribuzione regionale evidenzia una forte concentrazione in Lombardia e Lazio. Il Nord Italia e l’estero sono invece le aree di maggiore presenza per le persone giuridiche.
  • Tipologia di clientela: Oltre alle persone fisiche, le persone giuridiche rappresentano una percentuale minima (0,1%), pur detenendo circa il 3% dei controvalori complessivi. Si tratta prevalentemente di soggetti attivi nei poli finanziari nazionali ed esteri.
Dal punto di vista sociologico, emergono nuove dinamiche generazionali, con le fasce più giovani in cerca di rendimenti alternativi e una presenza crescente di investitori maturi, attratti dalla possibilità di diversificare il proprio patrimonio extra-tradizionale. Questo mosaico fa emergere un mercato variegato, ancora sbilanciato su poche aree territoriali, ma con segnali di apertura verso una maggiore inclusività.

Quanto possiedono in media: valori, volumi e andamento dei portafogli crypto

I dati aggiornati sul valore dei portafogli digitali in Italia mostrano oscillazioni significative negli ultimi dodici mesi. Alla fine del secondo trimestre 2025, il numero di investitori attivi era pari a circa 1,4 milioni, con un valore totale di asset digitali detenuti prossimo a 1,9 miliardi di euro.

La media del valore detenuto a cliente si assesta su 1.413-1.600 euro circa, a seconda delle rilevazioni trimestrali più recenti. Nel corso del 2025 si è riscontrata una contrazione sia nel numero di investitori attivi che nel valore complessivo dei portafogli, in parte dovuta a una riduzione dei prezzi di mercato e alle novità fiscali che hanno inciso sulle strategie di mantenimento degli asset.

Periodo Numero di possessori Valore medio per cliente
Fine 2024 1.609.898 1.634 €
Marzo 2025 1.700.000 1.440 €
Giugno 2025 1.392.583 1.413 €

L’andamento trimestrale segnala anche un calo delle transazioni di conversione: nella prima metà del 2025 la media delle operazioni effettuate da ciascun cliente si è mantenuta tra 8 e 10 conversioni per trimestre, con importi compresi tra 200 e 250 euro per singola operazione. Mentre il valore medio gestito tende a diminuire, il mercato si caratterizza per una volatilità elevata e per la presenza di una base di utenti attivi, seppur ridotta rispetto ai picchi precedenti.

Perché gli italiani comprano criptovalute: motivazioni, opportunità e rischi

L’acquisto di crypto-asset risponde a diverse motivazioni, spesso legate al desiderio di diversificazione e alla ricerca di potenziali ritorni superiori agli strumenti finanziari tradizionali. Le principali leve che spingono gli utenti verso questi strumenti sono:

  • La curiosità verso l’innovazione tecnologica e la voglia di sperimentare nuove modalità di investimento;
  • La necessità di accesso facilitato ai mercati globali, senza l’obbligo di intermediari finanziari tradizionali;
  • La prospettiva di ottenere rendimenti superiori alla media, anche grazie alla possibilità di trading e staking;
  • La volatilità vista come opportunità di guadagno rapido.
Tuttavia, accanto alle opportunità emergono rischi significativi:
  • Sicurezza informatica, con il timore di attacchi agli exchange;
  • Oscillazioni di valore che espongono a rapide perdite di capitale;
  • Incertezze normative e cambiamenti fiscali che influenzano la gestione degli asset e la pianificazione fiscale.
Un elemento interessante è che una fetta consistente di nuovi investitori si affaccia per la prima volta al mondo finanziario proprio attraverso gli asset digitali, senza pregresse esperienze bancarie o in strumenti tradizionali. Questo contribuisce a rendere il settore vario, ma anche esposto alle vulnerabilità tipiche dei mercati emergenti.

Dove acquistano e operano: il ruolo dei grandi exchange e le dinamiche di mercato

L’attività di acquisto e gestione degli asset digitali si svolge prevalentemente attraverso i grandi exchange internazionali: circa il 92% degli utenti italiani opera su piattaforme di grandi dimensioni che concentrano quasi tutta la liquidità e il volume di operazioni, sia in termini di valute legali sia virtuali.

  • Il 97% dei saldi in euro e oltre il 70% delle valute digitali sono detenuti presso questi operatori;
  • Gli exchange con più di 50.000 clienti movimentano la maggioranza assoluta dei flussi tra euro e criptovalute;
  • La media delle transazioni per cliente resta elevata, segno di una considerevole fluidità nel mercato.
La tendenza alla concentrazione espone il settore a dinamiche di mercato fortemente influenzate dai comportamenti delle grandi piattaforme, incidendo sul grado di protezione degli investitori e sulle strategie di diversificazione. Solo una fetta residuale si appoggia a exchange medi o piccoli, segno di uno scenario ancora poco frammentato dal punto di vista dell'offerta.

Impatto della regolamentazione e della tassazione sul mercato italiano delle criptovalute

L’assetto normativo ha subito sostanziali cambiamenti nell’ultimo biennio, con impatti considerevoli sulla gestione dei portafogli digitali in Italia. Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 e l’aggiornamento 2026 hanno portato a:

  • Aumento della tassazione sulle plusvalenze dal 26% al 33% a partire dal 2026, riducendo l’appeal degli investimenti speculativi;
  • Introdotto l’obbligo di includere le criptovalute nella dichiarazione patrimoniale ai fini dell’ISEE, valorizzandole sulla base del controvalore al 31 dicembre o alla giacenza media;
  • Potenziamento dei sistemi di tracciamento grazie alla Direttiva Europea DAC 8 e al Regolamento MiCAR, con obbligo di identificazione fiscale dei clienti e scambio automatico delle informazioni tra autorità;
  • Affrancamento opzionale delle posizioni, mediante imposta sostitutiva, in vista della nuova aliquota prevista sulle plusvalenze.
Queste misure hanno avuto risvolti immediati: contrazione dei volumi, diminuzione degli operatori registrati, maggiore compliance degli investitori. Il raggiungimento di un equilibrio tra trasparenza, sicurezza e competitività resta un punto centrale nell’approccio normativo nazionale e comunitario.