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Chi c'è dietro la pubblicità virale sulle metro di Milano e Roma con animali squartati: chi l'ha fatta e perché (ed è una sorpresa)

di Marcello Tansini pubblicato il
Metro di Milano e Roma

Manifesti enigmatici con animali squartati hanno invaso le metro di Milano e Roma, suscitando dibattito e sconcerto. Dietro la scelta shock c'è un brand pronto a sorprendere.

Nelle stazioni delle metropolitane di Milano e Roma, è comparsa una serie di manifesti sconvolgenti che hanno catturato l'attenzione di migliaia di viaggiatori quotidiani. Le immagini, forti e senza mezzi termini, riproducevano animali sezionati come in una macelleria e sono state affisse senza alcun indizio sull'autore. L'assenza di un marchio e il contenuto graficamente impattante dei cartelloni hanno alimentato il mistero sulle intenzioni e sugli ideatori di questa campagna. Molti cittadini e utenti dei social si sono interrogati su quale fosse la logica e lo scopo dietro la scelta di utilizzare immagini così crude, generando una grande eco mediatica e sollevando immediatamente interrogativi etici e comunicativi.

La campagna scioccante: immagini crude e assenza di brand

Il cuore della campagna ha puntato tutto su un linguaggio visivo d'impatto. I manifesti raffiguravano corpi di mucche sezionate, disposte su fondali neutri tipici di una macelleria. Ad accrescere lo sbigottimento, non vi erano loghi, nomi di aziende o call to action, ma solo messaggi enigmatici come “Nessuno nasce vegano” o “È successo un macello”. L'estrema crudezza delle immagini, unite all'anonimato completo, ha creato una forte cortina di suspense tra cittadini e addetti ai lavori. In assenza di spiegazioni ufficiali, le ipotesi sono circolate tanto nei media quanto nelle conversazioni digitali. Alcuni vedevano un tentativo di denuncia sul consumo di carne, mentre altri sospettavano una provocazione fine a sé stessa.

La scelta di non associare alcun marchio ai manifesti ha dato vita ad una forma di “guerrilla marketing” che ha reso impossibile ignorare la presenza di queste immagini nel tessuto urbano, trasformando le banchine in luoghi di riflessione e discussione collettiva. La campagna ha trovato eco anche sulle piattaforme social, dove numerosi influencer hanno simulato perplessità sulle origini dei manifesti, contribuendo ad amplificare il mistero. La strategia comunicativa, basata sull'assenza di qualsiasi autore dichiarato, ha accentuato il senso di urgenza e dato impulso a un dibattito in merito ai limiti della comunicazione pubblicitaria quando entra nel territorio della provocazione visiva.

Chi è Kioene e la scelta sorprendente: dalla carne all'alimentazione vegetale

La rivelazione dell'autore di questa controversa campagna è arrivata solo in un secondo momento: dietro gli enigmatici manifesti si cela Kioene, azienda di origini venete, precedentemente nota come Gruppo Tonazzo, con radici profonde nel settore alimentare dal 1888. Storicamente, questa azienda ha costruito il proprio nome sulla vendita di carne, iniziando con una macelleria a Padova e crescendo fino a costituire una realtà riconosciuta nel panorama nazionale. Nel corso degli anni Novanta, il gruppo ha cominciato ad ampliare la propria offerta affiancando ai prodotti di carne una linea dedicata all'alimentazione vegetale.

Tuttavia, il cambio di rotta più significativo è avvenuto nel settembre 2024, quando venne annunciata la definitiva chiusura della produzione classica per dedicarsi esclusivamente a soluzioni a base vegetale, puntando su innovazione e responsabilità ambientale. Questa decisione, alquanto sorprendente per un marchio dalle radici centenarie nel settore delle carni, ha segnato una vera e propria svolta identitaria. Affidandosi a una comunicazione dal forte impatto emotivo, Kioene ha voluto raccontare la propria trasformazione: "Anche Kioene è nata onnivora", suggerendo una riflessione collettiva sulla possibilità di scegliere nuove direzioni, per aziende e consumatori, senza rinnegare la propria storia ma anzi valorizzandola come passaggio evolutivo.

Il significato della campagna: narrazione sull'evoluzione e scelte alimentari consapevoli

L'operazione mediatico-comunicativa ideata da Kioene si sviluppa come una vera e propria narrazione sull'evoluzione: la scelta di abbandonare la carne a favore di un'alimentazione vegetale diventa simbolo di una presa di coscienza e responsabilità. La campagna parte da un concetto identitario forte - il passato onnivoro dell'azienda - per sottolineare come sia possibile, per individui e imprese, ridefinire le proprie abitudini nel solco della consapevolezza ambientale e del benessere animale. Questa narrazione abbraccia la tematica del Veganuary, il mese dedicato a sensibilizzare il pubblico verso l'alimentazione vegan, suscitando una riflessione profonda sul legame tra tradizione, industria e innovazione.

Attraverso scelte linguistiche e visive estreme, Kioene intende stimolare la discussione su come nascono le abitudini alimentari e su quanto sia possibile modificarle attraverso scelte consapevoli, senza perdere la propria identità. L'azione comunicativa assume inoltre un chiaro intento pedagogico: l'azienda non si limita a promuovere i propri prodotti, ma invita a una più ampia riflessione sul rapporto tra consumatori, industria alimentare e impatti ambientali. I messaggi chiave si fanno portavoce di un cambiamento radicale, che non sia solo moda ma espressione di valori legati alla salute, alla sostenibilità e al rispetto per la vita degli animali.

Reazioni e dibattito sociale: come è stata accolta la pubblicità

La scelta di mostrare immagini tanto dirette ha generato reazioni contrastanti sia tra il pubblico generale che tra gli opinion leader di settore. Alcuni cittadini hanno manifestato disappunto per l'approccio ritenuto troppo esplicito e urtante, soprattutto in spazi pubblici frequentati anche da minori, altri invece l'hanno interpretata come una trovata brillante nell'ambito del marketing non convenzionale.

Sul fronte digitale, influencer e utenti dei social hanno rapidamente contribuito ad accendere il dibattito: da un lato, c'è chi ha sottolineato la necessità di porre limiti etici alla pubblicità, dall'altro chi ha evidenziato l'importanza di scuotere le coscienze su temi etici e ambientali. I media hanno riportato i diversi punti di vista, segnalando comunque come nel 2026 i nati vegani siano ormai una realtà più presente rispetto al passato, ridimensionando alcuni claim della campagna ma senza indebolirne la forza simbolica. L'utilizzo di influencer e la scelta di oscurare le immagini più forti in alcuni contesti mediatici, ha inoltre alimentato il senso di urgenza e la visibilità mediatica della campagna, ampliando la discussione ben oltre le città coinvolte.