Dai numeri chiave ai nuovi trend, il settore dei bar in Italia riflette cambiamenti economici, digitali e sociali. Tra scontrini medi, evoluzione dell’offerta, sfide e opportunità, uno spaccato significativo del Paese.
Gli esercizi pubblici rappresentano molto più di un semplice luogo dove consumare una bevanda: costituiscono una vera infrastruttura sociale che sostiene la quotidianità italiana. Quasi ogni centro abitato ne accoglie almeno uno, dimostrando quanto siano profondamente radicati nel tessuto urbano e nelle abitudini degli italiani. Queste attività sono considerate presìdi di identità locale, punti di riferimento per le relazioni e la socialità, spazi capaci di favorire l’integrazione e il benessere comunitario. Parallelamente, la funzione economica si esprime non solo attraverso i volumi di fatturato, ma anche generando opportunità occupazionali e contribuendo all’attrattività turistica. In un contesto di trasformazioni rapide, i dati più recenti illustrano come i bar riescano ancora oggi a mantenere un ruolo intramontabile nel rituale quotidiano, pur dovendo affrontare dinamiche nuove e sfide strutturali.
Il comparto dei bar in Italia offre una panoramica di straordinaria estensione e capillarità territoriale: 152.000 esercizi attivi presidiano città, paesi e quartieri per una presenza media di 14 ore al giorno, offrendo servizi sette giorni su sette. Il valore economico di questo settore è stato stimato in circa 24 miliardi di euro annui, con quasi 6 miliardi di visite registrate nel solo 2025. Un dato che testimonia l’attrattività e l’importanza del rito del bar durante l’intera giornata, con il 44% delle visite dedicate alla colazione e il 29% alle pause lavorative.
L’analisi Fipe-Confcommercio mette in luce però una fragilità legata allo scontrino medio: il ticket si attesta oggi intorno a 4,20 euro, evidenziando uno scenario in cui il modello di business deve far fronte ad importanti pressioni sulla redditività. Le difficoltà gestionali sono amplificate per i piccoli operatori indipendenti, ancora nettamente prevalenti rispetto alle catene.
Una panoramica ancora più approfondita sulle transazioni digitali rivela che lo scontrino medio per i pagamenti cashless nei bar è calato nel corso di cinque anni, passando da 17 euro nel 2021 a 11,1 euro nel 2025, con una contrazione del 35%. Questo fenomeno conferma la crescente abitudine agli acquisti digitali anche per somme ridotte, rendendo il pagamento con carta o smartphone una prassi naturale per la clientela, anche nella fascia mattutina tipica della colazione.
L’andamento progressivo dello scontrino medio evidenzia la necessità di individuare nuovi modelli di sostenibilità economica:
Il tessuto imprenditoriale italiano si contraddistingue per una prevalenza di attività indipendenti: circa 148.830 bar operano al di fuori di catene, su un totale di 152.650 esercizi. Questa dimensione familiare e locale consente un forte radicamento nei quartieri, ma espone anche a fragilità, come confermato dai dati degli ultimi periodi. Nei primi tre trimestri del 2025 si è registrato un saldo negativo di quasi 2.900 unità, con la chiusura di più locali rispetto alle nuove aperture. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni si assesta sul 53%, segnalando una certa difficoltà strutturale nel superamento delle prime fasi di avvio.
In parallelo, i modelli di esercizio si stanno trasformando:
L’apporto dei bar al mercato del lavoro è particolarmente significativo: nel 2025 il comparto impiega quasi 368.000 addetti, con circa il 59% di occupazione femminile e il 41% di personale under 30. Questa dinamica descrive un contesto in cui i giovani e le donne rappresentano una componente vitale, testimoniando il carattere inclusivo e la funzione di mobilità sociale del settore.
Sul fronte contrattuale, oltre metà dei dipendenti è assunta a tempo indeterminato, distinguendo il settore come area di offerta lavorativa relativamente stabile rispetto ad altri comparti dei servizi. La presenza di lavoratori stranieri si attesta al 21%, confermando la capacità del settore di favorire l’integrazione e di rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più diversificato.
L’accelerazione verso la digitalizzazione rappresenta una delle evoluzioni più evidenti nell’esperienza bar degli ultimi anni. Nel 2025 le transazioni digitali sono cresciute del 42%, con un picco del 44% nella fascia dalle 6 alle 10 del mattino, grazie alla colazione, scenario tradizionalmente dominato dal contante. Il cashless si è ormai radicato, con scontrini digitali che oggi rappresentano la modalità privilegiata anche per microimporti.
La diminuzione del valore medio dello scontrino digitale nei bar (ora attorno agli 11 euro, con punte minori in province come Bolzano) evidenzia come pagare con carta sia divenuto abitudine quotidiana, indipendentemente dall’importo. Questa pratica, oltre a riflettere un cambiamento sociale, implica per gli operatori la necessità di adottare sistemi di gestione semplici, integrati ed efficienti.
Le preferenze di consumo mostrano segnali di profondo dinamismo: la colazione resta centrale (44% delle visite), seguita dalle pause quotidiane (29%), con una solida domanda anche nei momenti dell’aperitivo (14%), pranzo (6%) e dopo cena (3-4%). Un modello che conferma il bar come snodo della giornata-tipo italiana.
Il crescente interesse dei consumatori verso proposte più ricercate si riflette nell’ampliamento dei menu, nell’introduzione di beverage a base di ingredienti stagionali e di qualità, e nella diffusione di specialità innovative come specialty coffee, cocktail analcolici e mixology tematiche.
Il segmento dei cocktail bar ha visto emergere nuove opportunità nonostante un contesto complesso: i locali urbani ben posizionati raggiungono fatturati medi fra 100.000 e 500.000 euro annui, con margini lordi sulle vendite che oscillano tra il 60% e l’80%. Lo scontrino medio per cliente varia tra 10 e 20 euro, emergendo resistenze psicologiche al prezzo superiori a questa soglia, ma con valori più alti per cocktail premium e proposte di mixology avanzata.
Gli scenari elaborati da FIPE e dagli operatori delineano una stagione di profondo ripensamento del modello bar. Le sfide più esplicite riguardano sostenibilità economica, formazione e capacità di leggere i cambiamenti nei consumi.