Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

La qualità di frutta, verdura, carne e cereali è davvero a rischio con il Mercosur? L'indagine del Corriere della Sera e Gabanelli

di Marcello Tansini pubblicato il
mercosur e rischi per qualità prodotti

L’accordo UE-Mercosur solleva dubbi sulla qualità di frutta, verdura, carne e cereali. L’inchiesta esamina rischi sanitari, differenze negli standard, etichettatura e l’impatto per i produttori italiani.

Un approfondimento giornalistico, realizzato da Milena Gabanelli e Francesco Tortora per il Corriere della Sera, nella nota e assai apprezzata rubrica Dataroom, ha puntato i riflettori sulle tante ombre e luci dell’intesa tra Unione Europea e blocco sudamericano del Mercosur. Secondo l’inchiesta, la recente firma dell’accordo a Paraguay ha scatenato un’ondata di preoccupazione tra gli agricoltori europei e acceso il dibattito su temi come qualità alimentare, sicurezza sanitaria e concorrenza. I produttori UE temono l’ingresso facilitato di alimenti a basso costo, potenzialmente trattati con sostanze vietate dai regolamenti europei e provenienti da filiere con standard divergenti quanto a benessere animale, uso di fitofarmaci e antibiotici.

Mentre Bruxelles esalta i vantaggi strategici di un’area di libero scambio capace di abbracciare quasi 720 milioni di persone e abbattere oltre il 90% dei dazi, i dubbi sollevati dall’indagine del Corriere riguardano la sostenibilità del sistema agroalimentare europeo. Il coinvolgimento diretto di associazioni come Coldiretti e Filiera Italia nella mobilitazione davanti al Parlamento europeo a Strasburgo testimonia quanto questo tema sia avvertito nella società italiana. L’articolo si distingue per autorevolezza e ampia documentazione, citando dati aggiornati, riferimenti normativi e pareri di esperti del settore, ponendo la massima attenzione sul tema della qualità degli alimenti e delle filiere coinvolte.

Che cos’è il Mercosur: numeri, protagonisti, obiettivi dello scambio

Il Mercosur, mercato comune dell’America meridionale, include Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, per un totale di circa 300 milioni di abitanti. Insieme all’Unione Europea, l’intesa recentemente siglata crea la più ampia area di libero scambio mondiale, toccando un valore complessivo del PIL di oltre 22 trilioni di dollari e coinvolgendo quasi 720 milioni di consumatori. L’obiettivo prioritario del trattato è eliminare gradualmente le tariffe doganali su oltre il 90% delle merci scambiate tra le due aree, generando un risparmio annuale stimato in 4 miliardi di euro per circa 60.000 imprese europee impegnate nell’export.

Il flusso commerciale si articola su più livelli:

  • L’Unione Europea esporta soprattutto macchinari, prodotti farmaceutici, beni industriali e chimici (con dazi tra il 15% e il 35%) per un valore annuo di 55,2 miliardi di euro.
  • Dall’America Latina arrivano soprattutto prodotti agroalimentari, minerali e idrocarburi, totalizzando 56 miliardi di importazioni.
L’UE rimane il più grande investitore nell’area Mercosur (390 miliardi di euro annui), ma negli ultimi venticinque anni ha visto diminuire la propria quota sui mercati locali dal 30% al 17%, lasciando spazio alla crescente influenza della Cina. L’accordo risponde anche all’esigenza di chiarire regole e procedure per uno scambio più trasparente, oltre che per garantire l’approvvigionamento di materie prime strategiche e ridurre la dipendenza da mercati extra-europei.

Impatto sulle importazioni agroalimentari: carne, cereali, ortofrutta, zucchero e miele

L’intesa tra UE e Mercosur avrà effetti diretti su importazioni di prodotti agroalimentari quali carne bovina, pollame, cereali, zucchero, miele e ortofrutta. Secondo i dati evidenziati nella ricerca giornalistica, il nuovo assetto commerciale prevede:

  • Carne bovina: riduzione del dazio al 7,5% per 99.000 tonnellate di carne importata (attualmente 20% su 90.000 t), quota pari all’1,6% del consumo europeo. Oltre tale soglia, l’aliquota resta tra il 40 e il 45%.
  • Pollame: zero dazi su 180.000 tonnellate, corrispondenti all’1,4% del consumo UE; oltre questa quantità è previsto un dazio specifico per il petto di pollo importato.
  • Zucchero: importazione senza tariffe fino a 190.000 tonnellate (1,2% del fabbisogno europeo).
  • Miele e riso: rispettivamente 45.000 e 60.000 tonnellate in ingresso agevolato.
  • Ortofrutta: esclusa da quote, dato il carattere stagionale e la deperibilità dei prodotti.
La sospensione temporanea della CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) sui fertilizzanti a base di ammoniaca e urea, chiesta dall’Italia, è stata un punto decisivo nella trattativa, con l’obiettivo di calmierare i costi produttivi. L’insieme di queste misure ha suscitato timori tra gli agricoltori, preoccupati da una possibile concorrenza a basso costo e da import massicci provenienti da filiere meno controllate. Tuttavia, i volumi autorizzati rappresentano una frazione limitata dei consumi complessivi dell’Unione e l’accordo prevede meccanismi di monitoraggio in grado di intervenire in caso di squilibri sui mercati interni.

Fitofarmaci, antibiotici e ormoni: lo scontro tra standard dell’UE e Paesi Mercosur

I livelli di sicurezza sanitaria e i criteri di produzione agroalimentare costituiscono uno degli elementi di maggiore preoccupazione per gli operatori europei. L’Unione Europea applica regolamenti rigorosi quanto a benessere animale, uso di fitofarmaci, antibiotici e ormoni nella produzione di alimenti. Tra i principali vincoli imposti dal quadro normativo europeo (Regolamento CE 396/2005 e successive integrazioni) figurano:

  • Divieto di antibiotici a scopo di crescita;
  • Limitazione drastica dei pesticidi;
  • Proibizione degli ormoni steroidei negli allevamenti.
Nei Paesi sudamericani, secondo i dati dell’indagine giornalistica, la situazione risulta più eterogenea e meno restrittiva: il 27% dei fitofarmaci impiegati in Brasile non è ammesso in UE; sono diffusi principi attivi vietati come amicarbazone, clorotalonil e novaluron. L’audit della Commissione UE nell’ottobre 2024 ha rilevato difficoltà nel garantire assenza di ormoni proibiti nelle carni bovine destinate al mercato europeo, in particolare per quanto riguarda sostanze come l’estradiolo-17ß.

La differenza strutturale negli standard è inoltre evidenziata dall’indagine Eurogroup for Animals, che mostra come sistemi di allevamento intensivi, benessere animale scarso e utilizzo massiccio di prodotti chimici siano frequenti nei principali esportatori Mercosur. Tali fattori contribuiscono a generare differenziali di costo e situazioni di potenziale concorrenza sleale sugli scaffali europei.

Trasparenza ed etichettatura: le sfide per informare il consumatore

Un elemento decisivo del nuovo panorama commerciale riguarda la corretta informazione e la tracciabilità degli alimenti. Le nuove regole impongono:

  • Obbligo di dichiarare il Paese di origine sulle etichette di ortofrutta, miele, uova, carne bovina, ovina, suina, caprina e pollame fresco.
  • Principio di precauzione: ogni prodotto importato deve essere conforme agli standard UE e può essere ritirato dal mercato in caso di rischio sanitario.
Persistono tuttavia alcune criticità: nel caso dei prodotti trasformati, come i preparati a base di carne avicola, se la lavorazione avviene in Italia, può apparire in etichetta la dicitura "prodotto in Italia" anche se la materia prima proviene dal Sud America. La regola, sostenuta dal codice doganale, è contestata dalle associazioni agricole per il rischio di indurre il consumatore in errore e alterare la concorrenza. Il dibattito rimane acceso anche sulla trasparenza dell’indicazione di origine delle miscele, soprattutto per l’olio d’oliva e i prodotti cerealicoli importati.

Le principali associazioni agricole chiedono maggiore chiarezza sulle etichette e la revisione delle regole sull’origine basate sull’ultima trasformazione, al fine di garantire scelte pienamente consapevoli e protezione dei prodotti italiani riconosciuti a livello internazionale.

Controlli, sicurezza alimentare e rischio per la salute: lo stato dell’arte

Anche se i regolamenti europei stabiliscono parametri rigorosi per la messa in commercio degli alimenti, le attuali procedure di controllo doganale appaiono insufficienti rispetto ai crescenti volumi di import. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, oggi viene controllato solo il 3% dei carichi in ingresso nei principali porti e valichi, mentre l’aumento previsto del 33% porterebbe la soglia solo al 4%. La richiesta delle organizzazioni è di rafforzare i controlli fino al 100% sugli alimenti provenienti da aree a rischio e dal Mercosur per tutelare la salute pubblica e assicurare condizioni di reciprocità rispetto agli standard UE.

Le indagini della Corte dei Conti UE evidenziano inoltre carenze nella tracciabilità di molte filiere, soprattutto per l’olio d’oliva e i cereali: l’utilizzo di tecnologie come i registri elettronici in Italia e Spagna rappresenta un modello avanzato, ma difficoltà permangono per i prodotti di miscelazione transfrontaliera. Il sistema attuale di controlli, lasciato spesso alla discrezione dei singoli Stati membri, rischia di produrre dinamiche al ribasso e lasciare scoperti punti sensibili del mercato.

Alla luce di ciò, la candidatura italiana a ospitare la sede della nuova Autorità doganale europea è sostenuta come passo strategico per consolidare il primato nazionale nella sicurezza alimentare e integrare i controlli lungo tutto il percorso delle importazioni.

Clausole di salvaguardia, reciprocità e gli interessi italiani

All’interno del trattato, clausole di salvaguardia attivabili quando l’aumento delle importazioni o la riduzione dei prezzi supera la soglia del 5% rappresentano un meccanismo di autobilanciamento. Si prevede che, in caso di emergenza, le indagini debbano concludersi entro quattro mesi, con la possibilità di misure provvisorie in 21 giorni.

L’Italia ha ottenuto alcune garanzie chiave: l’abbassamento della soglia d’intervento per le merci sensibili e la difesa delle specificità alimentari certificate, in primis le Dop e Igp. Tuttavia, le associazioni agricole continuano a esprimere insoddisfazione per la lentezza degli strumenti di verifica e il rischio che le violazioni delle regole vengano riconosciute solo dopo lunghi periodi, lasciando spazio a danni economici non recuperabili.

Un ulteriore punto di attrito riguarda il principio della reciprocità negli standard di produzione: per proteggere imprese e consumatori, si richiede che ai produttori Mercosur vengano imposti gli stessi vincoli ambientali, sanitari e normativi vigenti per gli operatori europei. Il principio di reciprocità – sottolineato più volte nelle trattative – resta centrale per la sostenibilità dell’accordo.

Rischi, opportunità e vigilanza sulle filiere

Il recente accordo tra UE e Paesi sudamericani offre opportunità commerciali ma apre questioni di rilievo sulla qualità della carne, dei cereali e dell’ortofrutta importati. Se da un lato la liberalizzazione delle tariffe promette benefici per le esportazioni europee e un rafforzamento della posizione industriale italiana, dall’altro restano essenziali una vigilanza costante, l’adeguatezza dei controlli e l’equità delle condizioni di mercato per evitare l’ingresso di alimenti a minori garanzie sanitarie.

Come mette in luce l’indagine citata, la sfida risiede nell’equilibrare obiettivi di crescita e tutela della salute, assicurando trasparenza ai consumatori e salvaguardando la reputazione delle filiere agroalimentari italiane. Solo una rigorosa applicazione delle regole e il rafforzamento della collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini potranno sostenere la qualità e la sicurezza alimentare in Europa nel nuovo scenario globale.