L’accordo UE-Mercosur solleva dubbi sulla qualità di frutta, verdura, carne e cereali. L’inchiesta esamina rischi sanitari, differenze negli standard, etichettatura e l’impatto per i produttori italiani.
Un approfondimento giornalistico, realizzato da Milena Gabanelli e Francesco Tortora per il Corriere della Sera, nella nota e assai apprezzata rubrica Dataroom, ha puntato i riflettori sulle tante ombre e luci dell’intesa tra Unione Europea e blocco sudamericano del Mercosur. Secondo l’inchiesta, la recente firma dell’accordo a Paraguay ha scatenato un’ondata di preoccupazione tra gli agricoltori europei e acceso il dibattito su temi come qualità alimentare, sicurezza sanitaria e concorrenza. I produttori UE temono l’ingresso facilitato di alimenti a basso costo, potenzialmente trattati con sostanze vietate dai regolamenti europei e provenienti da filiere con standard divergenti quanto a benessere animale, uso di fitofarmaci e antibiotici.
Mentre Bruxelles esalta i vantaggi strategici di un’area di libero scambio capace di abbracciare quasi 720 milioni di persone e abbattere oltre il 90% dei dazi, i dubbi sollevati dall’indagine del Corriere riguardano la sostenibilità del sistema agroalimentare europeo. Il coinvolgimento diretto di associazioni come Coldiretti e Filiera Italia nella mobilitazione davanti al Parlamento europeo a Strasburgo testimonia quanto questo tema sia avvertito nella società italiana. L’articolo si distingue per autorevolezza e ampia documentazione, citando dati aggiornati, riferimenti normativi e pareri di esperti del settore, ponendo la massima attenzione sul tema della qualità degli alimenti e delle filiere coinvolte.
Il Mercosur, mercato comune dell’America meridionale, include Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, per un totale di circa 300 milioni di abitanti. Insieme all’Unione Europea, l’intesa recentemente siglata crea la più ampia area di libero scambio mondiale, toccando un valore complessivo del PIL di oltre 22 trilioni di dollari e coinvolgendo quasi 720 milioni di consumatori. L’obiettivo prioritario del trattato è eliminare gradualmente le tariffe doganali su oltre il 90% delle merci scambiate tra le due aree, generando un risparmio annuale stimato in 4 miliardi di euro per circa 60.000 imprese europee impegnate nell’export.
Il flusso commerciale si articola su più livelli:
L’intesa tra UE e Mercosur avrà effetti diretti su importazioni di prodotti agroalimentari quali carne bovina, pollame, cereali, zucchero, miele e ortofrutta. Secondo i dati evidenziati nella ricerca giornalistica, il nuovo assetto commerciale prevede:
I livelli di sicurezza sanitaria e i criteri di produzione agroalimentare costituiscono uno degli elementi di maggiore preoccupazione per gli operatori europei. L’Unione Europea applica regolamenti rigorosi quanto a benessere animale, uso di fitofarmaci, antibiotici e ormoni nella produzione di alimenti. Tra i principali vincoli imposti dal quadro normativo europeo (Regolamento CE 396/2005 e successive integrazioni) figurano:
La differenza strutturale negli standard è inoltre evidenziata dall’indagine Eurogroup for Animals, che mostra come sistemi di allevamento intensivi, benessere animale scarso e utilizzo massiccio di prodotti chimici siano frequenti nei principali esportatori Mercosur. Tali fattori contribuiscono a generare differenziali di costo e situazioni di potenziale concorrenza sleale sugli scaffali europei.
Un elemento decisivo del nuovo panorama commerciale riguarda la corretta informazione e la tracciabilità degli alimenti. Le nuove regole impongono:
Le principali associazioni agricole chiedono maggiore chiarezza sulle etichette e la revisione delle regole sull’origine basate sull’ultima trasformazione, al fine di garantire scelte pienamente consapevoli e protezione dei prodotti italiani riconosciuti a livello internazionale.
Anche se i regolamenti europei stabiliscono parametri rigorosi per la messa in commercio degli alimenti, le attuali procedure di controllo doganale appaiono insufficienti rispetto ai crescenti volumi di import. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, oggi viene controllato solo il 3% dei carichi in ingresso nei principali porti e valichi, mentre l’aumento previsto del 33% porterebbe la soglia solo al 4%. La richiesta delle organizzazioni è di rafforzare i controlli fino al 100% sugli alimenti provenienti da aree a rischio e dal Mercosur per tutelare la salute pubblica e assicurare condizioni di reciprocità rispetto agli standard UE.
Le indagini della Corte dei Conti UE evidenziano inoltre carenze nella tracciabilità di molte filiere, soprattutto per l’olio d’oliva e i cereali: l’utilizzo di tecnologie come i registri elettronici in Italia e Spagna rappresenta un modello avanzato, ma difficoltà permangono per i prodotti di miscelazione transfrontaliera. Il sistema attuale di controlli, lasciato spesso alla discrezione dei singoli Stati membri, rischia di produrre dinamiche al ribasso e lasciare scoperti punti sensibili del mercato.
Alla luce di ciò, la candidatura italiana a ospitare la sede della nuova Autorità doganale europea è sostenuta come passo strategico per consolidare il primato nazionale nella sicurezza alimentare e integrare i controlli lungo tutto il percorso delle importazioni.
All’interno del trattato, clausole di salvaguardia attivabili quando l’aumento delle importazioni o la riduzione dei prezzi supera la soglia del 5% rappresentano un meccanismo di autobilanciamento. Si prevede che, in caso di emergenza, le indagini debbano concludersi entro quattro mesi, con la possibilità di misure provvisorie in 21 giorni.
L’Italia ha ottenuto alcune garanzie chiave: l’abbassamento della soglia d’intervento per le merci sensibili e la difesa delle specificità alimentari certificate, in primis le Dop e Igp. Tuttavia, le associazioni agricole continuano a esprimere insoddisfazione per la lentezza degli strumenti di verifica e il rischio che le violazioni delle regole vengano riconosciute solo dopo lunghi periodi, lasciando spazio a danni economici non recuperabili.
Un ulteriore punto di attrito riguarda il principio della reciprocità negli standard di produzione: per proteggere imprese e consumatori, si richiede che ai produttori Mercosur vengano imposti gli stessi vincoli ambientali, sanitari e normativi vigenti per gli operatori europei. Il principio di reciprocità – sottolineato più volte nelle trattative – resta centrale per la sostenibilità dell’accordo.
Il recente accordo tra UE e Paesi sudamericani offre opportunità commerciali ma apre questioni di rilievo sulla qualità della carne, dei cereali e dell’ortofrutta importati. Se da un lato la liberalizzazione delle tariffe promette benefici per le esportazioni europee e un rafforzamento della posizione industriale italiana, dall’altro restano essenziali una vigilanza costante, l’adeguatezza dei controlli e l’equità delle condizioni di mercato per evitare l’ingresso di alimenti a minori garanzie sanitarie.
Come mette in luce l’indagine citata, la sfida risiede nell’equilibrare obiettivi di crescita e tutela della salute, assicurando trasparenza ai consumatori e salvaguardando la reputazione delle filiere agroalimentari italiane. Solo una rigorosa applicazione delle regole e il rafforzamento della collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini potranno sostenere la qualità e la sicurezza alimentare in Europa nel nuovo scenario globale.