Il settore del commercio e del terziario si confronta nel 2026 con una serie di cambiamenti decisivi legati sia al rinnovo del contratto collettivo nazionale che agli interventi fiscali introdotti con l’ultima Manovra finanziaria. L’obiettivo delle nuove misure è duplice: rilanciare il potere d’acquisto dei lavoratori e aumentare la competitività delle imprese, in risposta all’inflazione e alle trasformazioni dell’economia digitale. Si registra così un intreccio di interventi che riguardano incrementi salariali, revisioni delle regole contrattuali e un forte impulso alla detassazione di alcune voci retributive, insieme a riforme che toccano la previdenza e le agevolazioni accessorie.
Aumenti contrattuali: incremento dei minimi tabellari nel CCNL Commercio e Terziario 2026
Il rinnovo 2026 del contratto collettivo nazionale nel commercio e nel terziario si distingue per un significativo incremento dei minimi tabellari. Il nuovo accordo prevede un aumento medio del 13,61% distribuito su tre scaglioni di erogazione:
- un primo adeguamento automatico all’entrata in vigore del CCNL
- un secondo incremento dal 1° luglio 2026
- un terzo scatto dal 1° marzo 2027.
L’accordo
risponde alle esigenze espresse dalle parti sociali rispetto alla necessità di recuperare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni e di sostenere i redditi nel contesto di un’inflazione ancora percepita come significativa.
I dati Istat, infatti, indicano per il biennio 2025-2026 un rialzo medio delle retribuzioni che supera il tasso d’inflazione, realizzando un recupero graduale sulle paghe contrattuali reali, anche se il ritmo di crescita resta prudente. L’incremento dei minimi tabellari si presenta come un elemento centrale per il rafforzamento delle condizioni dei lavoratori in settori ad alto impiego e tradizionalmente esposti ai cambiamenti economici.
Le nuove regole: sistema di classificazione, fungibilità orizzontale e rafforzamento dei contratti a termine
Tra le innovazioni normative più rilevanti del CCNL commercio e terziario figurano l’aggiornamento del sistema di classificazione e l’introduzione di principi moderni in materia di gestione della forza lavoro. Il contratto:
- Rivede il sistema di classificazione aggiornando ruoli e profili professionali in linea con l’evoluzione dei servizi e l’avvento delle nuove tecnologie
- Introduce la fungibilità orizzontale, offrendo la facoltà di impiegare il personale su più mansioni affini allo stesso livello, per rispondere in modo più tempestivo alle esigenze operative, senza modificare l’inquadramento formale del lavoratore
- Rafforza la regolamentazione dei contratti a termine: in presenza di specifiche e documentabili causali, è ora possibile estendere la durata superiore ai 12 mesi, in particolare per gestire attività legate a picchi stagionali, fiere, festività o lavorazioni strettamente legate a cicli produttivi intensificati anche senza chiusure annuali
L’insieme di queste misure
va nella direzione di promuovere la flessibilità organizzativa, ma richiede alle imprese un uso trasparente e documentato delle nuove facoltà. La revisione dei profili professionali e il rafforzamento delle causali per i contratti a termine sono stati concepiti per
prevenire un utilizzo improprio della flessibilità e al tempo stesso favorire una migliore gestione dei picchi di lavoro senza ricorrere a posizioni precarie non tutelate.
Detassazione degli aumenti e delle voci accessorie: stipendi, straordinari, premi e lavoro notturno
Nell’ambito delle importanti misure fiscali e retributive introdotte con la Manovra 2026 spiccano in particolare:
- Gli aumenti retributivi pattuiti a seguito dei rinnovi del periodo 2024-2026 sono soggetti a una imposta sostitutiva del 5%, nettamente inferiore rispetto all’ordinaria IRPEF. Il beneficio si applica ai dipendenti del settore privato con redditi da lavoro dipendente non superiori a 33.000 euro nel 2025. Secondo la relazione tecnica alla manovra, oltre 3,8 milioni di lavoratori potranno usufruirne.
- Premi di risultato e partecipazione agli utili vedono una tassazione agevolata all’1% per importi fino a 5.000 euro annui, estendendo il vantaggio a una platea di circa 250.000 lavoratori rispetto alla disciplina previgente che fissava il limite a 3.000 euro e l’aliquota al 5%.
- Lavoro notturno, festivo e straordinari: per i dipendenti privati con reddito non superiore a 40.000 euro, sulle maggiorazioni e indennità si applica una cedolare secca del 15% fino al limite di 1.500 euro annui. Sono esclusi dalla misura i dipendenti di esercizi di somministrazione alimenti/bevande e del turismo, cui resta confermato un trattamento integrativo del 15% sulle retribuzioni lorde per lavoro straordinario e notturno nei festivi.
Queste misure
rafforzano la convenienza economica del lavoro straordinario e incentivano la stipulazione dei rinnovi contrattuali, promuovendo una redistribuzione più equa delle risorse e riducendo la pressione fiscale sui lavoratori, aumentando direttamente il loro reddito netto disponibile.
Altre novità e agevolazioni: buoni pasto, incentivi alle assunzioni e previdenza complementare
Il quadro 2026 si arricchisce di ulteriori disposizioni a beneficio di lavoratori e aziende:
- Buoni pasto elettronici: il valore esentasse sale a 10 euro giornalieri (resta a 4 euro per i cartacei), allineando l’Italia alle principali esperienze europee e incentivando l’uso della versione elettronica. Questo incremento si traduce in un vantaggio netto in termini di welfare aziendale e maggiore potere d’acquisto.
- Incentivi per nuove assunzioni: vengono confermati o prorogati i meccanismi di decontribuzione per i datori di lavoro che assumono giovani under 35 o donne con almeno tre figli minori, anche a tempo determinato, con esonero totale dei contributi fino a 8.000 euro annui (riparametrati su base mensile), esclusi i premi dovuti all’Inail e con durate variabili in base al tipo di contratto e conversioni a tempo indeterminato.
- Previdenza complementare: dal 1° luglio 2026, i neoassunti che non abbiano mai avuto precedenti rapporti di lavoro saranno automaticamente iscritti al fondo di previdenza di categoria previsto dal CCNL o, in assenza, al fondo residuale. Il lavoratore potrà revocare l’iscrizione entro 60 giorni dall’assunzione. Novità analoghe sono previste per i lavoratori già occupati, con obbligo del datore di lavoro di fornire informativa sugli accordi applicabili.
Impatto sulle buste paga e previsioni per il potere d’acquisto nel 2026
L’insieme delle novità introdotte a partire dal 2026 determina
modifiche significative sulle buste paga dei lavoratori del commercio e del terziario. Gli aumenti dei minimi tabellari, uniti alle misure di detassazione, si traducono in una crescita del netto percepito, particolarmente per i livelli retributivi medio-bassi.
| Voce |
Effetto sul netto |
| Incremento minimi tabellari |
+13,61% su tre scaglioni |
| Aumenti retributivi detassati (5%) |
Bene?cio per redditi fino a 33.000 euro (2025) |
| Premi produttività all’1% |
Vantaggio fino a 5.000 euro annui |
| Lavoro notturno/festivo detassato |
Aliquota agevolata al 15% fino a 1.500 euro |
| Buoni pasto elettronici |
Quota esente fino a 10 euro/giorno |
I principali istituti economici stimano per il 2026 un aumento medio delle retribuzioni contrattuali del 2,4%, valore che consente almeno una parziale copertura della crescita dei prezzi, dopo un biennio caratterizzato da un recupero molto graduale delle paghe reali. L’ulteriore riduzione dell’aliquota IRPEF sul secondo scaglione, ora al 33%, comporta inoltre un risparmio fiscale diretto che si aggiunge agli effetti delle novità contrattuali.
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