Chi decide davvero spese e investimenti nelle famiglie italiane? Reddito, età, competenze finanziarie e composizione del nucleo influenzano scelte ancora segnate da stereotipi, ma sempre più condivise.
Gli uomini dichiarano di occuparsi più spesso degli investimenti familiari, mentre le donne risultano più presenti nella gestione della spesa quotidiana: il 55% degli uomini indica di avere un ruolo negli investimenti, contro il 43% delle donne che si riconosce la responsabilità della spesa di tutti i giorni. La fotografia, però, non coincide più con il vecchio modello del “capofamiglia finanziario”. Una rilevazione più recente mostra che il 44% delle donne considera le decisioni economiche della coppia pienamente condivise, contro il 34% degli uomini.
Il quadro, letto nel suo insieme, è meno netto di quanto suggeriscano le singole percentuali. La gestione del presente resta più femminile, soprattutto quando entrano in gioco acquisti, bollette e bilancio domestico. Le decisioni che servono a costruire patrimonio nel tempo continuano invece a registrare una partecipazione maschile maggiore. Tra i due ambiti si è aperto però uno spazio comune: si parla di denaro, si dividono i conti e alcune scelte vengono prese insieme.
I dati sul 55% degli uomini coinvolti negli investimenti e sul 43% delle donne responsabili della spesa quotidiana arrivano da una ricerca commissionata da KRUK Italia in occasione della prima Giornata Senza Debiti, diffusa nel 2023. L’indagine prendeva in esame il rapporto degli italiani con il denaro, i debiti, il risparmio e la gestione delle uscite familiari.
Il riepilogo pubblico non mette però a disposizione tutti gli elementi tecnici che servirebbero per valutare un sondaggio in modo completo. Non sono indicati con chiarezza il numero dei partecipanti, il periodo preciso della raccolta dei dati e il metodo di campionamento. Il dato va quindi letto per quello che descrive, senza attribuirgli una precisione che la documentazione disponibile non consente di verificare.
La percentuale del 44% contro il 34% proviene invece da una ricerca sulla finanza di coppia presentata da Moneyfarm nel 2026. Qui la domanda non riguarda soltanto chi paga una determinata voce o chi prende una singola decisione. Misura piuttosto come i partner percepiscono la gestione economica della relazione.
La stessa analisi riferisce che il 27% delle coppie non possiede alcuna attività finanziaria in comune. Tra quelle che hanno scelto una gestione condivisa vengono utilizzati, in media, 2,4 strumenti sui sette presi in considerazione. Tra questi rientrano il conto comune, i risparmi condivisi, la pianificazione degli acquisti e gli investimenti.
Le percentuali non vanno sommate e non possono essere trattate come se derivassero dallo stesso campione. La prima ricerca descrive la divisione dei compiti fra spese e investimenti; la seconda rileva quanto la coppia percepisca la propria organizzazione economica come paritaria. Il confronto aiuta a leggere il cambiamento, ma richiede cautela: le domande sono diverse, gli anni non coincidono e probabilmente differiscono anche i campioni.
Con l’espressione spesa quotidiana si intendono normalmente gli acquisti alimentari e i prodotti per la casa. Vi rientrano anche le spese scolastiche ordinarie, l’abbigliamento dei figli, i piccoli interventi domestici e le uscite che si ripetono ogni mese. Il perimetro comprende il controllo delle bollette, la scelta del supermercato, la verifica delle offerte e la distribuzione del denaro fino alla fine del mese.
È un lavoro meno evidente della firma di un mutuo o della scelta di un fondo, ma impone un controllo continuo. Bisogna sapere quanto entra sul conto, quali pagamenti sono già previsti e quale margine rimane per un imprevisto. Anche i desideri hanno un costo, e spesso devono trovare posto nello stesso budget.
Per questo il 43% delle donne che si definisce responsabile della spesa quotidiana non sta descrivendo soltanto l’atto materiale di fare acquisti. La percentuale rimanda a una forma di lavoro economico distribuita lungo tutta la settimana, fatta di scelte piccole ma ripetute e di verifiche che raramente compaiono nelle statistiche sugli investimenti.
La responsabilità di questo ambito può dipendere da condizioni molto concrete:
Gli investimenti obbediscono a una logica diversa da quella della spesa corrente. Possono comprendere l’acquisto di titoli di Stato, azioni, obbligazioni, fondi comuni, ETF e polizze con componente finanziaria. Nello stesso insieme rientrano i piani pensionistici e gli immobili acquistati con finalità di rendimento. Anche lasciare una somma su un conto deposito o destinare il risparmio a un progetto di lungo periodo fa parte della pianificazione patrimoniale.
Il 55% degli uomini che dichiara di essere coinvolto negli investimenti può essere messo in relazione con alcune caratteristiche già rilevate nelle statistiche italiane sulla cultura finanziaria. Il rapporto Istat che utilizza l’impostazione OCSE misura conoscenze, comportamenti e atteggiamenti finanziari attraverso una scala da 1 a 21. Nell’ultima analisi disponibile su questo indicatore, riferita al 2021, il livello medio risultava più alto tra gli uomini, tra le persone di età compresa fra 35 e 44 anni e tra i residenti nel Centro rispetto a quelli del Mezzogiorno.
Questo non significa che la maggiore presenza maschile negli investimenti dipenda necessariamente da una maggiore disponibilità economica. Entrano in gioco la partecipazione al mercato del lavoro, la continuità delle carriere, la proprietà degli immobili e la familiarità con banche e intermediari. Conta anche l’accesso alle informazioni finanziarie.
Il reddito personale incide sulla possibilità di assumere rischio. Chi ha entrate più alte o più regolari può destinare una quota maggiore al lungo periodo senza compromettere le spese ordinarie. Chi dispone di risorse più limitate, oppure vive una situazione lavorativa discontinua, può avere bisogno di mantenere maggiore liquidità.
La distanza si vede anche nelle pensioni complementari. Le carriere femminili sono più spesso discontinue e la retribuzione media è più bassa; entrambe le condizioni riducono la capacità di versare con regolarità. Ne può risultare una minore accumulazione finanziaria autonoma, con effetti sulle decisioni del presente e sulla protezione economica futura.
Il 44% delle donne che descrive la gestione economica come pienamente condivisa, contro il 34% degli uomini, mette in discussione l’immagine della coppia divisa tra una persona che pensa alla casa e un’altra che pensa ai soldi. La differenza nelle risposte può anche riflettere una diversa lettura dello stesso rapporto.
Una donna può considerare condivisa una scelta discussa insieme, anche se poi soltanto uno dei partner la esegue. Un uomo, invece, può definire condivisa soltanto una decisione firmata o realizzata da entrambi. Le percentuali, dunque, descrivono anche il modo in cui ciascuno interpreta la partecipazione economica.
La gestione condivisa non richiede che ogni euro venga speso da tutti e due. Può essere organizzata con strumenti differenti:
La condivisione dichiarata, quindi, non coincide automaticamente con un patrimonio comune organizzato. Si può discutere delle decisioni economiche senza avere un conto cointestato, oppure mantenere conti separati e stabilire insieme gli obiettivi principali:
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Ambito della gestione |
Dato disponibile |
Anno |
|
Uomini coinvolti negli investimenti |
55% |
2023 |
|
Donne responsabili della spesa quotidiana |
43% |
2023 |
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Donne che indicano una gestione pienamente condivisa |
44% |
2026 |
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Uomini che indicano una gestione pienamente condivisa |
34% |
2026 |
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Coppie senza attività finanziarie comuni |
27% |
2026 |
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Investimenti comuni tra le coppie analizzate |
28% |
2026 |
La famiglia italiana non ha una forma unica. Una coppia giovane senza figli può distribuire il denaro in modo molto diverso da un nucleo con due minori, da una coppia di pensionati o da una famiglia monogenitoriale. Il numero dei componenti modifica le spese fisse, la capacità di accantonamento e la quantità di liquidità necessaria per affrontare gli imprevisti.
Quando arrivano i figli, la spesa corrente tende ad avere un peso maggiore. Alimentazione, scuola, trasporti, salute, attività sportive e assistenza possono ridurre lo spazio destinato agli investimenti. In una famiglia con redditi elevati, però, la presenza dei figli può portare a una pianificazione più strutturata, per esempio attraverso un piano pensionistico o un accantonamento per l’università.
L’età modifica a sua volta la propensione al rischio. In teoria, un lavoratore giovane ha davanti a sé un orizzonte più lungo; una persona vicina alla pensione può preferire stabilità e liquidità. L’età anagrafica non basta comunque a spiegare una scelta: contano i debiti, il patrimonio già accumulato, la salute, il reddito futuro e le persone a carico.
I dati Istat sulla situazione economica mostrano che reddito, istruzione, occupazione e struttura familiare sono dimensioni strettamente legate. Un livello di istruzione più alto può facilitare l’accesso alle informazioni finanziarie, ma non cancella le differenze di reddito o di tempo disponibile. La partecipazione femminile alle decisioni economiche può aumentare anche quando la somma effettivamente investibile resta più bassa.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...